SAN MARCO D’ALUNZIO –  Politici tra i più esperti e influenti nel settore dei trasporti hanno preso parte al tavolo di lavoro che si è tenuto presso il Centro Congressi ed Eventi Margherita di Navarra. La conferenza WISDOdialogos ha posto al centro del dibattito l’urgenza e la necessità di portare avanti un’azione ambiziosa, coordinata e collettiva per lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto in Sicilia.

L’evento è stato promosso e organizzato da WISDO Public Policy & Management, organizzazione non profit, specializzata nel settore delle politiche europee, la cui missione è di promuovere lo sviluppo della Sicilia e del Mediterraneo, favorendo l’implementazione delle politiche europee sul territorio.

A moderare il tavolo di lavoro, la direttrice di WISDO Affari Europei, Alessandra Arcodia, che ha presentato ilReport “Una strategia politica per lo sviluppo delle infrastrutture  di trasporto in Sicilia. Per un coordinamento a livello europeo, nazionale e regionale”.

Il report mostra una situazione drammatica per la Sicilia: un crollo del PIL pari al -13,1% nel periodo 2008-2014; un reddito pro-capite medio pari a meno della metà del reddito pro-capite di un abitante della provincia autonoma di Bolzano e perfino più basso del reddito pro-capite di un cittadino di alcune regioni dell’Ungheria o della Bulgaria. Le giovani generazioni sono le più colpite: tra il 2002 e il 2014 sono emigrati dal Sud verso il Centro Nord 1 milione 627 mila persone di cui il 73% giovani (il dato considera solo i trasferimenti di residenza). Per la prima volta dal dopoguerra la povertà colpisce maggiormente i giovani: i figli sono più poveri dei loro padri.

Da un analisi delle politiche europee e nazionali sui trasporti, è chiaro come la perdita della capacita produttiva e della competitività della Siciliasiano direttamente collegate all’inefficienza delle infrastrutture e dei sistemi di trasporto che generano costielevati e scarsa accessibilità al territorio. Il report evidenzia poi, come gli investimenti nel settore delle infrastrutture assumano un ruolo cruciale nel favorire la crescita economica, generando inoltre, un considerevole effetto diretto e indiretto sull’occupazione e la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo delle imprese.

Il report individua 6 criticità nelle attuali politiche per le infrastrutture di trasporto  a livello  europeo, nazionale e regionale:

  1.  Le politiche, sia a livello europeo che nazionale, adottano un approccio che concentra gli investimenti dove ci sono i più alti volumi di traffico e nelle aree con più alta produttività. Ciò penalizza pesantemente il Sud che si qualifica come la parte meno produttiva del Paese e dove, invece, deve essere adottato un modello di crescita trainato dagli investimenti.
  2. Rispetto alla programmazione europea precedente, nel Corridoio Scandinavo Mediterraneo, uno dei 9 corridoi TEN-T (reti transeuropee), la Sicilia perde d’importanza strategica a favore della Puglia. Ciò è dovuto all’eliminazione dalle priorità del ponte sullo stretto di Messina, che escludendo la possibilità di un collegamento ferroviario e stradale efficiente dall’isola verso il resto dell’Italia, cede al porto di Bari il ruolo di unico snodo multimodale al Sud.
  3. L’assenza di collegamenti ad alta velocità e ad alta capacità ferroviaria tra la Sicilia e il resto dell’Italia, determinati dall’assenza di un collegamento stabile sullo stretto di Messina, determinerà un ruolo sempre più marginale per la Sicilia. Basti considerare che se si realizzasse l’alta velocità nella tratta Palermo-Roma o Palermo-Milano, sarebbe possibile raggiungere le due città rispettivamente in poco più di 4 e 7 ore.
  4.  Il Connecting Europe Facility (“Meccanismo per connettere l’Europa”), lo strumento finanziario europeo collegato alle reti TEN-T, con un budget di 24 miliardi di Euro nel periodo 2014-2020, è stato utilizzato in Italia esclusivamente a favore di infrastrutture situate nel Nord del Paese. Nel 2014, l’Italia ottiene finanziamenti per 31 progetti dei quali nessuno è situato al Sud. Anche per il 2015, tutti i progetti sono finanziati per infrastrutture del Nord. Non risultata siano nemmeno stati presentati progetti relativi a infrastrutture del Sud.
  5. Il mancato utilizzo dei fondi previsti per infrastrutture finanziate dal PON Infrastrutture e reti a causa dei ritardi nel completamento delle opere.
  6. A livello regionale, l’unico Piano regionale dei trasporti risale al 2002 e l’aggiornamento del piano relativo al 2014 ha carenze gravissime in termini di concretezza progettuale e orizzonte temporale di programmazione.

