«Fermateli!». Avrei voluto gridare tutto il mio disappunto contro l’ennesima esibizione corale di un sud malato. Donne, preti, bambini, familiari, sostenitori ma con più diritti degli altri. Il brutto sud si ripresenta al mondo coi funerali di Pino Daniele. Artista di buon livello – spiace per la sua morte, in quelle circostanze quasi assurde poi – sopravvalutato come qualsiasi cosa qui in una terra ove per ogni nulla trovi un poetucolo con canzonetta in borsa. Il mercato dell’autoflagellazione e della violenza contro se stessi, perfino contro i propri sentimenti è la prima fonte di guadagno in questi luoghi privi di qualsiasi forma di grazia. Oltreché di pietà.

«Fermateli!». Perché sanno quello che fanno. Conoscono l’arte dell’esibizione. Quell’inutile mostrarsi di un popolo, con clan e tribù, che non esiste né esisterà. I nemici dei meridionali sono i meridionali contrari alla verità. Luoghi orrendi con clima infausto come paradisi dell’umanità e tutti a raccogliere gli scarsi dividendi come blatte lontane dalla luce. Tutti a spingere sulla cultura di un sud debole, violento, rozzo e ignorante – circa la “bellezza” occorrerebbe un serio viaggio in Europa per farsene un’idea. Si partì con un sud sintesi di ogni difetto – orrore compreso – e si è arrivati col sud speranza del mondo, luogo naturale per turisti. Mercato delle parole, prima di tutto. Sud destinato a sprofondare ancora più in basso. Ivanhoe Lo Bello vice di Confindustria ha parlato chiaro: l’asse del mondo si è spostato in Africa e in India, nei prossimi vent’anni il Mediterraneo tornerà protagonista. La Sicilia ce la farà? Quante ne raccontano di balle! Basterebbe iniziare da qui: c’è chi parla di fascismo come regime ideale. In Sicilia, specialmente.

La furbizia delle “idee”. Per un sud che non può non deludere si sono inventati la locuzione «rapporto amore-odio». Così per Pino Daniele così per gli altri. Quando non si riesce a dire la verità ci si rifugia nelle frasi fatte. Amore-odio per il sud. Raccontatela giusta: luoghi invivibili, gente insopportabile. Primo comandamento: aver paura dell’altro. Altro che tolleranza, altro che “modello Sicilia”, caro Crocetta.

Sud? Ma facitece o piacere.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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