E’ una di quelle notti, anzi di tardo pomeriggio italiano, che purtroppo rimarranno nella storia e che ci riportano con i piedi per terra dopo il tiki taka di spagnola origine contro l’Inghilterra, che era valso il record di maggior passaggi riusciti dai Mondiali del 1966: il 93,19%. Adesso, l’inattesa e clamorosa sconfitta contro il Costa Rica per 1-0, complica il cammino degli azzurri verso gli ottavi di finale e martedì pomeriggio sarà spareggio – qualificazione contro il redivivo Uruguay che ieri ha fatto fuori gli inglesi grazie ad una doppietta del ‘pistolero’ Suarez. All’Italia basterà comunque un pareggio, mentre gli uruguaiani dovranno vincere a tutti i costi.

Veniamo all’inatteso verdetto del campo: Italia troppo brutta per essere vera, uno schiaffo in pieno viso dopo le tante carezze post Inghilterra, la Nazionale è sembrata stanca, spenta e con meno voglia ed aggressività degli avversari. Non si salva nessuno, perché paradossalmente, dopo l’1-0 subito quasi in chiusura di primo tempo, nella ripresa non sono riusciti a scagliare un tiro contro la porta avversaria nonostante gli innesti di Cassano, Insigne e Cerci. Impensabile. L’Italia ripartiva con ritmi lentissimi, sempre prevedibile e con poche idee. Pirlo ha sbagliato alcuni passaggi per lui elementari, Thiago Motta ha fatto sentire la mancanza di Verratti, Candreva è stato sotto la sufficienza così come Balotelli, che non ha sfruttato una palla gol incredibile nel primo tempo a tu per tu con il portiere avversario. Nel secondo tempo, per lui, il buio più totale, mai una conclusione in porta. La nostra linea difensiva non è stata all’altezza della fama mondiale che si porta dietro da anni. Chiellini è stato graziato quando ha nettamente spinto Campbell in area con un rigore solare negato ai nostri avversari. Ma ci hanno pensato gli dei del calcio a mandare in rete, appena un minuto dopo, Ruiz che ha finalizzato con un colpo di testa il cross da sinistra di Diaz. Gol, partita, incontro e qualificazione.

Come mai è accaduto tutto ciò? Prima di cominciare i soliti processi che non fanno bene a nessuno, bisognerebbe capire i perché di un così netto calo fisico ed atletico. La ripresa è stata una lenta agonia, a tratti sembrava che fosse l’Italia ad essere in vantaggio per come stava amministrando la gara, soltanto che eravamo noi ad essere sotto ed a dover recuperare, ma è mancata la verve necessaria, la cattiveria, la fame di rimonta. C’era caldo, ma gli azzurri si preparano a resistere ed affrontare queste condizioni dal ritiro di Coverciano, dove è stata ricreata una piccola Manaus. Il caldo non può essere la scusa per tutto. “Abbiamo giocato a ritmi troppo bassi – ha detto Prandelli – la partita è nata male e che ci ha visto entrare in campo con un approccio sbagliato. Ora abbiamo un strenuo bisogno di recuperare le energie fisiche e mentali per il match con l’Uruguay. Niente panico, abbiamo la possibilità di qualificarci per gli ottavi di finale. Dopo il loro gol non abbiamo più tirato in porta. Dalle tre sostituzioni confesso che mi aspettavo più qualità, dovevamo cercare di più Mario sulla profondità. Dobbiamo poi essere più veloci nel recuperare il pallone e per questo bisogna lavorare in 10, nessuno escluso. Abbiamo pochi problemi, ma chiari.”

Anche alcuni azzurri intervistati nel dopo gara fanno cerchio contro eventuali critiche e scetticismi e provano a caricarsi per la sfida decisiva contro l’Uruguay. “Pensavamo e speravamo di fare meglio – ammette Gigi Buffon – avevamo preparato la partita per vincerla e invece abbiamo avuto qualche difficoltà. Non esistono più le cenerentole del calcio. Ma guardiamo il lato positivo, anche il pareggio non avrebbe cambiato nulla, quindi adesso guardiamo all’Uruguay consci che dipenderà solo da noi”.
Per Thiago Motta, decisiva è stata l’abitudine della Costa Rica a giocare con il gran caldo. “Per me è stato evidente il vantaggio a loro favore in questo senso. Ditemi un’ europea che abbia battuto una sudamericana: nessuna. Voltiamo pagina, non pensiamo più alla Costa Rica , ma concentriamoci per fare bene con  l’Uruguay”.
Claudio Marchisio se la prende un pò anche con la sfortuna: “Nel primo tempo, con Mario abbiamo avuto un paio di occasioni per sbloccare il risultato e forse la partita sarebbe cambiata. Nel secondo tempo abbiamo sofferto, con il caldo era difficile rimanere lucidi. Comunque non incassando il secondo gol, abbiamo mantenuto alte le possibilità di qualificazione”.
Antonio Cassano, che ha esordito al Mondiale entrando ad inizio del secondo tempo, è già proiettato alla sfida con l’Uruguay. “Ora sarà importante recuperare bene le energie e fare una grande partita martedì prossimo. Sono sicuro che ce la faremo.”

Parole di circostanze o no, bisogna continuare a credere alla Nazionale di Prandelli. Fenomeni non eravamo contro l’Inghilterra e brocchi non siamo diventati contro i numeri 28 del ranking mondiale. La verità quasi sempre sta nel mezzo, e se è vero che non siamo così brutti per essere veri, è altrettanto corretto pensare che non siamo i più forti del mondiale. Ma questo lo sapevamo anche alla vigilia della partenza del Brasile. In un campionato del mondo così equilibrato, dove non c’è stata una squadra nettamente superiore alle altre a parte, forse, la Germania, prestazioni come quelle contro l’Inghilterra possono metterci nelle condizioni di giocarcela con tutte. A patto che ci siano quelle intensità, voglia, e concentrazione. Prandelli sistemerà sicuramente più di qualcosa, deve farlo o non andremo molto avanti. Ma la fiducia nel nostro tecnico e negli uomini che si è portato dietro deve rimanere intatta, provare a costruire un castello ed abbatterlo al primo intoppo geometrico non è corretto. Perché quello dell’Italia non è un castello di sabbia messo su per l’occasione e da distruggere dopo il Mondiale, è un castello che sta venendo su con solide basi ed è destinato ad essere completato e diventare opera compiuta. A patto che si remi tutti dalla stessa parte.

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