Il deputato del Pd Khalid Chaouki: “A scuola per l’integrazione servono lezioni di arabo e cinese e più professori immigrati”

Ascolti Khalid Chaouki e ti sembra di leggere l’ultimo libro Sottomissione di Michel Houellebecq. Il romanzo dello scrittore francese che parla in senso distopico di una sottomissione della Francia all’Islam non solo da un punto di vista demografico (in virtù dell’inarrestabile flusso migratorio) ma anche sotto l’aspetto politico e culturale. Nel libro si narra della vittoria alle presidenziali francesi di Mohammed Ben Abbes, leader del partito islamico Fratellanza Musulmana, contro Marine Le Pen, leader del Front National, partito di estrema destra , grazie a un’alleanza del partito musulmano con la destra moderata e la sinistra. Obiettivo di Abbes è l’islamizzazione dell’intera Unione Europea, con l’adesione alla Ue della Turchia e di vari Paesi nordafricani.

Il clamore e il successo di Sottomissione non sono dovuti solo alle sue previsioni distopiche e provocatorie ma sono anche ineluttabilmente collegati all’attentato del sette gennaio scorso alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo.  La data dell’attentato non è stata scelta a caso dai terroristi, infatti era il giorno dell’uscita del romanzo Michel Houellebecq che ci allerta su una possibile dominazione musulmana e Charlie Hebdo per l’occasione aveva dedicato la sua copertina proprio allo scrittore francese, ritraendolo vestito da mago in una vignetta titolata: “Le previsioni del mago Houellebecq”.

Michel Houellebecq

Michel Houellebecq

In Sottomissione i musulmani snobbano i ministeri più importanti di Finanza e dell’Interno lasciandoli agli alleati, puntando tutto su demografia e istruzione per cambiare le radici dell’Europa e modellarla ai loro usi, costumi e tradizioni

Ecco un brano di Sottomissione: “Secondo la Fratellanza Musulmana ogni bambino francese deve avere la possibilità di beneficiare, dall’inizio alla fine dell’età scolare, di un insegnamento islamico… Per prima cosa, non può assolutamente essere misto, e solo alcuni indirizzi saranno aperti alle donne… Questo sarebbe il nostro modello di società ideale. Inoltre, tutti i docenti, senza eccezione, dovranno essere musulmani. Le regole riguardanti il regime alimentare delle mense ed il tempo dedicato alle cinque preghiere quotidiane dovranno essere rispettate; ma, soprattutto, il sistema scolastico in sé dovrà essere adattato agli insegnamenti del Corano”.

Le dichiarazioni di Khalid Chaouki, deputato Pd e membro della Commissione d’inchiesta Cie, rilasciate al talk show di Klaus Davi, sembrano parafrasare il romanzo di Michel Houellebecq , e la fantapolitica diventa realtà. L’esponente del Pd auspica in Italia l’insegnamento obbligatorio dell’arabo e del cinese e un  inserimento crescente d’insegnanti stranieri nel corpo docente per favorire, a suo dire, una migliore integrazione culturale.

Ascoltiamolo: “A scuola si dovrebbero insegnare cinese e arabo e spagnolo sul modello delle scuole bilingue tedesche e inglesi per agevolare l’integrazione”, sostiene Khalid Chaouki.

“L’integrazione va costruita con una scuola che abbia dei reali obiettivi, che consenta ai nuovi italiani, ormai cinque milioni, di integrarsi nella società. Il 10 per cento degli studenti è di origine straniera che però scolasticamente vive ai margini – prosegue Chaouki. All’estero i corpi insegnanti e tutti gli impiegati dello stato consentono ai cittadini immigrati di dare un contributo alla vita civile. Da noi gli insegnanti immigrati sono quasi completamente assenti, le leggi sulla cittadinanza escludono i nuovi italiani. C’è un vizio di origine che implica l’esclusione e non l’inclusione”.

Siamo d’accordo con Khalid Chaouki, italiano di origine marocchina, sulle migliorie da apportare all’integrazione dei musulmani nella nostra società, ma attenzione che non  succeda al contrario: l’identità dell’Italia deve essere salvaguardata e non snaturata. A sentire Khalid Chaouki ci viene da pensare che si sia immedesimato troppo nel ruolo di Mohammed Ben Abbes e appena finito di voltare l’ultima pagina del romanzo di Houellebecq sia venuto  a ripetercelo a menadito o quasi.

 Vincenzo Adalberto 

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