Com’è strana la psicologia dell’uomo di destra. L’altro dì tra il pubblico di un convegno catanese sul centrodestra – 7 luglio: “Una Hotel” nella centralissima via Etnea – sentivo di un Mussolini dittatore «all’acqua di rose». Chissà che significa. Diciamola tutta: su quale parte della spremuta di cuore quei signori attratti dalla scienza di governo avrebbero posto l’accento? Click. Peccato non averli anche intervistati. Sulla dittatura o sull’«acqua di rose»? Sulla cosa in sé o sulla (blanda) manifestazione della cosa? Pensandoci bene: la prima parte non terrà in piedi anche la seconda? Qualcosa del tipo se dittatura dev’essere (è stata e sarà) meglio all’italiana così da non destare troppe inquietudini, e per dirne bene nei secoli a venire?

La fortuna di non abitare in Sicilia: Crocetta, Cuffaro, Lombardo per me pari sono: pari sono i suoi elettori poveri in diritti e doveri. Click. Una sala carica di uomini di destra – uomini nel senso di uomini, le donne si mostrano con moderazione – che discutono di piazzale Loreto e ragionano con scarsa attenzione. Riempirsi gli occhi di femminile curiosità, anche. Una destra in doppiopetto, abbronzata, tutt’altro che liberal: in senso continentale intendo. O forse sì, dipende da dove Berlusconi vuole si attacchi l’asino. La presenza di professionisti e avvocati non assicura quella di lettori di Jünger, Del Noce e via elencando. Anzi. La destra c’è, la cultura di destra (rebus che qualcuno ha tentato di risolvere: chi è senza peccato scagli la prima pietra) sta fuori, misuro la distanza in yottametri. Uno, due, tre. In ambienti siciliani, dio patria e famiglia, è un fastidio. Lì non si pensa, si abbassa la testa e si applaude (al duce). Bene che vada motivo d’invidia tra galli di uno stesso pollaio.

L’uomo di destra ha un rapporto singolare con la propria immagine. Avete presente Danny DeVito no? Il brav’attore americano poco affascinante, non adatto ai ruoli da bello-e-dannato? Ecco, immaginate che – così per magia – un giorno qualsiasi Danny si guardi allo specchio (magico, naturalmente) e si accorga che i capelli sono cresciuti, che il corpo è più snello e si è allungato, che i vestiti si sono miracolosamente colorati di nero e hanno mutato completamente foggia. Da una camicia in stile hawaiano a un lungo mantello. Ecco, immaginate a un certo punto che il vostro Danny si accorga di essersi trasformato nientemeno che in Capitan Harlock. E indugiate dieci minuti ancora e immaginate che il vostro bel giovane riperda improvvisamente i capelli, ma continui a essere alto e robusto, con un mascellone da far invidia a Ridge Forrester e l’occhio alla Paul Newman. Ecco: adesso il vostro Danny si sta trasformando nientemeno che in Brad Pitt.

L’impressione che offre l’umanità destrina è quella di un popolo incline all’autoindulgenza (esame da 30 e lode assicurato), in attesa del proprio Freud. O di una Diane Arbus. Click.

Scrivi