di Agnese Maugeri

Catania – Musica, quadri, letteratura, storia, sono queste le tematiche che il professor Giuseppe Montemagno ha miscelato insieme all’amore, l’arte, la povertà, la passione, la giovinezza e la morte nel nuovo “Appuntamento con la lirica” presso la sala Museion dell’Ersu di Catania. Tutte queste caratteristiche poste dentro la bellissima cornice di Parigi sono le tracce salienti del capolavoro di Puccini la “Bohème” in scena fino al 25 febbraio al Teatro Massimo Bellini.

Era il primo febbraio 1896, ci racconta il professor Montemagno, quando nel Teatro Regio di Torino debuttava “La Bohème” l’opera che segnò il primo grande clamoroso successo di Giacomo Puccini, ci aveva già provato precedentemente il compositore, nel 1893, con “Manon Lescaut” ma la squadra che compose Puccini per la sua Boheme si rivelò vincente e prosegui con ulteriori successi negli anni seguenti, due su tutti “Tosca”nel 1900 e “Madame Butterfly” nel 1904.

“La Bohème” consta di quattro quadri e racconta la storia di un gruppo di giovani artisti squattrinati e i loro espedienti per vivere nella Parigi di fine ‘800. La stesura del libretto fu una gestazione538e22fd75fe6 laboriosa per opera di Giuseppe Giocosa e Luigi Illica. La sera del debutto, sul podio del Teatro Regio, c’era una giovanissima bacchetta emergente dell’epoca Arturo Toscanini, che ben presto sarebbe diventato il direttore musicale del Teatro La Scala di Milano. A far debuttare e a volere fortemente quest’opera a Torino, in una sede lontana dalla prestigiosa Scala di Milano, fu il grande padrino della musica dell’800 Giulio Ricordi che intuì l’eccelsa capacità di Giacomo Puccini e vide nel compositore il nuovo astro della musica, la scelta optata da Ricordi si rivelò vincente e e la Bohème ebbe un enorme successo grazie anche ad una campagna pubblicitaria senza precedenti che fu fatta proprio per quest’opera.murgerboheme

“La Bohème”, continua Montemagno nella sua spiegazione, prende spunto dal romanzo di Henry Murger “Scènes de la vie de bohème” una raccolta di storie connesse tra loro che narrano la vita e le problematiche di un gruppo di giovani artisti squattrinati “bohèmien” che vivono nel quartiere latino di Parigi, la maggior parte dei racconti furono pubblicati in una rivista letteraria del tempo “Le Corsaire”

Colline il grande filosofo, Marcello il grande pittore, Rodolfo il grande poeta, Schaunard il grande musicista, come essi si chiamavano a vicenda, frequentavano regolarmente il Caffè Momus dove erano soprannominati: i quattro moschettieri, perché indivisibili”. Ci viene presentato così nell’opera il gruppo di giovani tumblr_lx5l0qDYDd1qd1hhsbohemien che si nutrono della loro arte perché i pochi soldi in tasca non bastano a cibarsi, abitano tutti insieme in una piccola soffitta nel Quartiere Latino e a stento riescono a pagare l’affitto. Il primo quadro dell’opera si apre proprio all’interno della soffitta così come il quarto e ultimo, mentre gli altri due atti sono dentro due locali, il secondo al Caffè Momus, il terzo nel cabaret La Barriera d’Enfer.

Nel “La Bohème” sono presenti anche due donne importanti per la vicenda, due ragazze che rispecchiano l’identità femminile della Parigi di quei tempi. La prima si chiama Mimì ed è una sartina vicina di casa dei ragazzi. Una sera rimasta senza candela bussa alla porta dei giovani ad aiutarla è Rodolfo il poeta, tra i due nasce subito0 un’intesa. La ragazza viene sorpresa da un malore e le chiavi di casa le scivolano in terra, Rodolfo le raccoglie e le nasconde in tasca per rimanere ancora con lei e scoprire qualcosa in più sulla giovane ospite “che gelida manina se la lasci riscaldar…” così l’amore entra da protagonista nell’opera.

“Non vado sempre a messa ma prego assai il signor” Mimi è una sartina e il rapporto tra le sarte e la religione cattolica in quei tempi era stretto, strano e ambivalente. Parigi dagli anni 30 agli 80 del 1800 si popola di chiese disseminate sul tutto il territorio cittadino, spiega Montemagno, che hanno tutte un’architettura neoclassica molto simile, con un frontone che ricorda gli antichi templi greci, in questi anni l’andare in chiesa diventa uno strumento di controllo sociale. La nota basilica del Sacro Cuore di Montmartre nasce come simbolo di espiazione per un’atroce rivoluzione compiuta nel 1870, proprio nel luogo dove sorge oggi la chiesa morirono molti innocenti per questo la costruzione fu fatta in pietra bianca.

