Regolare attività fisica. Alimentazione corretta. Niente fumo. Colesterolo sotto controllo. Pressione sanguigna normale. Glicemia nella norma e infine indice di massa corporea entro i parametri. Sono i sette consigli per “proteggere” la salute cardiovascolare ma, a metterli in pratica, almeno in Italia sono davvero in pochi.

 Nel frattempo, fisiologicamente, il cuore invecchia.

 L’interesse della comunità medico-scientifica per lo studio dei meccanismi responsabili dell’invecchiamento cardiaco è relativamente recente. Com’è noto, l’attività contrattile del cuore assicura l’apporto d’ossigeno e i necessari substrati energetici ai fini di un normale funzionamento dei differenti organi del corpo.

 Nel corso dell’invecchiamento, però, l’attività contrattile cardiaca può diminuire progressivamente o in modo accelerato, nel caso si associ a patologie vascolari o metaboliche. E’ il tema della Lezione sulla Medicina della complessità 2014 proposte da Fondazione sigma-tau il 2 aprile a Catania, in collaborazione con INRCA Ancona e Università di Catania. Protagonista, il cardiologo Angelo Parini dell’Università di Tolosa, in Francia. E come lo stesso Parini fa notare, “l’accelerazione del processo d’invecchiamento e la conseguente perdita progressiva d’autonomia sono all’origine del concetto di fragilità negli anziani, significativo sul piano statistico. Per esempio, considerando le sole proiezioni al 2050, il numero totale di persone con più di 65 anni di età salirà a 1 miliardo e mezzo, con un aumento percentuale dal 7.8 al 16.7 % della popolazione globale. Se dal punto di vista della longevità tutto ciò può sembrare positivo, ebbene, il suo impatto socio-economico e medico ha conseguenze certamente preoccupanti ».

In effetti, l’invecchiamento è spesso associato a una o a più malattie croniche invalidanti che limitano l’autonomia delle persone anziane e le rendono sempre più vulnerabili. Dal punto di vista biologico, la fragilità e l’invecchiamento accelerato sono dovuti, in gran parte, all’alterazione dell’equilibrio dei fenomeni di morte e rigenerazione cellulare, responsabile della perdita progressiva di funzione degli organi. Le cause dell’invecchiamento accelerato sono ancora mal definiti ma sono sicuramente il risultato di una predisposizione genetica; dell’impatto di fattori ambientali; e dello sviluppo di una o più patologie croniche associate all’invecchiamento.

A sua volta, la maggior parte degli studi fatti nell’ambito dell’invecchiamento cardiaco si è concentrata sulle cellule contrattili del cuore, i cardiomiociti. Più recente, invece, è l’interesse per l’invecchiamento delle cellule non contrattili del cuore, le cellule stromali, e del loro impatto sulla funzione cardiaca. Queste cellule, localizzate nel tessuto interstiziale cardiaco, rappresentano una popolazione cellulare eterogenea costituita, fra l’altro, di fibroblasti e progenitori cardiaci e vascolari. Anche se queste cellule non hanno un’attività contrattile propria, esse hanno un ruolo essenziale nella regolazione dell’attività cardiaca attraverso diversi meccanismi: il mantenimento della matrice extracellulare e dell’architettura cardiaca; la secrezione di fattori trofici; e la rigenerazione dei cardiomiociti e delle cellule vascolari. Nel laboratorio di ricerca a Tolosa dove opera il professor Angelo Parini, per esempio, si dispone di un approccio globale all’invecchiamento cardiaco che interessa sia i cardiomiociti che le cellule stromali. Per i cardiomiociti, l’equipe del professor Parini si è focalizzata sulle relazioni fra stress ossidativo e induzione del programma di senescenza cellulare. Come per altri organi, un aumento dello stress ossidativo sembra giocare un ruolo di primo piano nell’invecchiamento e morte dei cardiomiociti. Tuttavia, i meccanismi responsabili dell’aumento dello stress ossidativo nell’invecchiamento cardiaco non sono ancora ben definiti. Recentemente, è stato identificato un enzima mitocondriale – la monoamino ossidasi A – quale una delle fonti principali per la produzione dei derivati reattivi dell’ossigeno nel cuore. Questo enzima è responsabile della degradazione della noradrenalina e della serotonina accompagnata dalla produzione di perossido d’idrogeno. Il ruolo fisiologico e patologico di questo enzima è stato studiato principalmente nel sistema nervoso centrale. Il laboratorio del professor Parini ha dimostrato per la prima volta che la monoamino ossidasi A ha un ruolo di primo piano nei danni cardiaci acuti indotti dallo stress ossidativo dopo ischemia/riperfusione. E ha anche dimostrato che l’espressione di questo enzima aumenta considerevolmente nei cardiomiociti durante l’invecchiamento. Queste osservazioni hanno permesso di emettere l’ipotesi che l’aumento dell’espressione della monoamino ossidasi A e, di conseguenza, dello stress ossidativo potrebbe essere un fattore di accelerazione dell’invecchiamento cardiaco. Al fine di verificare l’ipotesi, l’utilizzazione di approcci sperimentali complementari in vitro e in vivo ha permesso di dimostrare che l’insufficienza cardiaca associata all’aumento della monoamino ossidasi A è dovuta alla morte dei cardiomiociti in rapporto all’incremento di stress ossidativo e all’induzione dei fenomeni di senescenza accelerata. Ancora, uno dei risultati più interessanti ottenuti sta nell’aver dimostrato che la somministrazione d’inibitori della monoamino ossidasi A è capace di prevenire i fenomeni di senescenza e insufficienza cardiaca. Questi risultati aprono prospettive particolarmente interessanti per la prevenzione e trattamento dell’insufficienza cardiaca associata all’invecchiamento, soprattutto perché gli inibitori della monoamino ossidasi A sono già disponibili e utilizzati per la terapia delle sindromi depressive. L’utilizzazione degli inibitori della monoamino ossidasi A in futuri studi clinici potrà determinare l’efficacia di questa classe di farmaci non solamente nel campo cardiologico ma anche nella prevenzione della fragilità associata all’insufficienza cardiaca.

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Prof. Angelo PARINI, MD, Ph.D.

Direttore dell’Istituto di Malattie Metaboliche e Cardiovascolari I2MC di Tolosa

Aula 2 del Corpo Aule, Biblioteca del Policlinico Universitario di Catania

 

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