di Davide Di Bernardo.

Vignetta di Andrea Lupo.

Nella notte, mentre guardavo la partita dei miei viziati campioni, ho sentito botti improvvisi ed urla, come non accadeva dal 7 gennaio.

Ho diretto il mio vecchio sguardo alle strade, alle piccole vie, ai ristoranti.
Lì ho visto persone cadere, francesi uccisi ed altri salvati da quei telefoni che usate mettere all’orecchio. Dovrebbero inserirlo tra i dati tecnici: “lo smartphone ferma le pallottole”.
Poi dalla mia antenna sono iniziate ad arrivare le prime notizie, le prime informazioni di una notte che, anche se vecchia e spesso data per scontata, non vorrei mai più vedere.
Tante, troppe morti. Ancora una volta per non capisco quale motivo.

eiffel
<< Gli occidentali devono pagare! >> – sentivo.
“Ma cosa?” – mi chiedo. E perché “gli occidentali” dovrebbero pagare colpe che non hanno, almeno non tutti.
Che colpa più avere una coppia di fidanzati che esce dal ristorante tenendosi per mano, pronta a darsi un bacio da raccontare ai figli?
È vero sarò solo una torre, ma quanti di voi sono saliti sul punto più alto di Francia senza alcuna distinzione? Io non ho mai chiesto “da dove vieni?” o “qual è la tua religione?”.
Io ti ho semplicemente permesso di salire. Ed alla fine della salita, nella cupola sotto l’antenna, ho scritto non solo i nomi delle città europee od occidentali.
Lì, dove potresti guardare casa tua se non ci fosse tanta distanza o foschia, lì c’è anche il nome della tua città medio-orientale o sovietica o africana o araba. Lì Roma è accanto Bagdad e proprio in quel posto, in cui tanti non salgono per paura dell’altezza, Parigi dimostra di essere il centro del mondo quando si tratta di essere multiculturali.
E poi guardate la nostra nazionale, forse vista dall’alto dei miei 300 metri può sembrare diversa, ma le facce di quei ragazzi sono l’emblema di ciò che non vedete. Tra loro vi sono magrebini, marocchini, ghanesi, che lottano e corrono per una bandiera comune, senza uccidere nessuno e sembrano ancora rispettare quel grido che più di 200 anni fa inneggiavano sotto il mio ferro e che voi rivendicate con le bombe ed i morti: “egalitè, fraternitè, libertè.”

di Davide Di Bernardo

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