    Alla luce della situazione analizzata,WISDO Public policy &Management nel suo report, raccomandaurgentemente un coordinamento politico che promuovauna maggiore chiarezza nelle strategie di investimento e delle priorità e un’azione seria di lobby a livello europeo, nazionale e regionale per il raggiungimento degli obiettivi.

    Dopo la presentazione del report, si è aperto il tavolo di confronto che ha visto coinvolti politici impegnati nel settore a livello parlamentare e governativo.

    Il Senatore Bruno Mancuso, a cui va il merito di aver sostenuto e contribuito in maniera cruciale alla realizzazione dell’iniziativa, ha considerato fondamentale la necessità di portare sul tavolo di Bruxelles una programmazione seria che guardi al futuro, evidenziando come in Sicilia sia mancata la pianificazione. Il senatore Mancuso ha proseguito sottolineando come la Sicilia abbia tutte le caratteristiche per diventare una hub del Mediterraneo. E riferendosi al dibattito che spesso caratterizza la realizzazione del ponte sullo stretto in opposizione alla realizzazione di altre opere più necessarie sull’isola, il senatore ha affermato come in realtà il ponte debba essere visto in concomitanza e non in opposizione ad altre opere.

    La senatrice Simona Vicari, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,ha evidenziato come la perdita di posizione strategica della Sicilia nel Corridoio europeo sia stata causata dai continui ripensamenti sul Ponte da parte dei Siciliani, che hanno fatto perdere di credibilità e causano un danno enorme alla crescita economica della Sicilia. Trasporti efficienti svolgono infatti un ruolo cruciale nel favorire un’ambiente favorevole agli investimenti.

    L’on. Vincenzo Garofalo, Vice Presidente della Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati, uno dei maggiori esperti per la sua lunga esperienza nel settore, ha affermato con forza come la gestione dei trasporti in Sicilia può portare ad un grado di libertà o di schiavitù. Infatti l’obiettivo dello sviluppo dei trasporti è la creazione di condizioni di sviluppo per il territorio. Il trasporto è lo strumento che rende il territorio competitivo. Ragionare, quindi, in termini di pianificazione adeguata e di sistema è la sfida del futuro.

    Gli interventi di un pubblico molto numeroso e visibilmente interessato hanno dato vivacità al dibattito e hanno fatto emergere importanti considerazioni relative al tema.

    WISDO ha concluso la conferenza facendosi promotore della creazione di un comitato d’azione per lo sviluppo di infrastrutture altamente efficienti e competitive che facciano della Sicilia, non il punto periferico e finale del Corridoio europeo e dell’Italia, ma un punto nevralgico, capace di attrarre gli intensi flussi che attraversano il Mediterraneo. Le prossime tappe di questo progetto saranno: l’organizzazione di un incontro con Pat Cox, coordinatore del Corridoio Scandinavo Mediterraneo, al fine di influenzare la revisione del piano di lavoro a favore della Sicilia; La creazione di un canale con la Banca Europea degli investimenti al fine di attrarre finanziamenti privati e finanziamenti dal Fondo europeo per gli investimenti strategici e dal Pinao Juncker; in vista dell’adozione del Piano generale dei Trasporti e della Logistica e del Documento Pluriennale di Pianificazione previsti dal nuovo codice degli Appalti, fare in modo che gli interessi della regioni meridionali siano rappresentati attraverso l’adozione di un approccio che preveda gli investimenti come leva delle crescita economica nelle aree meno produttive del Paese.


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