CATANIA – L’imprenditoria giovanile, assieme alla relativa “educazione all’imprenditorialità” e l’accesso al credito, è uno dei temi che la Confesercenti Catania mette da sempre in risalto, dati la sua importanza ma anche il suo insufficiente riconoscimento. Una doverosa contestualizzazione dell’imprenditoria giovanile nella provincia di Catania va effettuata analizzando i dati di natalità e mortalità delle imprese nel 2016.

Dai dati infocamere si evince come il primo trimestre del 2016 è stato caratterizzato da un saldo negativo tra imprese iscritte e imprese cessate, con particolare riferimento ai settori del commercio e dell’edilizia dove le imprese cessate sono state più del doppio rispetto a quelle iscritte. Trend che fortunatamente è stato invertito nel secondo trimestre di quest’anno, che registra un numero di imprese costituite, dal 1° Marzo ad oggi, pari a 1619 a fronte delle cessate pari a 966, quindi con un saldo +653. Il commercio, purtroppo, registra, anche nel 2° trimestre, un saldo negativo di -24 aziende ( 333 iscritte e 357 cessate) che, comunque, è in calo rispetto al dato del 1° trimestre di quest’anno.

Di doveroso rilievo è il dato delle imprese operanti nel settore della ristorazione, che nel secondo bimestre ha chiuso con saldo positivo (+13, 83 iscrizioni e 60 cessati), tra natalità e mortalità, al contrario di quanto registrato nel 1° trimestre.Si può affermare, con quasi certezza -sostiene il direttore di Confesercenti Catania Salvo Politino – che i dati che stanno maturando in questo 2016, rispecchiano, seppur in lieve miglioramento, la tendenza della natalità-mortalità delle imprese del 2015, che nel corso dell’anno attenuano i dati di un 1° trimestre particolarmente negativo.

Va aggiunto, nella lettura dei dati, che il saldo positivo del rapporto tra natalità e mortalità è dato, soprattutto, da quelle imprese, cosiddette “non classificate”, ovvero da quelle imprese che pur iscrivendosi in Camera di Commercio, non svolgendo ancora l’attività d’impresa, non dichiarando, dunque, il settore economico di appartenenza. Ecco spiegato il perché molte volte il totale dei dati dei maggiori settori economici (commercio, turismo, industria, artigianato, etc…) sia in controtendenza con il totale delle imprese costituite o cessate in CCIAA. Basti pensare che solo nel 1° trimestre 2016 le imprese non classificate costituite sono state 913 a fronte di 256 imprese cessate.

Sulla base dei dati raccolti ed esaminati dalla Confesercenti Catania, nel 1° trimestre di quest’anno, in provincia di Catania, è stato rilevato che solamente il 12% delle 1631 ditte individuali iscritte nel 2016 ed attive sono condotte da giovani imprenditori under 35. Di queste imprese, che sono circa 303, circa il 28% è composto da imprenditoria femminile. Il settore maggiormente prediletto dai giovanili imprenditori risulta essere quello del commercio, che rappresenta una impresa individuale su 2 costituite nel 1° trim. 2016.

Attualmente a Catania e provincia l’imprenditoria giovanile rappresenta circa il 14,5% delle imprese individuali iscritte al registro imprese; di questa percentuale circa il 28% sono donne ed il 41% opera nel settore del commercio.

Questi dati devono farci riflette su come poter aiutare questi audaci giovani imprenditori, che in un momento di crisi economica, come quella che sta attanagliando l’Italia e l’Europa più in generale, si vogliono e si devono mettere in gioco.

I punti cardine da cui ripartire – conclude il direttore di Confesercenti Catania Salvo Politino – sono la formazione, l’accesso al credito e la sburocratizzazione di chi vuol investire nelle start-up d’impresa.

  1. Solo attraverso la corretta Formazione degli aspiranti imprenditori, ci si può auspicare che chi intraprende questo percorso eviti gli errori di inesperienza, che portano molto spesso alla prematura chiusura dell’impresa
  2. Altro punto cardine e di vitale importanza è sicuramente l’accesso al credito. Spesso ci troviamo di fronte ad aspiranti imprenditori, che pur avendo l’idea o l’intuizione giusta su cui investire, non riescono, loro malgrado, a reperire i fondi e/o i finanziamenti per cominciare.
  3. Nonostante l’input dell’Europa sia quello di dare denaro alle imprese e a chi vuol creare impresa, le Banche, non di rado, chiudono le porte in faccia ai nostri giovani che il più delle volte sono sprovvisti di garanzie. Bisogna dare un aiuto forte e concreto, serve ossigeno alle imprese, che sono il polmone della nostra economia.
  4. Infine, ma di non meno importanza, è la sburocratizzazione delle procedure. Oggi in Sicilia o in Italia aprire un attività vuol dire, il più delle volte, perdersi nei meandri degli uffici comunali, dove i funzionari di turno spesso mal interpretano le disposizioni Assessoriali e/o Ministeriali in materia d’impresa, allungando i tempi di concessione delle licenze e autorizzazioni.
  5. Va sottolineato anche come, nella maggior parte dei casi, l’informatizzazione delle richieste che si sperava, avrebbe portato velocità e snellezza nelle procedure, abbia portato al contrario vistosi ritardi e intoppi nelle procedure.
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