CATANIA – La notizia è di quelle che ti prendono allo stomaco: “Infiltrati dell’ISIS tra i migranti sbarcati in Sicilia”. Improvvisamente gli orrori che ci mostra la televisione  a pranzo e a cena  sembrano più reali e vicini,  diventano per la prima volta una minaccia reale  al nostro mondo e modo di vivere. Ma la notizia non mi sembra neanche inedita.  Poi realizzo e mi compare una copertina:  ne aveva scritto  Carlo Barbieri nel suo ultimo giallo “Il morto con la zebiba”. L’autore era venuto in Sicilia per un giro di presentazioni, e a Catania era stato ospitato in un evento organizzato dal Rotary Etna Sud e da noi di Sicilia Journal. Alla domanda “Ma come ti   è venuta l’idea di una cosa del genere?” Barbieri mi aveva risposto: “Faremmo meglio a chiederci come mai una idea del genere non è ancora venuta a chi ne trarrebbe vantaggio, e aprire gli occhi. La fantasia spesso è come un radar al servizio della razionalità, l’aiuta a vedere in anticipo le cose che stanno arrivando”.

Lo chiamo al cellulare, risponde subito per recente, ma collaudata amicizia.

–  Carlo,  con “Il morto con la zebiba” ci avevi azzeccato.

-“Quasi. Io in realtà nel libro parlavo di infiltrati di Al Qaeda ma nel 2012, quando l’ho scritto, del’ISIS non si sapeva nulla”.

– E invece in soli due anni…

“Esatto. In soli due anni l’ISIS è diventato un nemico che fa paura ogni giorno di più. Ricorda la fuminea espansione dell’Islam del settimo secolo”.

– I tempi sono cambiati però…

“Certo, ma con quei tempi ci sono anche molte cose in comune. Fanatismo, voglia di riscatto, il fascino del “Dio lo vuole” che anestetizza la paura della morte da una parte; dall’altra popoli attaccati al benessere, divisi, senza grandi ideali, non più disposti a morire in guerra, convinti di potere vincere senza rischiare la vita sul campo grazie alla sola supremazia tecnologica: oggi droni e bombe intelligenti, in passato il “fuoco greco” di cui i soli bizantini avevano il segreto. Ma il “fuoco greco”  non bastò. E oggi come allora, tanta ignoranza dell’Islam da parte occidentale; e in più, rispetto al passato, la complicazione degli interessi di Multinazionali e Stati che pensano al breve termine senza porsi il problema del dopo. E in effetti tutto questo caos nasce dall’aver fatto saltare il coperchio di quelle pentole a pressione che erano l’Iraq di Saddam Hussein, l’Egitto di Mubarak e la Libia di Gheddafi per cercare di trarne profitto senza un vero piano per il “dopo”.

Scambiamo qualche altra parola, gli auguri di Natale e chiudo la telefonata meno tranquillo di quando l’ho iniziata. C’è poco da stare allegri e da rivedere in chiave critica, molto critica, l’Operazione Mare Nostrum e la così detta “politica dell’accoglienza” che ha arricchito i soli furbetti del quartierino, o del Cara dietro l’angolo, tanto per retare sulla cronaca. Riprendo a sfogliare  “Il morto con la zebiba”, Todaro Editore. Un bel giallo che si dipana fra Palermo, Mazara del Vallo e Il Cairo e di cui è protagonista ancora una volta il commissario Mancuso della Omicidi di Palermo. Ci aveva visto bene, meglio e più lontano di un suo più celebre collega.

Daniele Lo Porto

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