Lo scopo dell’organizzazione – in cui è coinvolto pure Paolo Quinto, il capo segreteria di Anna Finocchiaro – era quello di fare “leva, al fine di ottenere nomine di pubblici amministratori compiacenti o corruttibili, sul contributo di conoscenze ed entrature politico-istituzionali

POTENZA – Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta Tempa Rossa della Procura di Potenza, in cui stavolta resta invischiato un personaggio di primo piano. La procura potentina ha iscritto nel registro delle persone indagate il vice presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, per l’ipotesi di reato di associazione a delinquere. Oltre a Lo Bello sono coinvolti Gianluca Gemelli, Nicola Colicchi, Paolo Quinto, quest’ultimo è il capo segreteria di Anna Finocchiaro ed è stato candidato alla Camera nel 2014. A Colicchi e Gemelli è attribuito il ruolo di “promotori, ideatori ed organizzatori”; a Quinto e Lo Bello quello di “partecipanti”, un ruolo, per cosi dire minore, nell’ambito dell’associazione.

L’associazione fu costituita, secondo i p.m., per assicurarsi il controllo di un pontile nel porto di Augusta. Scopo del sodalizio, tra l’altro,  era fare del porto di Augusta, un deposito di stoccaggio di petroli. Un affare da 20 milioni di euro l’anno.

“L’ex ministro Guidi strumento inconsapevole”

Due componenti del “clan” individuato nell’inchiesta sul petrolio in Basilicata – Paolo Quinto e Nicola Colicchi – “hanno assunto un ‘ruolo di cerniera’ col mondo politico”. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta.

L’organizzazione faceva “leva, soprattutto al fine di ottenere nomine di pubblici amministratori compiacenti o corruttibili, sul contributo di conoscenze ed entrature politico-istituzionali acquisite in anni di militanza politica da Quinto e Colicchi”. In questo scenario l’ex ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, era diventata “inconsapevole strumento di quello che lei stessa non aveva mancato di individuare quale vero e proprio ‘clan’ ”  che aveva tra i componenti il suo compagno, Gianluca Gemelli (indagato). La Guidi, che non è indagata ma ‘parte offesa’, si è dimessa lo scorso 31 marzo dopo gli arresti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata.

L’intercettazione che chiama in causa Lo Bello

L’organizzazione viene definita “rudimentale” dagli inquirenti, secondo i quali però “il gruppo di indagati ha mostrato di essere permanentemente impegnato in attività che, seppure connotate da finalità lecite, vengono perseguite attraverso condotte illecite, quali il traffico di influenze illecite e l’abuso d’ufficio”. Riferendosi in particolare al pontile nel porto di Augusta, Quinto, in un’intercettazione del 16 gennaio 2015, dice a Gemelli: “Se noi vogliamo fare una cosa intelligente, ti conviene prendere il pontile così condizioni l’uso di esso”.

Lo Bello viene citato spesso nelle conversazioni dell’inner circle di Gemelli, compagno dell’ex ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi, del quale si era detto “deluso” dopo i primi risultati dell’inchiesta. Secondo la polizia, sulla base delle frasi captate, “appare evidente che Lo Bello ha perorato la nomina (poi di fatto avvenuta) di Cozzo” a commissario dell’Autorità portuale di Augusta. Colicchi, parlando con Gemelli il 7 maggio, riferisce di una cena alla quale la sera precedente aveva partecipato con Lo Bello, l’arcivescovo Vincenzo Paglia e il senatore pd Roberto Cociancich.

“Gemelli – scrive la polizia nel suo rapporto – domandava a tal proposito se avessero parlato di Alberto (Cozzo) con Ivan. Colicchi rispondeva di sì, che quest’ultimo gli aveva detto di sì ma sempre con “pochi…”. Cozzo temeva che l’interrogazione di Fava potesse compromettere la sua riconferma. Il commissario del porto di Augusta il 7 maggio fa sapere a Gemelli che ” Ivan” comunque gli aveva comunicato che avrebbe parlato con Fava per dissuaderlo dal interrogazioni parlamentari. E Cozzo avvisa Colicchi che lo stesso Lo Bello aveva già inviato “un sms a Porta Pia”: per gli investigatori il messaggino sarebbe stato inviato al ministro Delrio “più che altro in relazione all’interrogazione di Fava, proprio per smentirne il contenuto”

Lo Bello: “Piena fiducia nella magistratura”

“Ho appreso dalle agenzie di stampa di essere indagato dalla magistratura di Potenza. Ho sempre avuto piena fiducia nell’operato dei magistrati. Chiederò alla procura di Potenza di poter essere sentito quanto prima per chiarire ogni cosa!”. È questo il commento del presidente di Unioncamere e vice presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello.

Chi è Ivan Lo Bello, l’alfiere antimafia

Nasce a Catania 53 anni fa ma è siracusano. Titolare dell’azienda aretusea  “Lo Bello Fosfovit srl”, una ditta che produce biscotti, nel 1998, a soli 35 anni, è nel consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia nominato dal presidente della giunta di centro destra della Regione siciliana Giuseppe Provenzano e lo resta fino al 2001.

Nel 1999 inizia la scalata a Confindustria: è eletto presidente della sezione di Siracusa di Confindustria fino al 2005. Consigliere d’amministrazione dell’Asac, la società mista di gestione dell’aeroporto di Catania.

Dal settembre  2006 è alla guida di Confindustria Sicilia fino ad aprile 2012, dove inizia una battaglia antimafia che dà la svolta alla sua carriera. La sua presidenza è caratterizzata dall’introduzione del codice etico e da uno slogan intemerato, in una terra come quella siciliana in cui  l’omertà e la sottomissione al racket è prassi. “Chi paga il pizzo verrà espulso” è la dura legge di Lo Bello.

Grazie anche a questa battaglia contro la mafia giunge a Roma, dove diventa il vice presidente di Confindustria. Il suo posto  in Sicilia in viene preso da Antonello Montante che ne segue la strada tracciata della legalità. Entrambi si ritrovano ora indagati: Montante a Caltanissetta, con l’accusa di concorso in associazione mafiosa. Lo Bello a Potenza per associazione a delinquere.

Rientrato nel CDA del Banco di Sicilia, in quota Regione Siciliana, nel gennaio 2008 è nominato vice presidente e il 29 aprile dello stesso anno è scelto da UniCredit group come presidente del “BdS” e lo resta fino al 31 ottobre 2010, quando il BdS è incorporato direttamente da Unicredit. Nel gennaio 2011 è stato nominato presidente di “UniCredit Leasing”. Nel 2012 è uno degli 11 vicepresidenti di Confindustria, con delega all’Educazione.

Nel 2015, dopo anni di vicepresidenza, viene eletto presidente di Unioncamere.

Vincenzo Adalberto

 

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