764-church-of-our-lady-of-loretto-with-sacre-cour-in-the-background_edLa chiesa di Notre dame de Lorette a Parigi sorge nel IX arrondissement esattamente ai piedi della Collina di MontMartre quartiere della Bohème, e diventò il luogo d’incontro di queste ragazze che ufficialmente facevano le sartine ma ufficiosamente intrattenevano anche altri tipi di “piacevoli” lavori, dalla frequentazione di questa chiesa queste giovani furono chiamate le Lorette. Loro divennero dei veri tipi sociali, rappresentavano tutte quelle fanciulle che esercitavano questi due mestieri con una profonda pulizia d’animo tanto da recarsi in chiesa a pregare.

Una vera filosofia di vita si cela dietro queste figure, erano loro lePARISIENNE, PLACE DE LA CONCORDE protagoniste dei grandi Boulevard, della vita del movimento urbano di Parigi, questo grazie al lavoro che facevano, erano sarte a domicilio e portavano i loro pacchetti con i manufatti nelle case dei nobili correndo tutto il giorno per le strade parigine. Il look delle sartine era molto particolare, una vita sottilissima con piccolissime scarpette che le permettevano di camminare a lungo, nacque proprio con loro il mito della “parisienne” donne di grandissimo fascino che agli inizi del nuovo secolo lavorarono nelle prime manifatture di Parigi.

13-14-01-MC-D-0939Un’altra importante donna della Bohème è Musetta, la chanteuse, figura femminile tipica della Parigi di quegli anni, “…molta civetteria, un pochino d’ambizione e nessuna ortografia delizia delle cene del quartier latino…”. Musetta aveva intrapreso una storia con Marcello il pittore del gruppo, ma lo aveva poi lasciato per stringere relazioni con uomini più facoltosi, una volta ritrovato, durante il secondo atto, Musetta e Marcello non resistono alla loro passione e decidono di fuggir via lasciando il nobile compagno di lei vittima di commenti e risatine dei clienti del Caffè.

Molti artisti hanno ritratto queste donne le “chanteuse” da Giovanniimages-5 Boldini, italiano trasferito nella ville lumiere nel 1880, che con il suo tratto impressionista rese l’idea delle serate festose al Moulin Rouge, al grande cantore della vita notturna parigina di fine ‘800 Henri Toulouse Lautrec, con suoi volti strani colorati di verde, bianco, rosso, maschere distrutte dalla vita, dal bere, dall’assenzio, la bevanda degli artisti che li aiutava a trovare la “fata verde” musa del’arte, dalle luci scure e soffuse che caratterizzavano i locali notturni.

Definirle semplicemente cantanti era del tutto riduttivo, loro movimentavano le serate parigine si esibivano nei Cafè- Chantant, 11041721meglio conosciuti come Cafè-concert, ma con il passare del tempo la figura di queste donne divenne sempre più simile a quella della famme fatale. Ammalianti, maliziose aperte a intraprendere storie d’amore con uomini nobili e ricchi, molte di loro impressionavano il pubblico per la loro forte presenza scenica, altre per le belle caratteristiche fisiche che possedevano.

Il grande dramma della Boheme nasce dal fatto che a un certo punto della trama i nostri amici sono costretti a separarsi, per colpa di incomprensioni, di stenti e di eventi tragici che si susseguono come ciò che accade a Mimì la piccola sartina che scopre di essere affetta dalla Tisi, la grande malattia del secolo.

In una soffita al freddo i bohèmien si uniscono attorno alla malata Mimi, sono stati vicini nella buona sorte e lo sono ancora di più nella cattiva. Mancano i soldi per comprare le medicine e così l’ex sciantonsa Musetta vende i suoi orecchini per andare a consultare ilboheme8 medico, mentre il filosofo del gruppo Colline cede il suo cappotto per poter acquistare le medicine cercando, invano, di alleviare le sofferenze della povera ragazza. Solo Musetta riuscirà a realizzare l’ultimo desiderio della giovane regalandole un manicotto con il quale riscaldarsi le gelide manine. Nel tragico finale dell’opera vediamo il povero Rodolfo stringere in un ultimo disperato abbraccio la sua amata Mimì.

La Bohème, spiega Montemagno concludendo, porta con sé due idee diverse la prima è che rappresenti è la giovinezza che conosce soltanto una stagione, l’altra idea, quella che si respira in tutta l’opera di Puccini, è che si può possedere un solo tozzo di pane duro e scoprire che però ha nome “poesia”.

La Bohème ha un parlare suo speciale, un gergo… Il suo vocabolario è l’inferno della retorica e il paradiso del neologismo… Vita gaia e terribile!…

Agnese Maugeri

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