Adesso è – quasi – ufficiale: la Sicilia è fallita. Le dimissioni di Lucia Borsellino, assessore regionale alla salute, giunte pochi giorni dopo quelle di Ettore Leotta, assessore alla Funzione pubblica, e Nino Caleca, responsabile dell’Agricoltura, segnano in maniera inequivocabile e irreversibile il triste destino del Governo Crocetta, ormai alle battute finali.

E non solo perché la “resa” della Borsellino può essere vista come il frutto dei disastri commessi in questi anni, dalle manovre “curiose” ai recenti scandali, ma anche e soprattutto perché l’incapacità di prendere sul serio gli incarichi e il destino dei siciliani è stata più forte di ogni altra cosa. E non si salva neanche l’impegno. Perché qui lasciano tutti e un motivo ci sarà: segno che, probabilmente, il Rosario Crocetta “trapezista” ed “equilibrista”, intento a salvare la sua posizione, è più bravo di quello “presidente”.

E lo diciamo senza giri di parole: il giorno di oggi rimarrà indelebile nella storia siciliana come la “caduta” di un Governo iniziato male e finito anche peggio. E far così male non era facile, dopo le grane delle precedenti amministrazioni. Il panorama che si profila all’orizzonte è cupo e grigio, quasi dovesse arrivare una tempesta: la Sicilia è già nel caos, ma evidentemente non basta. In questo modo, scusate il tragico paragone, si rischia l’anarchia in pieno stile “romano”. Una crisi che va oltre i confini governativi e coinvolge l’intero assetto sociale.

Ma non vogliamo mica sperare in un dietrofront: sarebbe anche peggio. Perché si tratterebbe di una mossa vista e rivista, provata più volte dalla stessa Borsellino: “Lascio”, “Non lascio”, “Lascio”, “Non lascio”, e i petali della margherita son finiti. Lascia Lucia, questa volta davvero. Perché le dimissioni, spesso, celano tante verità: la strana coincidenza con il “caso Tutino” sembra dire parecchio riguardo la tua scelta. Ma che per caso… no, va bene, non pensiamo male. Meglio.

A confermare il fallimento, poi, le parole della stessa Borsellino, quasi un “autodenuncia” contro un sistema corrotto e – ormai – in fin di vita. “Un mosaico”, come afferma l’assessore, che sta per essere completato. La domanda sorge spontanea: c’era davvero bisogno di finire questa “opera d’arte”? No, e l’immagine lo conferma. Tante tessere variegate a formare un unico grande ritratto il cui protagonista è uno spento e triste Rosario Crocetta, lasciato solo da tutti, perfino dalla sua arroganza. Quasi consapevole che questo mosaico non sarà il tema di alcuna galleria d’arte, nemmeno l’ultima attrazione di una mostra degli orrori. E non si può più tornare indietro.

Antonio Torrisi

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