Il Sottosegretario Davide Faraone nel corso del suo intervento al Liceo Statale Turrisi Colonna

Il Sottosegretario Davide Faraone nel corso del suo intervento al Liceo Statale Turrisi Colonna

Ieri è stato presente a Catania il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, che ha presenziato sia all’università (su cui abbiamo relazionato in un apposito articolo) sia al Liceo Statale Turrisi Colonna due incontri. Mentre nel primo si sono in prevalenza affrontati i problemi dell’università, il secondo è stato focalizzato sulla scuola e in particolare si è discusso del d.d.l. presentato il giorno precedente dal premier Matteo Renzi su “La Buona Scuola”. Alla affollata e assai partecipata manifestazione tenutasi al Turrisi Colonna (che ha conosciuto anche una vivace contestazione dei docenti GAE, cioè appartenenti alle graduatorie a  esaurimento) hanno partecipato anche Maria Luisa Altamonte (Direttore generale USR Sicilia), il rettore dell’università di Catania Giacomo Pignataro, Franco Coniglione (Presidente della SFI), Riccardo Scaglioni (presidente ANFIS), la dirigente del Lice Statale Anna Maria Di Falco e Daniela Girgenti (Direttore della “Tecnica della Scuola”). Sul merito del progetto “la Nuova Scuola”, qui di seguito alcuni rilievi critici di un nostro collaboratore al blog.

La Redazione di SJ

 

Un momento del dibattito

Un momento del dibattito

Il nuovo Disegno di Legge sulla Buona Scuola appare adornato da tante buone intenzioni, ma desta anche qualche legittima perplessità. Molti fra i primi commenti infatti, oltre che sull’entità della stabilizzazione di precari, puntano l’attenzione su quanto viene chiesto ai Presidi o, per altro punto prospettico, su quanto loro si concede.

A prima vista, sembrerebbe una sorta di promozione; e così viene dipinta: aumento della loro autonomia di capitani d’azienda, potere di scegliersi i docenti più bravi, facoltà di assegnare punti-premio ai meritevoli; il tutto, nell’ottica di un presunto capovolgimento finalizzato a buone pratiche di gestione efficientista e meritocratica della scuola.

Qualcuno, evidentemente, deve essersi convinto che la scuola italiana registra momenti di crisi perché affollata da insegnanti incapaci che soffocano le scarse eccellenze; per cui, basta “premiare” le eccellenze e mortificare le deficienze per invertire positivamente la rotta. Ma, in proposito, sarebbe stato assai opportuno “hypotheses non fingere” e documentare con un sondaggio scientificamente condotto tale premessa. Laddove l’evidenza ci consegna invece, come e forse più di qualunque altro settore lavorativo, la presenza di pochi casi di figure inadeguate a fronte di molti docenti che svolgono dignitosamente il proprio lavoro e di altrettanti che danno quotidianamente prova di entusiasmo, di passione, di generosità nell’esercizio della professione. Semmai, bisognerebbe chiedersi perché i pochi casi contestabili risultano poi assolutamente inamovibili; ma su questo, ministri e alti dirigenti, deputati e sindacalisti preferiscono glissare e non chiarire il motivo per cui i Dirigenti scolastici risultano spesso, di fatto, impossibilitati ad essere efficienti.

Poveri dirigenti scolastici! Adesso che la legge assegna loro nuovi e terribili poteri, saranno il bersaglio dell’invidia di tutti gli altri dirigenti: dei Procuratori Generali che non possono scegliersi i loro magistrati, dei Primari che negli ospedali non possono scegliersi tutti i loro assistenti, dei Comandanti provinciali dell’Arma che non hanno facoltà di selezionare tutti i loro carabinieri, dei Dirigenti amministrativi e dei Capi di Gabinetto che non possono scartavetrare tutti i loro dipendenti. E via dicendo.

