di Salvo Reitano

Due date da ricordare: lunedì 23 febbraio, manifestazione contro l’Imu agricola davanti alla Prefettura di Catania; mercoledì 25 febbraio, Senato della Repubblica che ha respinto, per soli nove voti, l’abolizione dell’Imu agricola, tassa che sta mettendo in difficoltà in Sicilia e in tutta Italia l’intero settore, condizionato pesantemente anche dalle calamità naturali. È l’ennesima beffa perchè dopo aver fatto una bella passerella, con tanto di altisonanti proclami e comunicati stampa, contro una tassa definita iniqua, i politici nostrani si sono letteralmente squagliati.
Ricordate con quale piglio si sono riempiti la bocca di parole come giustizia ed equità sociale, strappandosi le vesti e promettendo da subito un impegno vero, concreto, fattivo per abolire questa “patrimoniale” illegittima che somiglia ad un vero e proprio pizzo?. Bene in meno di 48 ore hanno approvato il decreto senza cambiare una sola virgola, anzi, hanno fatto di più hanno bocciato l’esenzione dei terreni agricoli per le zone alluvionate e per quelle soggette a calamità naturale.
Quanto accaduto al Senato dovrebbe far riflettere sui soggetti che abbiamo mandato in Parlamento a rappresentarci, tutti agli ordini dell'”imperatore” Renzi che non ne ha mai voluto sapere di rivedere questa norma.
A chiarirci l’arcano è Sergio Mastrilli, attivista del meetup movimento Cinque Stelle di Mineo: “I parlamentari che hanno sfilato davanti alla Prefettura di Catania sanno bene come stanno le cose. Chi prima non pagava l’IMU sui terreni ora dovrà pagarla per coprire gli 80 euro che Renzi ha dato ai dipendenti. E anche chi ne sarà esentato, dopo le mille peripezie di questa farsa, pagherà indirettamente dato che i 90 milioni di euro che servono verranno presi dal bilancio del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, cosi mentre gli agricoltori faticano ad avere un reddito, il Governo regala i loro soldi a chi un reddito ce l’ha”.
Così per quelle misere 80 euro si è deciso di tassare uno strumento di lavoro come il terreno per gli agricoltori quando, spesso, nemmeno procura reddito.
Nonostante il veto del presidente del Consiglio, mercoledì al Senato si era presentata una opportunità unica, approvando l’emendamento che ne proponeva l’abolizione a firma dai forzisti Antonio D’Alì e Vincenzo Giibino.
Ora, non è per muovere critiche gratuite ai politici nostrani, ma quando la loro azione, approssimativa e superficiale, vanifica il lavoro compiuto per evitare che una norma iniqua si abbatta come un uragano sul mondo agricolo lacerando l’unico tessuto “sano” nel corpo malato della malconcia economia italiana, la misura è colma. Si è trattato di una clamorosa occasione persa, perché oltre a Forza Italia avevano detto sì GAL, la Lega Nord, il M5S e i dissidenti grillini.
E deve far riflettere la posizione ambigua del NCD di Angelino Alfano e del sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione, i quali sull’Imu Agricola avevano portato avanti una battaglia personale. Evidentemente era troppo contraddire l'”Imperatore” Renzi. E che dire, poi, di Forza Italia di cui ben 12 senatori, novelli “Ponzio Pilato”, non hanno partecipato al voto. Nomi che gli agricoltori non devono dimenticare quelli di Sandro Bondi e della compagna Manuela Repetti, dell’ex ministro Maurizio Gasparri, di Nicolò Ghedini, di Denis Verdini e Altero Matteoli. Tutta gente che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto conoscere la condizione disperata in cui versa l’agricoltura nel nostro Paese. E, a completare il novero dei senatori azzurri il cui comportamento insensato ha vanificato quanto di buono, almeno per una volta, si sarebbe fatto in Parlamento, Riccardo Conti, Francesco Aracri, Stefano Bertacco, Domenico De Siano, Enzo Fasano e Pietro Iurlaro. Per meglio farvi un’idea vi rimandiamo al link della seduta, (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/votazioni/399_98.htm) vi accorgerete che non stiamo raccontando frottole. Sicuramente qualcuno di loro avrà avuto impegni inderogabili ma il boccone amaro, per gli agricoltori, sarà difficile da digerire.
Fortunatamente non tutto è perduto. Lo spettacolo, perchè di questo si tratta, avrà un seguito. C’è ancora tempo per non far passare questo scempio, in quanto dovrà essere trasmesso alla Camera dei Deputati e qui i parlamentari della famosa passerella alla manifestazione di lunedì 23 davanti alla Prefettura di Catania avranno l’occasione per far sapere con chi stanno: con i diktat di Renzi o con gli agricoltori che li hanno votati. Anche se, sinceramente, non riusciamo a vedere come faranno ad uscire dall’imbuto in cui si sono cacciati.

S.R.


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