di Anna Rita Fontana

Compositore siracusano eclettico, Joe Schittino, ci accoglie al Katane Palace di Catania, prima del concerto di apertura della Scam ( Società catanese amici della musica)della stagione 2015-2016 “Altri approdi”, insieme al presidente dell’associazione Giuseppe Montemagno. Per l’occasione, sono in programma diciotto liriche per voce e pianoforte, su testi del tenore Riccardo Palazzo, in prima esecuzione assoluta. Rivolgiamo per l’occasione qualche domanda al maestro, che ci intrattiene volentieri su alcuni aspetti della sua professione.
Qual’è il punto di partenza del compositore Joe Schittino?
“Mi sono mosso da una base di studi pianistici e compositivi che ho curato all’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini”, rispettivamente con i validissimi maestri Luca Ballerini e Giovanni Ferrauto. Poi ho proseguito all’Accademia nazionale di Santa Cecilia a Roma, con Azio Corghi e Ivan Fedele”.
Cosa ha maturato lungo il suo percorso di studi?
“Dal pianoforte ho ampliato il mio interesse strumentale al bassotuba, che ho suonato da amatore nella banda musicale di Siracusa: un’esperienza molto utile nello sviluppo della scrittura per fiati, che ha rispecchiato la mia esperienza diretta. Per quanto attiene alla scuola catanese, invece, ho ereditato il rigore tecnico da Ferrauto e il senso del gusto da Ballerini”.JOE SCHITTINO E MUSUMECI
Ci specifica quale valenza attribuisce al termine “gusto” in senso musicale?
“Intendo tutto ciò che può raggiungere il pubblico in modo gentile, senza violentarlo, veicolando anche contenuti scabrosi, ovvero altamente drammatici, come la guerra e l’esilio. I miei compositori di riferimento, per il primo Novecento, sono Berg e Webern: il primo ha realizzato il compromesso più intelligente fra la tradizione e l’avvenire, mentre il secondo ha avuto l’intuizione della brevità e sottigliezza, non coltivati bene da chi lo ha seguito”.
Lei è un compositore prolifico, che può vantare al suo attivo oltre 250 partiture lungo un’attività trentennale. Si può cogliere in proposito un filo conduttore o l’ispirazione è molteplice?
“Preferisco lasciarmi ispirare dalle richieste che mi si presentano per varie occasioni: nel 2009 a Ginevra ho composto un oratorio sulla riunificazione tedesca, commissionato da una società di ebrei tedeschi, e qualche mese dopo una cantata ispirata ai campi di concentramento, su testi del poeta catanese Antonio Di Mauro. Per Etna fest, ad esempio, nel 2007, dato che la cantante era molto raffreddata, ho composto per lei un “Minuetto della tosse”, eseguito nel contesto di un work-shop, e realizzato da Steve Martland scomparso prematuramente nel 2013. Dall’apprendistato svolto con lui, che aderisce al minimalismo americano, all’uso di elementi folk inglesi e all’utilizzo di strumenti della musica leggera, come batteria e chitarra elettrica, ho acquisito una certa disinvoltura nel trattare il fenomeno musicale. Infatti secondo me un compositore dovrebbe essere capace di mettere in musica anche l’elenco telefonico, o di comporre all’occorrenza un inno alla tiroide”.pianista Junko Mashima
Sembra quindi che Lei ami tutte le correnti senza amarne una in particolare.. Come si colloca la tradizione?
“ Io non sono un purista sotto il profilo stilistico, eppure parto dalla tradizione, dai massimi esponenti a cui guardo come un fratello maggiore. Ma al tempo stesso bisogna dare alla tradizione una bella pacca sulla spalla, per evitare l’empasse creativo, senza avere troppa riverenza. L’importante per me è arrivare al pubblico in tanti modi e saper comporre per pubblici differenti, senza arroccarmi su una posizione autoreferenziale. E’ fondamentale poter comunicare, abbattendo qualunque barriera”.
Lei si accosta al pubblico sia come musicista che come performer, come concilia questi due aspetti?
“Sono due facce di uno stesso sistema e io le ho percorse parallelamente. Mi sono formato come attore al Teatro Stabile con registi come Gianni Salvo, Ezio Donato, Lamberto Puggelli; e in Germania col drammaturgo tedesco Klaus Rohleder. Ho composto sia per il teatro che per la danza, che ho studiato con Donatella Capraro, come bio meccanica e sul versante classico. Considero il teatro una sorta di contenitore magico, che ti può offrire più risorse degli enti lirici”.RICCARDO PALAZZO
A proposito di risorse, mi sembra evidente che Lei creda nella multimedialità..
“Infatti, ne sono un convinto assertore: è lei che sceglie te, quasi intercettando le tue energie. Io non credo nella musica assoluta, preferisco muovermi come performer vivendo la musica come gesto e catalizzando la mia attenzione col suono delle parole più che con l’immagine. A volte un testo musicale malinconico può avere una veste del tutto originale, non è più come nel ‘700, quando con la teoria degli affetti si associava a una poesia triste un modo minore”.GIUSEPPE MONTEMAGNO 3
Anche queste liriche su testi di Riccardo Palazzo sono suoi esempi di musica multimediale. Cosa esprimono?
“Infatti, sono poesie di stampo simbolista, che si condensano in piccole scene di teatro e risalgono all’adolescenza del loro compositore (mio coinquilino tra Siracusa e Catania), nella doppia veste di autore-esecutore nel concerto, accompagnato al pianoforte dalla pianista giapponese Junko Mashima ( allieva della scuola di Daniele Petralia). Poesia e musica quindi, per attivare più sensi nello spettatore”
Ha in programma qualcosa di imminente?
“ Sì, per l’ associazione francese Cadmium Compagny Pontoise è prevista l’esecuzione della mia composizione “Alpheus e Aretuse”, annullata il 15 novembre a seguito dell’attentato terroristico di giorno 13, e differita al 23 gennaio 2016 a Vaureal, vicino Parigi: si tratta di un balletto da camera per due danzatori e due strumenti”.

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