Pina Mazzaglia

SANTA VENERINA (CT) – “…La Bellezza splende tra le realtà di lassù come l’Essere.  E noi, venuti quaggiù, l’abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminosissimo…”

Prende le mosse da uno dei più antichi concetti fondamento della nostra anima, l’incontro con il professore Vincenzo Tomasello alla Tenuta del Murgo in occasione della Rassegna “Kyklpos” da lui ideata insieme alla curatrice Daniela Vasta, critico d’arte. Quello sulla Bellezza, che secondo Platone genera quel tipo di innamoramento che fa volare l’anima verso il sovrasensibile, è il fulcro, la pietra angolare, il prodotto intellettuale che ha portato a coordinare il progetto e alla decisione di concepire l’evento, congiunto esclusivamente a un luogo dalle capacità tangibili, e altresì, di scatenare quella sete di conoscenza che cattura sensi e intelletto. Un luogo che, visto con gli occhi dell’anima, diventa visione interiore, diventa Genius loci, energia, principio vitale, diventa pretesto e metafora della nostra Sicilia, coi suoi miti e la sua storia, immediatamente visibile e amabile, luogo che grazie a una straordinaria posizione geografica e strategica, splende di luce e bellezza. La Bellezza è rivelatrice dell’Essere e quindi più amabile; è manifestazione dell’Entità e come tale genera amore; è miracolo, ed è miracolo di lettura in questo caso, come avviene nella prospettiva plotiniana, in quanto, “credo univoco” più di ogni altra certezza, rendendosi come esperienza intelligibile più certa di tutte. Secondo i concetti che hanno strutturato i vari eventi, solo lo sguardo contemplativo può ritrovare il suo splendore e la vera verità nelle cose sensibili. Dunque, la forza del pensiero che nasce da noi ci permette di spaziare su orizzonti infiniti, come nel modello di kalokagathìa, bellezza-bontà, che nasce dal presupposto che una cosa bella è anche buona, secondo un’altra antica dottrina, concetto che ben si sposa con quanto è in corso e si sta realizzando attraverso la Rassegna “klyklops”, alla Tenuta San Michele dei Baroni del Murgo. Una visione intera dedicata alla Bellezza visibile, come al visibile cui fa riferimento il titolo della rassegna, che sceglie per l’occasione di racchiuderne l’espressione in una univoca visione e l’affida all’Occhio Unico: organo della visione interiore, visione unitiva che si esprime per noi nella più acuta delle sensazioni che giungono attraverso il corpo, da cui però la saggezza non è scorta, e la cui evidenza riesce a travolgere ogni ragionamento e ogni calcolo.

P.M.: Cosa ha ispirato il titolo della mostra “kyklops”?

V.T.: Il titolo della mostra risente della mia professione. Insegno storia e filosofia e quando mi hanno chiamato per organizzare l’evento alle cantine Murgo ho pensato a un’icona, a qualcosa che potesse celebrare la nostra terra, e non al semplice calice di vino e al suo rosso contenuto: il rischio era di diventare leziosi…! In Sicilia siamo appesantiti da storie di lutti e schiacciati da fatti oppressivi: è il tentativo di mostrare un’immagine diversa della nostra terra, soprattutto per quelle imprese, che come Murgo, investono nella cultura. Ho pensato al “ciclope”, e questa idea cominciò a viaggiare nella mia mente per due mesi. In quel periodo lavoravo sul libro IX dell’Odissea, che narra appunto dell’approdo di Ulisse e del suo incontro scontro con Polifemo, questo mitico personaggio antropofago e sanguinario. Ho tratto delle conclusioni intellettuali, trasformando questa figura in un essere che ci dà delle informazioni sapienziali e ho collocato l’occhio al posto del cratere dell’Etna, che nella realizzazione grafica è diventato manifesto per questa Rassegna. L’occhio unico, nelle tradizioni sapienziali, si ritrova nei saggi, in coloro che unificano le dualità, come succede nel Buddismo o nell’Induismo. Naturalmente si tratta sempre di una mia operazione intellettuale da non attribuire al mito di Polifemo.

P.M.: Da dove è derivata la scelta di raccontare e rappresentare l’Intero…?

V.T.: L’occhio unico è simbolo dell’essenza e della conoscenza divina: è l’occhio divino che vede tutto, una visione “intera” di ciò che sta “attorno”. “L’universo è una realtà unica” dice Parmenide che vedeva la verità racchiusa in una sfera.12189088_1234276986602317_1598734614609059096_n

P.M.: Come si fa dunque, a vedere l’intero?

V.T.: Attraverso la “Bellezza” che, come insegna Platone è uno dei modi di vedere l’assoluto senza morire. Questa Rassegna l’ho immaginata come un libro, come un testo. Alla collettiva che è in corso e che ha fatto da prefazione, seguiranno i vari capitoli firmati da singoli artisti. Il primo capitolo sarà aperto il 20 marzo e vedrà la firma di Salvo Catania Zingali, artista di Comiso. Stiamo anche pensando di creare degli eventi collaterali con presentazioni di libri “fisici” che saranno protagonisti di questo luogo.

 P.M.: C’è un’affinità che lega gli artisti?

V.T.: Non c’è un legame con l’esperienza artistica messa in scena. Si tratta di esperienze individuali, slegate l’una dall’altra, ma significative per la varietà, l’esperienza e l’impegno culturale che il nostro territorio esprime.

 P.M.: Come dialogano gli artisti con lo spazio?

V.T.: È un dialogo legato all’esperienza fisica: la stessa mostra è esperienza di dialogo. Alcuni artisti metteranno in atto delle installazioni, anche se noi abbiamo voluto salvare la forma “quadro”, così come la forma “libro”. Credo che le due cose permettano un rapporto personale con le idee e costituiscano la capacità di sviluppare riflessioni: una visione del mondo come atto del “riflettere”, e al tempo stesso, senza necessariamente andare a penalizzare le altre maturazioni artistiche.

P.M.: Come ha voluto rappresentare in mostra l’anima della tenuta San Michele?

V.T.: Non l’ho voluta rappresentare: l’azienda ha già una sua riconoscibilità sul territorio. Murgo ha voluto investire anche sulla cultura, dando un’apertura e una visibilità in più sul territorio, scommettendo nella ricerca artistica, che ha già una sua autonomia culturale, dando a questo settore un valore aggiunto.

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