Japan Fest, Catania tra i suoni Taiko

di Katya Maugeri Foto servizio di Vincenzo Musumeci

Promuovere la cultura, anche quella ben lontana da noi, quella di coloro che dei riti e delle tradizioni ne hanno realizzato l’arte più sublime, la cultura di chi con la loro danza, gli abiti e la calligrafia continuano ad affascinare tantissima gente: Il Giappone, una realtà apparentemente lontana da noi, da usi e costumi che per la nostra indole non è facile comprendere ma alla quale ci accingiamo con immenso trasporto. Promuovere la cultura giapponese al fine di ammirare e conoscere da vicino questo splendido mondo costituito da tradizioni che tutt’oggi persistono, di riti sopravvissuti all’evoluzione tecnologica. Si è conclusa nei giorni scorsi la terza edizione del Japan Fest nella sede dell’Istituto Ardizzone Gioeni di Catania, organizzata dall’associazione “Ex-Cogito” ed inserita nel contesto delle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone.

ph Vincenzo Musumeci

ph Vincenzo Musumeci

Un’iniziativa apprezzata e divulgata dal commissario dell’istituto “Ardizzone Gioeni”, Giampiero Panvini, “La manifestazione – ha affermato Panvini – contribuisce alla rivalutazione di una delle strutture più interessanti della città”. Il deputato regionale, Marco Forzese ha apprezzato la grande svolta messa in atto nella gestione dell’Istituto Ardizzane Gioeni dal Commissario Panvini e lo ha invitato a “continuare con decisione nell’opera di rilancio di una delle strutture più prestigiose presenti in Sicilia”.

Il Japan fest, attraverso laboratori con aree tematiche, esposizioni di materiale tradizionale nipponico e conferenze accademiche, ha fornito al suo vasto pubblico la possibilità di rapportarsi ad argomenti non sempre approfonditi. Tra le varie conferenze accademiche, molto interessante, l’argomento affrontato dalla professoressa Paola Scrolavezza, “La maschera che rivela. Fra travestimento e giochi di ruolo, le mode delle strade di Tokyo”, nella quale si è discusso sulla nascita e l’evoluzione della “moda di strada”, il riconoscimento artistico – ottenuto da pochissimi anni – del mondo dei manga e delle varie trasgressioni che popolano le strade giapponesi.
Presentato il nuovo lavoro di Vincenzo Mirisola, “Giappone ‘800. Un’arte colorata. La fotografia” edito da Lanterna magica, il libro contiene più di centotrenta fotografie con notizie e curiosità sulla società giapponese del Diciannovesimo secolo, agli albori della sua storia moderna. Da Farsari a Kusakabe Kimbei, molte le opere dei più grandi fotografi giapponesi Ogawa Kazuma, Uchida Kuichi, Tamamura Kozaburo. Un libro tra fotografia e arte, poiché la fotografia divenne il mezzo ideale per raccontare la società giapponese ancora incerta tra passato e futuro.

Di grande rilievo, la mostra di Calligrafia giapponese a cura della maestra Kumiko Onishi, prima esposizione italiana. L’evento ha coinvolto gli interessi di un pubblico giovane e affascinato quello adulto grazie all’eterogeneità degli argomenti trattati e alle attività proposte, quali esibizioni di Karate, workshop su Sumi-e, di danza Butoh, Japan Cosplay, laboratori Haiku, e inoltre l’incontro con l’affermato chef Hirohiko Shoda. Tra Kimoni e il suono ammaliante dei tamburi di Taiko – a cura del gruppo Munedaiko – si è conclusa la terza edizione del Japan Fest, con la speranza di poter realizzare davvero un’aggregazione sociale, diffondere una cultura così ricca di dettagli ed educare la città a nuovi orizzonti, nuovi modi di condividere i luoghi e le tradizioni altrui ricercando il denominatore comune che unirà sempre ogni cultura.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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