Marco Iacona  –

 

Catania, 24 gennaio. I Lions, distretto 108 Yb Sicilia, organizzano una giornata dedicata all’accoglienza. Il titolo: “Accoglienza in Italia, quale politica per l’immigrazione? Sul pieghevole che illustra il programma di giornata in mostra l’art. 14 (1) della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”: Ogni individuo ha il diritto di cercare e godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni. Tre le linee guida per azioni umanitarie non di facciata, così si legge. Soccorrere chi è in pericolo, affrontare le cause dell’immigrazione clandestina e avviare partnership operative.

Il comitato sociale Lions è di “Accoglienza e lotta contro le schiavitù nel mondo”. Il delegato Francesco Bizzini coordina il lavori. Tra ospiti e relatori: Giacomo Pignataro, rettore dell’Università; Maria Guia Federico, prefetto di Catania; Carlo Colloca, docente di Analisi sociologica; Laurens Jolles, rappr. commissariato Onu rifugiati; Federico Soda, direttore uff. coord. per il Mediterraneo – organizzazione internazionale per le migrazioni; Roberto Zaccaria, presidente cons. italiano per i rifugiati; contrammiraglio Roberto Camerini, comandante marittimo Sicilia; Vincenzo Serpotta, sostituto procuratore; Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente cons. naz. Anci; Mario Morone, capo dipartimento per le libertà civili e immigraz. Ministero degli interni; Salvatore Ingrassia, governatore distretto Lions 108 Yb.

Ce n’è per tutti. Ospite d’onore cercato e “ricercato” da giornalisti, colleghi e adetti ai lavori Fabrizio Pulvirenti, medico guarito da Ebola da quasi un mese. Nonostante “Candelore d’oro” e festival di Sanremo, il “picciotto” (con affetto) fatto di barba bianca e occhiali non dimentica la socratica mortalità e si presenta in aula magna oltre l’orario d’inizio. Non è riuscito a trovare parcheggio. Appuntiamo simbolica medaglia: non immaginiamo che urli in faccia a un malcapitato parcheggiatore abusivo “lei non sa chi sono io!”. E a nome della cittadinanza ci auguriamo abbia rivolto “supplica” a Bianco affinché il nodo parcheggi venga risolto al più presto. Ma qui – Bertolt Brecht avvisato – non servono eroi ma operatori di buon senso. Benedetta normalità.

Discorsi importanti all’interno dell’aula del rettorato dai velluti rossi, che di cose ne avrebbe da raccontare come le alcove delle gran dame d’Ottocento. Così tanti dott, ing, cav, prof eccetera da non sapere dove guardare o chi guardare. Motivo dominante: Africa, flussi migratori e responsabilità di operatori dell’informazione e giornalisti che dicono non la raccontino giusta. Meno male che ci sono loro. Il guaio è lo spread (yeah!) tra la cosa in sé e la relativa percezione, cosa che manco un Kant del III millennio sarebbe riuscito a comprendere. Mettete corso Sicilia per esempio: lì mica gli abusivi (extracomunitari tutti in regola?) hanno reso la vita impossibile a commercianti e cittadini. No, l’avete solo pensato voi.

Vero è comunque, i guai non sono mai cessati, che l’Italia si trova al centro di un complesso di fenomeni così grandi da far tremare i polsi. Colloca riassume: trasformazioni climatiche, demografiche, economiche e militari. Una volta i fenomeni di immigrazione riguardavano solo uomini adesso pure donne. Uno scherzo. E non è vero che le vie scelte dai migranti conducano solo verso il Belpaese, tutta l’area dell’Europa meridionale ne è interessata. Principalmente: non è vero che gli stranieri rubano lavoro agli italiani. Sarà.

