di Katya Maugeri

“Nelle trincee del mare”, edizioni Akkuaria, il nuovo libro di Alfredo Sorbello, racconta le esperienze  di sopravvissuti che ebbero il suo bisnonno, nella prima guerra tra le trincee dell’Ortigara, e il  nonno sulla nave militare durante l’ultima guerra mondiale, raccogliendo  informazioni sull’internamento in un campo di concentramento nazista. Il nonno  fu internato per essere stato un soldato dell’Esercito Italiano che si rifiutò di combattere con la RSI. Nel 2014 il racconto si è classificato al terzo posto nel concorso nazionale di narrativa e poesia intitolato alla memoria del giornalista e scrittore Fortunato Pasqualino.

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“Gli apparve chiara la trincea sull’Ortigara, un monte ferito dall’accanimento degli uomini, la cui cima era stata mutilata dai bombardamenti in quel giugno che rendeva più sopportabile l’altitudine, magra consolazione per chi vive in trincea e vede ogni giorno morire un commilitone, lì tra le mitragliatrici instancabili nel mietere vite, trattenute solo dalla scarsità di munizioni. Erano più i morti che i vivi a circondarlo e il suono martellante dell’artiglieria e dei cannoni si alternava ai sibili dei proiettili dei cecchini. Voleva tornare vivo ma non lo credeva possibile, ormai più che della morte aveva paura di morire in una lunga agonia. Strisciava a terra, sul fondo maleodorante della trincea, quando un dolore intensissimo lo colse ai piedi, alla coscia e alla mano.Stordito dal dolore e dalla paura avvicinò la mano al viso e vide il sangue arrossarla velocemente. Si raccomandò a Dio perché perdonasse i suoi peccati e consolasse la sua famiglia dunque attese di morire; lo presero in due e lo trascinarono via, di trincea in trincea”.

Non voleva che suo figlio ormai diciottenne venisse chiamato a morire in battaglia, non si può sfidare la fortuna due volte. Non pensava di farlo disertare, quello no, nel suo codice morale quella era una viltà, andare si doveva andare ma non nelle pericolose trincee, lontano da lì, lontano. L’uomo prudente che debba scegliere tra due alternative negative preferirà il male che non conosce piuttosto del male che già conosce, illudendosi di essere stato parimenti prudente che nello scegliere il bene certo piuttosto che l’incerto. 
Si era preparato a quel momento, era pronto da quando lo aveva sollevato la prima volta dal letto dov’era appena nato. Si era detto dentro di sé: «tu non morirai in trincea».

 
Leggende familiari che si tramandano fino a diventare fonte d’ispirazione per un racconto.
La memoria, i ricordi, che ruolo occupano nella nostra vita?

«Sono un punto di riferimento per valutare correttamente gli eventi che ogni giorni occupano i nostri pensieri. La memoria è un metro per misurare l’oggi con gli occhi di una sequenza di persone che si è succeduta nel tempo. I ricordi sono come una mano tesa che ci afferra quando siamo a terra, bloccati dalla paura, dalle inquietudini e dalle preoccupazioni. Sono una bussola che ci indica la rotta quando la bufera imperversa e non si vede la direzione».

Che legame ha con la Storia?

«I racconti familiari sono qualcosa di più intimo e circoscritto, hanno per sfondo la Storia, fanno parte della Storia ma non hanno una pagina dedicata, se non per coloro che ereditano la responsabilità di tramandare eventi che per la loro drammaticità hanno qualcosa da insegnare a tutti. Invero siamo più propensi a fare riferimento agli eventi familiari piuttosto che a quelli relativi ad altri luoghi, ad altre persone. E’ un problema di coinvolgimento emotivo».

Durante questi anni di lotte, cambiamenti ed emancipazione,  quali aspetti avremmo dovuto trattenere, difendere e mantenere saldi?

«La solidarietà, la comprensione per le sofferenze altrui e la fiducia incrollabile in un futuro migliore. Si è perso di visto il senso di collettività umana e la finestra verso l’esterno è spesso divenuta unicamente lo schermo insensibile di un televisore. I tempi cambiano, c’è più libertà, più possibilità di conoscere e di viaggiare ma abbiamo sempre un debito verso il passato, verso coloro che hanno iniziato il percorso prima di noi. Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti».

K. M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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