“Sul caso Tecnis, oggi i sindacati hanno posto il problema delle aziende coinvolte nel processo produttivo dei singoli cantieri, nel corso di un incontro al Ministero dello Sviluppo economico,  La preoccupazione più forte riguarda le ricadute occupazionali, oltre che le spettanze arretrate, compresa la cassa edile. Fillea Cgil Filca Cisl e Feneal Uil nazionale, regionale e provinciale di tutti i territori interessati, hanno interpellato il Ministero per lo sviluppo economico a proposito del blocco dei lotti successivi; un’ipotesi purtroppo possibile se non riprende l’operatività dei cantieri e se non si completano le opere secondo le scadenze previste. Siamo anche preoccupati per la perdita dei finanziamenti europei”.
Lo riferiscono i segretari generali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil di Catania, Giovanni Pistorio, Nunzio Turrisi e Francesco De Martino, che riassumono anche lo stato del confronto tenutosi a Roma.
Per il ministero era presente Giampietro Castano, responsabile della Unità Gestione Vertenze.
Nell’incontro al Mise l’azienda ha riepilogato le tappe clou del caso Tecnis; dal 22 ottobre i due soci catanesi sono agli arresti domiciliari. Il 9 novembre è stato presentato il piano di ristrutturazione del debito, che ha cristallizzato la situazione e bloccato tutte le iniziative dei creditori. L’ 8 dicembre è stata fissata l’udienza per l’ammissione che potrebbe portare, se tutto funziona, alla possibilità di saldare i debiti accumulati.
 Il piano prevede il pagamento integrale dei debiti stimati in circa 100 milioni con una dilazione dei tempi di pagamento. I debiti sono ammontano a 20 milioni di euro verso il fisco, 25 verso le banche, 55 verso fornitori e lavoratori. In questo percorso si è inserita una interdittiva antimafia secretata che è arrivata alla società lo scorso 12 novembre; interdittiva che è  arrivata anche a tutte le società controllate da Tecnis e che ha di fatto causato la caduta del consiglio di amministrazione. Solo con la nomina  dei commissari per la gestione della società da parte del commissario nazionale antimafia -che dovrebbe arrivare entro 10 giorni dalla interdittiva- l’azienda tornerà operativa.
 Il Mise si è invece impegnato a sollecitare il Prefetto di Catania per la nomina del commissario, a riconvocare il tavolo in sua presenza e invita l’azienda ad un dialogo più frequente e strutturato con le organizzazioni sindacali a livello territoriale. Il rappresentante dell’impresa  ha posto l’attenzione sui crediti vantati verso le committenze (si tratta di circa 28 milioni di euro per stati di avanzamento scaduti) ma ha anche rassicurato i presenti sul fatto che sia stato individuato il percorso per pagare. Nel giro di qualche giorno potrebbero essere saldate le retribuzioni arretrate relative al mese di settembre. Anche i sindacati catanesi chiederanno un incontro urgente al Prefetto di Catania.

La recente risposta del sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci all’atto di sindacato ispettivo del deputato Giuseppe Berretta, che ha riaperto la querelle sulla nomina dei commissari nelle aziende catanesi Ipi e Oikos, con relativa controreplica del prefetto, torna a riproporre ancora una volta la questione anche sull’opportunità dei compensi che gli stessi nominati ricevono.

E a distanza di un mese ritorna sull’argomento il segretario generale dell’unione territoriale di Catania dell’Ugl, Carmelo Mazzeo, chiedendo una forte inversione di rotta a tutela dell’equità sociale: “Non abbiamo mai avuto alcun dubbio circa la trasparenza dell’azione del prefetto nella scelta discrezionale dei professionisti chiamati a ricoprire un così delicato incarico, così come siamo pienamente consapevoli che la cifra prevista per gli emolumenti dei tre nominati sia stata determinata in base alla normativa a quel tempo in vigore. Ciò che invece ci indigna è il fatto che ancora oggi dal Governo nessuno si è espresso sull’opportunità e sull’esosità di tale importo, che al contrario continuano a difendere sostenendo che è il “minimo”. Ci chiediamo, quindi, – continua Mazzeo – se 45 mila euro al mese per un singolo commissario è il rimborso per legge minimo, a quanto ammonterebbe invece il massimo? Tutto questo è immorale e a dir poco vergognoso, perché mentre tutti i giorni sotto la Prefettura protestano lavoratori che in ogni settore rischiano il posto di lavoro, all’interno della stessa si firmano decreti di nomina con emolumenti a cifre da capogiro che fanno a pugni con la triste realtà occupazionale della nostra città. Il tutto, voglio ricordare, mentre anche nelle realtà di Ipi – Oikos si fatica a riconoscere ai dipendenti le spettanze di diritto. Chiediamo dunque al Governo nazionale ed alla politica senza distinguo di colori – conclude il segretario Ugl – di intervenire con urgenza per porre fine ad una situazione vergognosa come questa, modificando radicalmente la normativa in materia, per tutelare l’equità sociale in un periodo di pesante e pressante crisi come quello attuale.Il sindaco di Catania Enzo Bianco ha convocato in Municipio, venerdì 20 novembre, le organizzazioni sindacali per un incontro sulla vicenda Tecnis. Il primo cittadino condivide la preoccupazione per la sorte dei dipendenti, di cui il 40% Sicilia, dell’azienda che sta eseguendo importanti lavori a Catania e in Sicilia, tra cui quelli per la realizzazione della Metropolitana e dell’Ospedale San Marco a Librino, per i quali c’è il rischio che non vengano completati.

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