Ed a riforma avvenuta, eccoci qua, 5.290 avvocati del Foro di Catania tutti insieme appassionatamente al Palazzo di giustizia già insufficiente ancor prima dell’arrembaggio. Perché di arrembaggio si tratta: i colleghi sono giunti da tutta la provincia, abbandonando le sezioni distaccate con al seguito praticanti, clienti, consulenti e testimoni ed invadendo spazi che erano invivibili anche senza loro.

Lo spettacolo è da girone infernale :tra gli sguardi sbigottiti dei clienti, quelli imbarazzati di avvocati che tentano di mantenere l’applombe del loro ruolo, mentre si spingono l’un l’altro, si accovacciano per scrivere un verbale, si strattonano per consultare un fascicolo, talvolta qualcuno sviene nella ressa, ma ormai è diventato folclore.

Lo show è desolante, i magistrati rassegnati svolgono con pazienza satura di insofferenza un lavoro che non può più essere di ascolto e di giustizia, obbligati a snocciolare senza pathos una mole di procedimenti interminabile, ed allora li vedi seduti tra il vocio assordante, l’aria densa di umanità da togliere il fiato, mentre gli avvocati si accalcano, si spingono , tentano di trovare un varco per incrociare il loro sguardo nella speranza di cogliere un segno di vitale presenza.

Fuori dall’udienza, la baraonda, nelle cancellerie, già invivibili per l’esiguità degli spazi, si sovrappone il vecchio ed il nuovo personale immigrato, in una alternanza di compiti e scrivanie, insufficienti per tutti, annaspano tra carte e lagnanze di avvocati esasperati, sprecando buona parte della loro giornata alla ricerca di fascicoli che i traslochi hanno disperso chissà dove.

Qualche presidente di sezione più illuminato si mette in prima linea e cerca di riorganizzare con coraggio leonino uffici che sembrano usciti dalle mani di Schettino. Per non parlare del famoso Ufficio delle notifiche dove, se non fosse tragico , verrebbe da ridere: gli avvocati sono incolonnati dalle 7,00 del mattino per assicurarsi il numerino della fila, ben sapendo che già alle 9,30 la distribuzione verrà interrotta. Ore d’attesa accampati sulle scale, con l’umore e la dignità buttata sui gradini, dove li trovi seduti in attesa. Eppure non sarebbe molto difficile trovare una qualche soluzione più dignitosa , per esempio implementando il numero degli addetti allo sportello, ma per quanto i nostri consiglieri dell’Ordine abbiano tentato di perorare la causa e suggerire soluzioni, il tutto si arena dinnanzi ad una statica e stratificata burocrazia, che nulla muove.

Eppure, la riunione dei Tribunali non è arrivata come la febbre dopo un colpo d’aria, se ne parlava da anni, ma forse si pensava che, come sempre, nulla sarebbe cambiato ed invece, il ministro di turno per attribuirsi l’idea di una modifica, anche se inconcludente, dispendiosa ed inefficiente, ha deciso di calare la mannaia su un sistema giudiziario già al collasso.

A che scopo? Ce lo chiediamo tutti, atteso che i costi della giustizia per i cittadini si sono decuplicati ( basti pensare che la marca da 8 euro che prima si versava, non si ancora bene per la copertura di quale spese è stata in una notte aumentata ad € 27,00!) , atteso che i tempi della giustizia si sono ancor più allungati (si aspetta sino a sei mesi per la fissazione di una udienza di separazione e/o per la pubblicazione di una sentenza), e quindi? Non sarebbe stato il caso di predisporre anzitempo una cittadella giudiziaria? No, ma perché mai!

Abbiamo assistito a scelte scellerate (o artatamente e speculativamente premeditate !!!) che hanno visto locare un immobile edificato per civile abitazione, che per la gioia del locatorie è stato affittato per quasi un milione di euro all’anno, affinché si trovasse, finalmente, una degna allocazione al Tribunale del Lavoro.

Ebbene, tutto questo ha comportato in ordine ai costi di trasloco e di adeguamento, dopo meno di un anno ci si è accorti che la locazione è troppo onerosa e che, quindi, il Tribunale dovrà essere ri-traslocato a settembre 2014 presso una struttura scolastica, che oggi ospita i Vigili urbani, che a loro volta dovranno trasferirsi…

Certo che anche un pastore del Caucaso potrebbe pensare: “ma non sarebbe stato meglio fare un unico trasloco, non pagare per tre anni un immobile che è stato utilizzato per un solo anno, investire così tante risorse in un progetto unico e risolutorio” … ma ovviamente lui certe cose non le capisce!

Dopo quanto detto, sorge spontanea una domanda: si poteva fermare la riforma? Se fosse vero l’asserzione che gli avvocati sono una casta,come spesso si sente dire, volti a curare solo i loro interessi, avrebbero sicuramente impedito un tale sfacelo. Ma la realtà è più triste e sconsolata, si tratta oramai di un’armata Brancaleone disorganizzata, incapace di fare fronte unico, perché non è nemmeno una categoria unitaria, accanto ai pochi nomi noti, c’è un alveare di piccoli e piccolissimi professionisti che non arrivano a pagare i costi di uno studio e sono costretti, sempre più spesso, a vie di mezzo o a chiudere i battenti.

Siamo una categoria, politicamente senza peso, che finge d’indignarsi, che ripropone scioperi inutili, tiepide reazioni suggerite dai nostri rappresentati, che hanno perso il polso della situazione, legati ad un’aurea di decaduto prestigio, umiliati nei fatti da una politica sorda e distante dai problemi quotidiani.

Purtroppo questa “casta” ha perso la causa più importante, che aveva ad oggetto la tutela della dignità della toga, … con tutte le spese a carico di parte soccombente!

di Marilena Parisi

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