CATANIA – Un aumento a regime di 105 euro, flessibilità contrattuale da 72 a 88 ore annue, telelavoro e lavoro agile normati e regolamentati su volontarietà del lavoratore. E sulla sicurezza, maggiore scambio di informazioni tra gli Rls e aumento delle ore di formazione da 8 a 10.

Sono alcune delle novità contenute nel nuovo contratto nazionale quadriennale per i lavoratori delle industrie alimentari illustrato oggi ai quadri sindacali e alle Rsu regionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil nell’assemblea tenuta all’hotel Gelso Bianco.

Sono intervenuti i segretari generali regionali Fabrizio Colonna (Fai), Totò Tripi (Flai) e Nino Marino (Uila). A Luigi Sbarra, commissario nazionale Fai, il compito delle conclusioni.

In Sicilia, il nuovo accordo sottoscritto con Federalimentari, riguarda una platea di circa 40mila addetti. Catania e Ragusa sono le province con la presenza maggiore di insediamenti: bevande, pastifici, industria dolciaria e prodotti lattierocaseari.

Per Sbarra, “altri punti qualificanti dell’accordo risiedono nella partecipazione dei lavoratori alle dinamiche d’impresa; nella bilateralità; nella formazione congiunta. Si rilanciano innovazione, produttività, competitività e condizioni di lavoro dei dipendenti. Viene sospesa per tutta la durata del contratto della contribuzione al fondo Fasa da parte dei lavoratori”.

Il contratto prevede anche un fondo specifico che interviene a sostegno dei lavoratori che perdono occupazione a due anni dalla pensione. Tale fondo interverrà anche per lavoratori che volontariamente vogliono  trasformare il contratto da full a part-time e promuoverà il turnover: un vero ’ponte generazionale.

Aumenta il potere d’acquisto dei lavoratori attraverso aumenti salariali pari a 105 euro, condizione necessaria per sostenere il reddito delle persone, rilanciare  i consumi e contribuire alla ripresa della domanda aggregata.

“Un contratto fortemente inclusivo – aggiungono le segreterie di Fai, Flai e Uila – che dà diritti a tutti i lavoratori a prescindere dallo stato del Rapporto di lavoro e contribuisce più in generale a sostenere la proposta di CGIL–CISL–UIL di riforma della contrattazione. Chi accusa il sindacato di essere un soggetto di rappresentanza poco rappresentativo e vecchio è stato sconfitto”.

“L’accordo sta a testimoniare che anche le controparti sono interessate ad accordi basati sulle giuste mediazioni per un rilancio dell’economia nel nostro Paese che passi attraverso l’aumento dei salari e quindi dei consumi. Abbiamo posto le basi per un moderno sviluppo delle relazioni sindacali e della stessa contrattazione.”

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