CATANIA – “Non è con la riduzione dei diritti che si affronta la mancata crescita di un Paese, ma con gli investimenti nei settori della conoscenza”.

Un messaggio chiaro, forte, quello che arriva da Catania al governo nazionale, a pochi giorni dalla votazione in aula del Job act e a una settimana dalla sciopero generale indetto per il prossimo 12 dicembre, che ha animato il dibattito organizzato dalla Flc Cgil Catania, in vista anche delle elezioni delle proprie RSU, che a livello nazionale si terranno i prossimi 3,4 e 5 marzo. Già nel titolo “Ri-conoscenza”, l’incontro voluto dalla segreteria provinciale con i lavoratori, le Rsu e i delegati della provincia etnea “mira a fissare un punto di partenza, tornando alle origini di un sindacato che ha combattuto per i diritti dei lavoratori – ha spiegato Antonella Distefano, segretaria generale Flc Cgil Catania, – il termine riconoscere, vuole significare essere grati per la storia che ci ha consegnato la CGIL, attraverso la quale ritrovare le ragioni per intraprendere un percorso di innovazione oggi che sappia accettare i cambiamenti, senza rinunciare alle prerogative proprie”.

10847836_10200239267979803_1484784969158641031_nLa fotografia dello stato dell’arte dei comparti della Conoscenza emersa dalle relazioni illustrate da Gigi Caramia e Renato Comanducci responsabili Centro nazionale Scuola e Università/Ricerca della FLC non danno segnali rassicuranti su un’inversione di rotta rispetto allo scempio del recente passato. “Non condividiamo certi slogan – ha esordito Renato Comanducci – di chi pensa che le università siano luogo in cui debbano nascere idee di ‘business’, perché è esattamente il contrario”.
“Dalla riforma Gelmini, Tremonti, Brunetta ma anche Giannini, si prova a demolire uno dei due pilastri, su cui regge la ‘scuola della costituzione’, il pilastro della cultura, per trasformare le aule in uffici pieni di ‘signor Sì’, è una scuola sempre più gerarchizzata e precarizzata – spiega Gigi Caramia – e ci dispiace ammettere che neppure questo governo di centro sinistra riesce a fare di meglio”. “Siamo il Paese che ha solo il 19% della popolazione con un titolo di studio superiore, la media europea è del 30%, in momento di crisi come questo le università diventano accessibili solo alle classe abbienti e come affronta il problema il Governo? – si domanda Renato Comanducci – con un insostenibile appesantimento amministrativo e una continua diminuzione delle risorse che tagliano anche su borse di studio e benefit per i più meritevoli. Diminuiscono, infatti, da un lato docenti e i tecnici ammnistrativi (-26%) dall’altro le iscrizioni (meno cinquantamila iscritti l’anno) in compenso negli atenei aumenta il lavoro precario e sottopagato”.
“Continuano ad assistere ad un imbarbarimento cultuale e a politiche contro il lavoro delle quali non è possibile discutere con nessuno. Ecco perché sia lo sciopero del 12 dicembre che le elezioni di marzo sono gli appuntamenti per eccellenza, perché il premier Renzi si dovrà ricredere” ha commentato Giusto Scozzaro, segretario generale FLC Sicilia, presente all’incontro assieme a Giacomo Rota, segretario generale CGIL Catania che ha aggiunto “ La Cgil è impegnata in una contrapposizione ‘dolorosissima’ con il Governo, che non ha voluto, non ha cercato, ma alla quale non si sottrarrà. Il modo in cui il governo ha messo mani alla legge 300 del 1970 – ha proseguito Rota –è semplicemente indecente, non è quello che ci saremmo aspettati e crediamo che ancora oggi i lavoratori abbiano bisogno dell’art 18”.
Decine gli interventi dalla platea, alcuni dei quali hanno riproposto questioni locali come l’anomalo accorpamento tra Policlinico e azienda Vittorio Emanuele, che ha dato vita ad una pasticciata convivenza tra personale ospedaliero e universitario, e la lunga vertenza per la statizzazione del liceo Musicale Vincenzo Bellini, un’eccellenza nel panorama nazionale che non ha ancora il giusto riconoscimento.
A chiudere il dibattito, esordendo con le parole “Orgoglio e dignità” è stato Maurizio Lembo segretario di organizzazione FLC nazionale “per un forte senso di appartenenza al sindacato, luogo di ascolto, confronto, ma pesantemente ferito da un attacco frontale a cui rispondere con una alzata di testa e una massiccia presenza in piazza”.

 

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