Capita fin troppo spesso che i militari coinvolti negli odierni conflitti mediorientali perdano un arto del proprio corpo; questo non sarà mai eguagliato da una protesi artificiale, come al contrario accade nei film di fantascienza (si prenda ad esempio il braccio meccanico dell’agente Del Spooner, interpretato da Will Smith, nel film Io, Robot), o forse anche nel mondo reale c’è la concreta possibilità di sostituire arti del proprio corpo con parti robotiche?

APLLa DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), la stessa agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che nel 1969 diede vita a Internet, allora chiamata ARPAnet, a partire dal 2006, ha investito milioni di dollari nel progetto Revolutionizing Prosthetics. Lo scopo della ricerca si è sempre orientato verso la realizzazione di protesi robotiche dotate di sensibilità e controllabili direttamente dal cervello. Tale studio ha avuto esito positivo soltanto nell’aprile 2012, quando per la prima volta, a Baltimora nel Maryland, con l’aiuto del Laboratorio di Fisica Applicata dell’Università Johns Hopkins, è stato creato e impiantato un braccio antropomorfo avanzato di tipo modulare, capace, grazie ad alcuni elettrodi collegati alla corteccia sensomotoria, non solo di trasmettere un feedback tattile ma, soprattutto, di essere manovrato interamente dall’utente tramite il pensiero.

Robotic handCiò nonostante, una volta collocato l’arto per mezzo di un complicatissimo intervento di microchirurgia, il risultato non ha subito soddisfatto le aspettative: il paziente, prima d’imparare a controllare fluidamente e con efficacia la sua nuova estensione corporea ha dovuto far pratica per diversi mesi. Attualmente, le protesi riescono a restituire un movimento realistico pari al 60%, tuttavia la DARPA ha assicurato che continuerà nella ricerca e nello sviluppo di arti artificiali di volta in volta migliori, affinché venga raggiunto un livello di precisione più elevato.

Non molto lontano, la neurotecnologia potrà essere d’aiuto a milioni di persone, così come lo è stata Internet, inizialmente concepita per scopi militari. Insomma, sembra proprio che la DARPA, seppure non sia una grande azienda informatica privata a scopo di lucro, abbia preso alla lettera l’aforisma di Franz List, adottato come motto dell’agenzia: «Per lanciare un giavellotto negli spazi infiniti del futuro servono forti braccia», “bioniche” verrebbe d’aggiungere.

Alberto Molino

Scrivi