I Dirigenti scolastici saranno dunque ancora più autonomi di quanto non siano adesso; peccato che, in atto, l’autonomia del Dirigente scolastico sia ben misera cosa. Ad esempio, in caso di visite di istruzione, se tutto va bene è merito di studenti e docenti accompagnatori; ma se qualcosa va storto, è sempre colpa del Preside; in fatto di risorse, si riduce nel provare a gestire i pochi pidocchi che sono rimasti nel Fondo di Istituto; in fatto di didattica, a convincere il Collegio dei docenti dell’opportunità del nuovo corso di aggiornamento su come funzionano gli estintori antincendio; in fatto di gestione, sta sempre sotto la minaccia di ricorsi anche strampalati, di avvocaticchi in cerca disperata di una causa, di pseudosindacalisti alla caccia di un’iscrizione in più, di genitori maleducati, di sentenze di tutti i TAR della penisola felice e patria del diritto. Dopo di che, via con le nuove abilità e competenze del Dirigente scolastico: svicolare, scivolare per la tangente, non sentire / non vedere / non sapere, dribblare meglio di Messi e Cristiano Ronaldo, mettere le firme e sperare nella buona sorte. Sorge il timore che l’espressione “più autonomia” faccia la stessa fine dell’espressione “più che mediocre” in certi esercizi di valutazione millesimata: meglio o peggio?

Dobbiamo essere ottimisti e positivi, e sperare che possano essere registrati dei passi in avanti; i quali, però non cancellerebbero la sensazione che alla base dell’ennesimo “inchino” della nave Scuola agli slogan di moda non ci sia un’attenta riflessione sulle criticità attuali della scuola italiana, né tanto meno una visione lucida e consapevole di ciò che il Paese chiede alle nuove generazioni e di quale ruolo e quale funzione la Scuola debba assumere nel processo di modernizzazione e rinnovamento non solo del produrre, ma anche dello stare insieme.

Avviene così che si possa straparlare di valutazione dei docenti da parte delle famiglie senza tener conto della crisi profonda che ha investito le famiglie, dove per motivi economici, dove per sostanziale assenza dei genitori per troppi “impegni altrove” o per carcerazione preventiva provvisoria o definitiva, o perché non capiscono una virgola di italiano, o per inadeguatezza al ruolo di educatori; che si possa parlare di “eccellenze” e “docenti bravi” senza valutare adeguatamente quanto lavoro, quanta fatica, quanta passione per il proprio lavoro ci siano nella risicata sufficienza di un alunno il cui destino sembrava invece quello dell’abbandono scolastico, o nel voto di un alunno con certificazione medica di grave difficoltà; che si possa puntare sull’individualismo e sulla competizione invece che sulla collaborazione e sulla cooperazione.

Né il Dirigente, né il docente possono essere “bravi” da soli e privi di sensibilità sociale; l’uno e gli altri devono essere esempio, modello e garanzia nel saper interagire con gli altri; nel saper costruire, connettere, condividere e includere anche affrontando criticità ed elementi di disgregazione morale e materiale. L’uno e gli altri sono invece radicalmente negativi se si vedono come unici e insostituibili, autoreferenziali e competitivi, incapaci di veder oltre il proprio vantaggio e interesse. A scuola si costruisce la qualità dell’uomo e della società in cui si inserisce, anche attraverso competenze e capacità, ma non solo. La “quantità” è accettabile solo in termini di “quantità della qualità” (v. ad es. il libro di N. Ordine, su L’utilità dell’inutile). Ridurre la scuola ad un’arena triste di piccoli gladiatori che lottano per emergere e sopravvivere a colpi di un voto in più, di coding e di lingua straniera non migliorerà la sua efficienza, decaduta proprio per la mancanza di un’ adeguata visione sistemica del rapporto tra scuola, territorio e società.

Le fiabe non muoiono mai: la presunta maggior autonomia che si vorrebbe regalare ai Presidi mi fa pensare alla mela avvelenata che la strega, se non ricordo male, regala a Biancaneve. Laddove la similitudine non sta certo tra Biancaneve e i Presidi. Un regalo avvelenato che, augurando a tutti che così non sia, potrebbe a breve indurre i dirigenti scolastici a dire al Legislatore: “Ma che t’avevo fatto di male?”

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