CATANIA  – «A che punto è il tavolo per il Patto per Catania? Aspettiamo notizie dal sindaco Bianco per mettere la prima pietra al cantiere». I segretari generali degli edili catanesi Giovanni Pistorio (Fillea Cgil), Nunzio Turrisi (Filca Cisl) e Francesco De Martino (Feneal Uil) bussano alla porta del Comune per ricordare al primo cittadino, di Catania e della Città metropolitana, la promessa da lui stesso fatta il 6 giugno scorso, in occasione della presentazione del Patto sottoscritto tra Comune e Presidenza del Consiglio. A tre mesi da quella data, quando Bianco si disse favorevole a una cabina di regia, con cadenza periodica, per verificare lo stato di progresso dei lavori, i tre segretari si sono riuniti nella nuova sede della Filca Cisl di via Vincenzo Giuffrida 160, per fare il punto della situazione e richiamarlo a mantenere l’impegno preso.

 «Il settore delle costruzioni etneo – sottolineano Pistorio, Turrisi e De Martino – ha perso più della metà della suo patrimonio, in termini di forza lavoro e di imprese. In questa palude, è cresciuto solo il lavoro nero, con salari bassi e scarsa sicurezza. Il Patto per Catania, con i suoi investimenti per 740 milioni di euro e le ricadute occupazionali per almeno 5000 posti di lavoro tra diretti e indotto, costituirebbe non solo una boccata di ossigeno ma anche un riferimento di legalità».  «Anche da recente il ministro Del Rio – aggiungono – con la sua presenza alla Festa nazionale dell’Unità, ha ribadito la disponibilità del governo a investire sulla Sicilia e soprattutto sulla sua parte centro orientale, col potenziamento delle linee ferroviarie Palermo-Messina e Messina-Catania, lo sblocco definito dell’autostrada Catania-Ragusa. Anche se c’è tanto da fare, dobbiamo ripartire dalle opere del Patto per Catania per completare il quadro di interventi infrastrutturali. C’è una città intera, con il suo entroterra, che non possono più aspettare, che hanno bisogno di ossigeno. È necessario pigiare sull’acceleratore per evitare di perdere tempo, dimostrare che quanto contenuto nel programma non sono solo parole e scongiurare il rischio di un autunno caldo per il settore».

Tra le criticità di Catania e del suo hinterland su cui è necessario intervenire, Fillea, Filca e Feneal elencano l’elevato rischio sismico e idrogeologico; la rete fognaria e depurativa inadeguata; un porto chiuso alla città; un aeroporto da adeguare al grande traffico; centri storici ed edifici pubblici da mettere in sicurezza; una rete infrastrutturale da potenziare e, per alcuni aspetti, ancora da realizzare. Le potenzialità di Catania vanno dai beni storici-culturali-ambientali alla collocazione geografica, dall’Università alle produzioni tecnologiche d’eccellenza, che ne fanno il centro economico del sistema orientale della Sicilia.

 «Ecco perché – concludono Pistorio, Turrisi e De Martino – c’è bisogno che il sindaco Bianco, nella sua doppia veste di sindaco della Città Metropolitana, solleciti anche gli altri Comuni per avere progetti esecutivi da mettere subito in cantiere. Confidiamo, dunque, che il sindaco avvii subito il tavolo promesso, aperto agli ordini professionali e alle associazioni datoriali delle costruzioni, e si metta in moto quel processo virtuoso che tanti lavoratori, imprese e famiglie aspettano per lo sviluppo e l’occupazione

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