Costituzione della Repubblica italiana: Art. 9

 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

In Italia erano gli anni del dopoguerra, anni di povertà, ma si ritenne importante tutelare e difendere la nostra memoria storica, guardando lontano, consapevoli che “è meglio un popolo vestito bene, bello, con un po’ di fame piuttosto che con il paesaggio intorno devastato”. L’articolo 9, infatti “tutela il Paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, dimostrandosi il principio più originale e incredibile della Costituzione perché trasforma in legge la nostra memoria storica e la nostra origine che sta negli occhi, nella mente, nell’anima di tutto il mondo.

Spesso trovandomi nell’area del Parco dell’Etna o per attività lavorativa o semplicemente per scoprire nuovi percorsi e nuove vedute, di fronte all’agonia della natura cui si è costretti ad assistere, riaffiora alla mente questo punto fermo che i nostri Costituenti più illuminati e lungimiranti, Benedetto Croce in primis, ci hanno lasciato in eredità. Sembra strano pensare che proprio in Sicilia già con il Real Patrimonio di Sicilia del 21 agosto 1745 si impose, fra le altre cose, la conservazione dei boschi del Carpinetto a monte di Mascali con il “ Castagno dei Cento Cavalli”.

altarino etnaIl paesaggio etneo in maniera forte, quasi violenta come si addice alla sua natura di vulcano attivo, è così impregnato di contrasti e contraddizioni da fare stordire sia la mente sia la vista. E’ un susseguirsi e sovrapporsi di immagini, profumi, luci ed energie nelle diverse intensità e sfumature. Visioni e sentimenti si muovono insieme creando un benefico corto circuito fra bellezza ed emozione, fra immagini ed affetti: come si fa a non amare questa montagna! Oggi in qualsiasi versante dell’ area Parco ci si trovi, il paesaggio forgiato dalla mano dell’uomo è specchio e matrice di un secolare processo di civiltà agraria, artistica, letteraria, in cui l’edificato e il paesaggio operano congiuntamente. L’Etna è la forma dei nostri luoghi, è la nostra storia, è la fusione tra ambiente e arte, è una fitta rete di chiese, case padronali, piazze, strade e regie trazzere di araba e normanna reminiscenza, fabbricati rurali, terrazzamenti ( più del 45% delle aree terrazzate del vulcano ricade all’interno del perimetro dell’area protetta), masserie, palmenti, pozzi, fontanili, edicole votive, grotte che sono capolavori assoluti e fanno di questo paesaggio un patrimonio.

Ma si vede bene l’aggressione dell’urbanizzazione nelle quote più basse del Vulcano, fuori dall’area protetta soprattutto nel versante orientale dove l’espansione edilizia incontrollata e le trasformazione d’uso del territorio hanno provocato profonde ferite nel paesaggio. Nella lettura del paesaggio troviamo da un lato l’asprezza di una natura quasi “ matrigna”, primordiale, il respiro di un vulcano che spesso brontola e minaccia, dall’altro lato cogliamo l’espressione di una storia e di uno bagaglio di valori etici e civili che hanno costruito e formato la nostra “sicilitudine” ma che permangono come piccoli segnali, sbiadite tracce della vita faticosa e dura dei nostri predecessori. Le attività agricole che erano le principali forme di sostentamento per le popolazioni che abitavano questi luoghi sono state abbandonate perché poco redditizie e ritenute marginali compromettendo irreversibilmente la stabilità del suolo e il suo equilibrio. Chiaramente non è un fenomeno solo etneo, ma stiamo perdendo di vista questi valori etici e civili per uno sviluppo della società che ci ha trovato impreparati: dopo la Costituzione, la fase del boom economico come conseguenza ha portato a considerare la proprietà immobiliare come l’unico bene rifugio sostituendo la miope ingordigia di un guadagno immediato allo sguardo lungimirante del bene comune. All’impetuosa crescita industriale e il conseguente benessere abitativo con la concentrazione della popolazione nelle città, non è corrisposta un’adeguata crescita culturale, all’aumento della scolarizzazione si è accompagnata una scarsa attenzione politica verso la qualità dell’istruzione dei cittadini: la cultura del bene comune.

 Il cittadino locale non ha raggiunto la consapevolezza di essere l’unico vero custode di questo patrimonio.

Intervengono lo Stato, la Regione, gli Enti Locali nel garantire la TUTELA di un patrimonio unico al mondo, ma la tutela non può essere considerata un’emergenza com’è allo stato attuale, un’attività mortificante, estenuante e frustrante perché i reati ambientali sono sempre più numerosi e diversificati, le risorse disponibili diminuiscono sempre di più e attualmente la gran parte del lavoro è costituita dalla lotta continua contro le infrazioni alla legge. La Tutela, per come è stata concepita secondo giustizia, dovrebbe essere sistematica e preventiva, ha l’obiettivo di rendere sicuro il patrimonio e di consegnarlo inalterato alle generazioni future, è custodia di un bene comune che riguarda tutti. Il governo di un bene comune non può essere sottoposto solo all’autorità politica e alla ricerca del consenso, deve essere affidato alla comunità della conoscenza. Pinolar1Sebbene tradita nel suo significato non vuol dire che bisogna rinunciarvi, l’art. 9 della Costituzione prima citato, incardina la tutela del patrimonio sulla sovranità popolare e sui diritti fondamentali dei cittadini, bisogna avere fiducia nelle leggi e nella Costituzione per tutelare il nostro stesso futuro. Per questo non può essere concepita in senso di passiva protezione, ma in senso attivo cioè in funzione della cultura dei cittadini, deve cioè rendere fruibile il bene a tutti. Ne deriva che prima dell’azione repressiva ai reati sia importante e necessaria la promozione della conoscenza: la tutela del parco in quanto a sua volta generatore di conoscenza, cultura, ricerca, in una parola di cittadinanza.

di Valentina Tamburino

agronomo paesaggista presso l’Ispettorato ripartimentale delle foreste di Catania

 

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