In novantaduemila al concerto degli ACDC

IMOLA –  Autodromo Enzo e Dino Ferrari.

É qui che 92 mila fans scatenati si sono dati appuntamento, per celebrare la band piú attesa dell’anno: gli ACDC.

Un’organizzazione certosina ad opera di BarleyArts e sponsorizzata da Virgin Radio.

Le informazioni relative all’evento erano prontamente disponibili da giorni grazie ad un’applicazione scaricabile comodamente sullo smartphone.

La produzione, dovendo fronteggiare una considerevole affluenza, aveva predisposto un’area campeggio per i piú resistenti ed appositi parcheggi per le autovetture.

Rockkettari provenienti da ogni dove, hanno atteso l’apertura dei cancelli delle ore 14.30, ma i fedelissimi erano in fila dalle 5 del mattino.

La corsa sotto il palco ha messo ha dura prova la resistenza fisica dei partecipanti, poiché l’allestimento in questione era situato ben oltre l’ingresso principale.

L’accesso gestito dalla security ha consentito a 10.000 fans muniti in loco di braccialetto verde di accedere all’area pit e di smistare gli altri tra prato e collina.

Pompe d’acqua, docce, bottigliette distribuite in continuazione e nuvole che coprivano il sole; tutto a favore dei partecipanti, ma come ingannare l’attesa? Parliamo di Musica, anzi parliamo di rock.

Virgin Radio ha organizzato un favoloso Dj set in nome del Rock con Ringaccio, Paola Maugeri, Andrea Rock e moltissime altre colonne portanti Style Rock.

Il pubblico caricato a dovere, aspetta la band di apertura; salgono sul palco i musicisti, il frontman in completo giallo acceso attira fin da subito l’attenzione. Ty Taylor afferra il microfono old style, si lancia in acuti mozzafiato, eseguendo passi break dance e swing. E’ fatta, il pubblico é stregato dai Vintage Trouble, tanto da assecondare ogni follia del cantante che si concede uno stage diving.

Ore 21 é ora di scatenare l’inferno. Gli ACDC calcano il palco tra fuochi d’artificio e proiezioni mozzafiato che ricordano i loro piú grandi successi.

“Hey yeah! Are you ready?” Brian Johnson, con la sua immancabile coppola, aizza un enorme boato intonando i primi versi di Rock or Bust. Chris Slade alla batteria, Stevie Young, nipote di Angus e Malcom, alla ritmica e Cliff Williams al basso; ma pubblico attende il diavolo preferito e la sua chitarra. Angus Young in sacro completo da scolaretto si lancia in progressioni di riff e power chord, esibendosi con la diavoletto Gibson in ogni tipo di acrobazia. La star indiscussa del concerto é lui. Il rock non ha etá e nonostante i 60 anni avanzati Angus ha la stessa agilitá delle prime esbizioni, il suo passo inimitabile durante gli assoli e le sue espressioni da scatenato.

La scaletta infila una hit dietro l’altra, da Shoot to Thrill a Hell Ain’t a Bad Place to Be, Back in Black, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, Thunderstruck, High Voltage, Rock’n’Roll Train, You Shook Me All Night Long, Sin City, Shot Down in Flames, Have a Drink on Me, T.N.T., Whole Lotta Rosie e Let There Be Rock.

Tra urla, fuochi d’artificio, coriandoli ed un timido saluto della band, che fugge a fine concerto, le 92 mila persone presenti ad Imola lasciano l’autodromo ancora cariche di adrenalina.

L’uscita dal temporaneo luogo del rock è stata difficoltosa ed anche disordinata, ma la consapevolezza che attraversava ogni fans era la medesima.

Il 9 luglio ad Imola si é scritto un pezzo di storia del rock e potranno dire -io c’ero-

FOTOSERVIZIO DI FABIANA PRIVITERA

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