E la Sicilia? Chiedo a Roberto Zaccaria, che per i distratti è presidente Rai dal 1998 al 2002. Sicilia ventre molle d’Europa? «No, è una terra di grande ospitalità e accoglienza, però bisogna tener presente che la solidarietà dev’essere prima nazionale. E va modificato soprattutto il trattato di Dublino». Il resto d’Europa non può infischiarsene di chi arriva qui. Insomma, riforme legislative, uscire dalla cultura dell’emergenza e rendere tutti un po’ più identificabili.

Concludendo: “nemici” sono i politici in mala fede, “amici” i volontari e operatori umanitari. Per Bianco occorrono almeno due centri di prima accoglienza, in Sicilia. Ma i nostri comuni hanno saputo organizzare con generosità l’accoglienza agli immigrati. Forse troppa? Generosità & umanità. La palla passa a Pulvirenti. Omaggiato da una targa del Lions. Lui (generosamente appunto), ci lascia trascrivere la dedica: «Al dott. Fabrizio Pulvirenti, Medico di Emergency. Per la Sua storia di “Italiano “Esemplare” che ha scelto di inseguire un ideale, portando la luce nei luoghi del dolore. Esempio, insieme ad altri, del Miglior Paese che non appare, oscurato dall’operato dei furbi, e indifesa del quale sempre più uniti dobbiamo operare».

Quella dell’immigrazione è oggi questione di assoluta importanza. I numeri fanno gelare il sangue. 33.3 milioni di sfollati e 16.7 milioni di rifugiati (rapporti Onu). Il numero di persone in fuga dalla violenza dei conflitti nel mondo è oggi il più alto dai tempi della seconda guerra mondiale. La buona volontà non basta. Pulvirenti ritira il premio e s’arrampica sulle cime dell’oratoria, almeno qui: «Grazie per il riconoscimento che non va a me, almeno idealmente lo condivido con tutti i colleghi di Emergency, dai volontari agli operatori che in questo momento sono ancora in Africa, e con tutti gli altri operatori sanitari delle altre organizzazioni non governative che stanno tutt’oggi prestando la propria opera per risollevare le sorti di un paese che è stato flagellato dalle epidemie di Ebola.

«La Sierra Leone dopo tanti anni di guerra civile stava cominciando a riprendesi economicamente, poi è arrivato Ebola e l’ha inginocchiata. Ragazze giovani che si danno alla prostituzione pur di sbarcare il lunario, uomini che lavorano per uno o due euro al giorno in lavori manuali e pesanti: sono un’immagine, una fotografia triste che io non vorrei mai più vedere.

«Ho sentito utilizzare sia dal presidente Zaccaria che da tanti altri la parola “solidarietà”. Non è soltanto una parola credetemi. I pazienti che abbiamo trattato in Africa hanno potuto sperimentare sulla propria pelle la nostra solidarietà ed io da occidentale che si è infettato l’ho potuta sperimentare sulla mia di pelle, e vi assicuro che è una cosa che dà i brividi. Perché quando è partita la ricerca di sangue “B positivo” in Africa, nell’arco di quindici minuti si sono presentate quattro persone per fare la donazione e questa ancora oggi è una cosa che mi commuove.

«Ringrazio i Lions per la targa,  per il riconoscimento, ma io idealmente lo divido con tutti gli altri colleghi di Emergency. Grazie».

L’Italia è accozzaglia di fatti e opinioni. Paese, regione e città cavalcano umori e stagioni manco fossero cavalieri in concorso, modello dressage. Pulvirenti è esempio di coraggio, e qui i coraggiosi non mancano. Esempio. Quanti tra noi hanno il coraggio di credere ai maghi delle istituzioni che mutano l’immigrazione – come si dice – in risorsa? Il problema non è definire ma realizzare. Mille migranti in un paese capaci di accogliere nuova cittadinanza sono “risorsa”. Ma i luoghi sono un danno per gli stessi abitanti. Ottimismo è credere nella democrazia e nel diritto alla sicurezza. Il resto è lavoro per professionisti della parola. E la fatica non spetta ai cittadini, a quelli comuni almeno.

 

 

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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