«
Come aquile giovanette dai nidi materni volarono alla battaglia per la patria per la gloria ritornarono immortali».

«Di qui le anime di mille eroi con loro divino sorriso salutano le Alpi riconquistate al diritto d’Italia».

La Sicilia fu partecipe in maniera totale alle vicende della Grande Guerra con la sola particolarità di non essere zona di operazioni militari tranne che per lo Stretto di Messina. L’Isola fu detentrice di alcuni primati per l’Italia meridionale e insulare, quali il maggior numero di mobilitati (oltre 700.000), di morti in combattimento (44.544), per malattia e prigionia (circa 30.000), di profughi ospitati provenienti dal Veneto, dal Friuli e di Sloveni originari dai territori occupati, di renitenti alla leva e di disertori. Infine “ospitò” quasi 10.000 prigionieri austro-ungarici. Ebbe l’onore di avere dato il nome dei propri capoluoghi di provincia ad altrettanti brigate (Palermo, Catania, Messina, Caltanissetta, Trapani, Siracusa e Girgenti), oltre alla brigata “Sicilia”e alla brigata “Etna”. Tali unità sono passate alla storia per l’eroismo dei propri fanti, per la gran parte siciliani, fra tutte si distinsero la “Catania” e la “Caltanissetta” oltre alla “Sicilia”, che operò anche in Macedonia. La “Palermo” operò in Albania e in Murmania (Russia).

9Queste sono le parole dettate da Federico De Roberto, l’illustre scrittore catanese e da Vincenzo Casagrande storico fondatore nel 1903 della Società di storia patria della Sicilia orientale, per ricordare i caduti catanesi della Grande Guerra, scritte sulle travi della volta della Cappella Votiva all’interno del Tempio di S. Nicolò l’Arena dell’abbazia benedettina di Catania, dove riposano 101 caduti, esigua parte dei 2.300 catanesi (1.538 dei quali morti in combattimento)caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Il 4 novembre del 1926 fu la giornata della prima traslazione di 96 salme di Caduti dal cimitero comunale alla chiesa dei Benedettini, le rimanenti giunsero nei quattro anni successivi sino all’inaugurazione avvenuta il 4 ottobre 1930 alla presenza di Vittorio Emanuele III re d’Italia. Il Sacrario dei caduti all’interno della Chiesa di S. Nicolò l’Arena, la più grande chiesa di Sicilia, fu realizzato grazie all’interessamento dell’Avv. Vito Pavone, medaglia d’argento al V.M. sul campo e del rev. Alfio La Rosa, Rettore della Chiesa dei Benedettini. L’architettura del Sacrario fu ideata dall’ingegnere Alessandro Vucetich, triestino, medaglia d’argento al V.M. La decorazione del Vestibolo fu affidata al prof. Alessandro Abate, illustre pittore, acquerellista e affreschista catanese. Sul fronte dei pilastri che dividono le navate della chiesa vennero murate 33 lapidi di marmo con i nomi dei 2.300 caduti. Attraverso la porta della sagrestia, si accede nel Vestibolo o Camera espiatoria, e da qui nei due ambienti dove sono sepolte le salme. Due lapidi murate ai lati della porta d’ingresso, riportano passi del bollettino della vittoria e la motivazione della medaglia d’oro al V.M. concessa al Milite Ignoto. Di fronte ogni lapide un grande fanale di bronzo di stile pompeiano. L’altare opera di Salvatore Juvara, è sormontato da una grande croce di marmo, fiancheggiata da due angeli. Ai piedi dell’altare due tripodi di bronzo battuto. Sulle pareti laterali 101 nicchie, coperte di lapidi di marmo, accolgono altrettante salme di Caduti della guerra 1915-1918. In un’altra ala della Cappella Votiva riposano anche i caduti della Seconda Guerra Mondiale, tra cui 900 militari ignoti morti nel corso della battaglia della Piana di Catania combattuta tra luglio e agosto del 1943.

Tratto da La Grande Guerra in Sicilia a cura di Giuseppe Mazzaglia, Dottore in Storia e Dottore in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Catania, e da Sebastiano Vacante Gen.B (aus) – edizione aprile 2015 –

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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