Davide Di Bernardo.

Sotto la bellissima città che tutti conosciamo ne esiste un’altra, fatta di storia e sangue, paura e lacrime.
Non parlo della Catania antica, quella sommersa dalla lava e “per sette volte ricostruita”, ma di quelle grotte che unite a delle camere create dall’uomo rappresentarono il rifugio sicuro per coloro che vi si nascosero durante la seconda guerra mondiale.
Parlo dei rifugi anti aerei, parlo delle città invisibile che molto probabilmente salvarono la vita a i nostri genitori e nonni durante uno dei periodi più neri della storia universale dell’uomo.

Il 24 febbraio si è tenuta presso l’aula magna del Liceo Scientifico Statale Boggio Lera di Catania la presentazione del protocollo d’intesa per la valorizzazione del rifugio antiaereo del Liceo Boggio Lera, siglato tra  l’Associazione Culturale “Officine Culturali”, il Comitato Popolare “Antico Corso” e il Centro Speleologico Etneo (C.S.E.).
Infatti, uno di questi rifugi è situato proprio all’interno dell’edificio in cui è allocato il liceo e quella che era l’area dell’ex Questura di Catania.
Da ex studente, rientrare tra quelle mura dopo quasi vent’anni mi ha regalato sensazioni contrastanti: da una parte entravo più consapevole del valore storico dell’edificio, delle stanze dedicate ad uno dei maggiori fisici e matematici italiani, dall’altra tutto mi sembrava più piccolo! Il cortile che permette il raggiungimento dell’Aula Magna, per un tredicenne immenso, mi sembrava una piazzola minuscola dove viene difficile dare due calci ad un pallone. Ma in tutto questo rimembrare di ricordi puberali, il mio pensiero andò a coloro che proprio sotto i miei piedi vissero non solo momenti di terrore, ma intere giornate con la paura di morire come topi in gabbia, senza certezze del futuro (su questo la nostra generazione gli assomiglia molto – corsi e ricorsi storici), con i rumori di bombe ed aerei nemici sulle teste.
All’interno dell’aula magna, a spiegare il progetto ai ragazzi vi erano il Scolastico prof.ssa Maria Giuseppa Lo Bianco, il dott. Francesco Mannino, presidente di Officine Culturali, Salvatore Castro, rappresentante del Comitato Antico Corso, Franco Politano del C.S.E. e il professore Luciano Granozzi, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Catania.
La Dirigente Lo Bianco ha invitato gli studenti a diventare protagonisti del progetto di valorizzazione delle memorie attraverso la ricerca di testimonianze orali; Francesco Mannino, presidente di Officine Culturali, ha sottolineato l’importanza della partecipazione dei giovani nella costruzione dei contenuti; Il Dott. Mannino, che insieme al suo staff da anni si occupano dei temi legati all’educazione al patrimonio, ha ribadito che il Liceo Boggio Lera può divenire un luogo di scambio di memoria e di conoscenza anche e soprattutto nei confronti del quartiere in cui insiste, che oggi come non mai, ha bisogno di ripartire proprio della sua comunità fatta dagli abitanti ma anche dagli studenti del liceo e dell’Università.
Dell’importanza del progetto nel contesto del quartiere parla anche Salvatore Castro, abitante dell’Antico Corso e rappresentante del Comitato che qualche anno fa e riuscito a far inserire il Bastione degli Infetti nei Luoghi del Cuore. La parola è stata poi data a colui che ha voluto fortemente questo progetto Franco Politano ha raccontato ai ragazzi la sua esperienza e la sua passione per la speleologia.
Infine il professore Luciano Granozzi ha deliziato la platea dando un’avvincente lettura storica della presenza dei rifugi antiaerei, ma soprattutto ha spiegato cosa significa “fare storia” e rintracciare i fattori essenziali nell’immaginazione.
A seguire è stato fatto un rapido sopralluogo all’interno del rifugio antiaereo, e mi ha fatto tornare alla mente che al suo interno potrebbero essere stati nascosti anche i miei nonni, sposini da pochissimo nel 1943, visto che abitavano nella vicina via Etnea. La mente mi ha portato ad immaginarli stretti l’uno all’all’altra tra paura e speranza, con la consapevolezza che comunque fosse andata loro sarebbero stati insieme. Lo hanno fatto per i successivi sessant’anni.
Forse la guerra e la paura porta fuori il meglio di ognuno di noi, forse le parole “la guerra é bella anche se fa male” non sono poi cosi anarchiche e folli, forse desterebbe una nazione seduta su se stessa? Forse, cari nonni, la riscoperta dei lunghi sepolti dal moderno consumismo risveglieranno anche noi? Speriamo…

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