C’era una volta il teatro “Bellini”, ovviamente c’è ancora anche se messo male (eufemismo). Sabato 11 ottobre quello che pomposamente viene definito il “tempio della cultura” catanese – l’interno è delizioso nulla da dire, l’esterno polvere di cacao è degno di una città mediocre – è stato trasformato in un baretto da stabilimento balneare. Tutta colpa di una roba che francamente non saprei descrivere. Una sorta di gara di equilibristi che danzavano sopra un filo elastico sospeso tra i balconi di via Michele Rapisardi; iniziata alle sei del pomeriggio e animata da una sorta di microfonato Dj la cui postazione si trovava nel foyer del “Bellini”. Piazza Vincenzo Bellini era gremita di giovani e giovinastri che pilotavano gli sguardi al cielo. L’ingresso del teatro invece era adibito a luogo di rinfresco con tanto di prodotti marchiati Red Bull, maxisponsor della manifestazione.

Da frequentatore del teatro – da oggi in poi: teatro “Red Bull” – non posso non condannare il fatto che l’unico vero spazio dedicato alla bellezza – non parliamo di cultura, per carità – venga invaso dal circo creato attorno a quattro saltimbanchi (dell’anima loro). Mi chiedo se quello fosse l’unico luogo possibile per organizzare manifestazioni del genere. La risposta non può non essere negativa. Perché l’amministrazione comunale ha compiuto questa scelta? Da catanese per sbaglio invece, che non ama e non ha mai amato una città povera e malfatta, non posso non commentare con accenti rassegnati: questa città ha quel che si merita. I cittadini pure. Con la scusa di valorizzare il centro, non più di due piazze e poche strade limitrofe sature di commercianti, prostituti e prostitute, col pretesto di volersi accanire a scopo terapeutico su una stanca movida, con la scusa di portar via due soldi ai turisti o di pubblicizzare questo o quel prodotto, si cede alla legge del caos. “Il carnevale avanza” replicherebbe un discepolo di Nietzsche. In una città maleducata e caotica di suo si sfiorano, infine, livelli inaccettabili.

E i droni stanno a guardare, come disse il Dj belliniano. Quella sera, anch’egli col naso all’insù.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

Post correlati

Scrivi