UnRipristinare il guasto amico ci manda via e mail la foto di un cartello (vedi a fianco) posto in un’area di servizio dell’autostrada della Calabria con un avviso, quasi esilarante, tutto maiuscolo, senza punteggiatura, disposto in tre righe, con una rientranza (equivalente al punto fermo o ai due punti) dopo la prima riga.

Un testo linguisticamente paradossale visto che il verbo “ripristinare“, come confermano anche i dizionari, significa “ristabilire” (per es. ripristinare l’ordine pubblico), ovvero “riportare alle condizioni originarie” (per es. ripristinare una linea ferroviaria).

Ora, stando al Dizionario della lingua italiana a cura di T. De Mauro 2000 (anche on line), da cui abbiamo ripreso gli ess. appena citati, ripristinare è un termine “CO(mune)”, noto cioè a chiunque sia diplomato e/o laureato. Se ne deduce allora che chi ha scritto un simile testo, non ha conseguito un diploma, oppure che il diploma (o laurea) da lui conseguito non sarà stato meritato…

Il luogo pubblico in cui tale testo è stato affisso non giustificherebbe normativamente invero tale uso. A ricercare “la molla” (inconscia), alla base di tale uso, si potrebbe pensare al fatto che, volendo scartare il banale, ma corretto, riparare, voce “FO(ndamentale)” nota a tutti gli italofoni con almeno il diploma di terza media (sempre in De Mauro 2000), si è voluto adoperare un più colto allitterante ri-pristin-are (ma di significato opposto), complice anche la base aggettivale di tale verbo prìstino ‘anteriore, precedente’ certamente poco comune e “LE(tteraria)”.

Da linguisti potremmo allora sociolinguisticamente “censurare” ovvero non sancire ma “sanzionare (negativamente)”, o ancora “stigmatizzare” tale uso in un contesto pubblico, che sa di parlante incolto, popolareggiante, quasi privo del titolo di studio minimale previsto dalla Costituzione italiana.

*  *  *

Un altro amico, lettore onnivoro, non meno che attento e acuto, ci ha messo sotto gli occhi un ulteriore esempio, che si legge in un recentissimo saggio di uno storico. Lo abbiamo citato in altra occasione a proposito del congiuntivo ipercorretto, ma ora torna ad essere pertinente per l’uso di “stigmatizzare“, qui con accezione positiva (di ‘evidenziare’):

«questo diffuso sentire degli Africani è stigmatizzato [= ‘evidenziato’] in alcune iscrizioni[,] dalle quali si evince che la speranza di un ‘risorgimento’ del paganesimo fosse [= ‘era’] diventata certezza».

Ma stigmatizzare significa correntemente “biasimare energicamente, disapprovare con asprezza”, sin. censurare, condannare, deplorare, deprecare. Così per il citato De Mauro 2000, che lo etichetta come “fig.(urato) CO(mune)”, ovvero noto a laureati e diplomati. L’esempio dello storico si configura quindi, come nel precedente caso di “ripristinare“, sociolinguisticamente quale uso “popolareggiante”, ma decisamente ancora più inadeguato dato il contesto formale (saggio di storia).

In questo caso la molla (inconscia) di tale uso può essere stato il significato proprio di stigmatizzare “segnare con le stigmate”, “segnare in maniera quindi visibile” e quindi “evidenziare”.

*   *   *

Segnaliamo infine un terzo caso, strutturalmente analogo, ma sociolinguisticamente ben diverso, di uso cioè di termine con due significati opposti (tecnicamente “enantiosemici”). Il verbo sanzionare, sopra adoperato, vuol dire sia (1) “sancire, approvare”, es. sanzionare un decreto di legge, sia (2) ‘condannare’ , es. sanzionare un comportamento sconveniente (così, sempre nel citato De Mauro 2000). Concludendo, diciamo soltanto che si tratta di usi sociolinguisticamente corretti perché l’uno “TS dir.” ovvero “termine specialistico del diritto” e l’altro termine “CO(mune)” proprio dei diplomati e laureati.

A proposito dell'autore

Docente di linguistica generale all'università di Catania

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 400 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013.

Post correlati

Scrivi