L’ISIS si espande a macchia d’olio, anzi a macchie d’olio visto che continua accendere incendi in aree molto lontane l’una dall’altra. Esiste da appena due anni e ce lo troviamo adesso alle porte di casa, in Libia. A quelli che pensano ancora che parliamo di paesi lontani, faccio presente che la distanza fra Tripoli e Catania è minore di quella fra Catania e Roma: meno di 500 chilometri, che un aereo di linea copre in mezz’ora e un caccia in quindici minuti.

Quelli che massacrano, tagliano gole, bruciano i nemici sono lì, proprio di fronte a noi e hanno detto che non si fermeranno davanti a niente. Cercheranno di infiltrarsi in tutti i modi, soprattutto a bordo dei barconi carichi di veri profughi, e se riusciranno a mettere le mani su missili SCUD potranno cominciare a bombardarci, siamo dentro il raggio d’azione. Uno SCUD arriva in pochi minuti: se non riuscissimo a intercettarlo in volo sapremmo che ce ne hanno mandato uno dall’esplosione, non dalla TV.

E l’Europa che fa?

I governanti litigano fra loro su tutto, hanno altro a cui pensare. Quelli “che contano”, poi,  si preoccupano al massimo dell’Ucraina. Tutto sommato hanno più interessi da quelle parti, e poi fra la Libia e loro c’è di mezzo l’Italia. Peggio per lei, chi se ne frega.

Già, e l’Italia?

Basta guardare un TG o leggerei titoli dei giornali per rendersi conto che il nostro sembra un paese strafatto di hashish. Beghe parlamentari, scandaloni e scandaletti, processi-telenovela, Isola dei Famosi. Ecco, magari se c’è qualche atto di terrorismo con caccia all’uomo, via con le interviste, fanno audience perché sembra un telefilm con in più il brivido del fatto vero.

Chi si ricorda “I Promessi Sposi”, i capponi che Renzo portava in regalo? Li avrebbero fatti fuori da lì a poco, eppure usavano gli ultimi istanti di vita per beccarsi fra loro.

Carlo Barbieri

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