di Anna Rita Fontana

Non smetterà di stupirci ancora il pianista palermitano Giuseppe Andaloro, classe 1982, formatosi al Conservatorio milanese “Giuseppe Verdi”, e dal curriculum prestigiosissimo, che lo ha insignito dell’ambito 1° Premio e di tutti i Premi Speciali al Concorso Internazionale Ferruccio Busoni di Bolzano nel 2005, nonché del Premio Elio Vittorini per la Musica nel 2009, e in seguito di importanti riconoscimenti.

Accolto con vivo entusiasmo dal pubblico del Teatro Angelo Musco di Gravina per la  XII edizione Classica Internazionale, sotto la direzione artistica di Giulia Gangi, ne abbiamo apprezzato la bella adesione a una tastiera multicolore, con una tecnica incandescente e minuziosa tra dinamiche ben curate, lungo un repertorio avviatosi dalla oculata atmosfera barocca di Girolamo Frescobaldi (Partite sopra l’Aria di Follia), poi ampliatasi con la Sonata Cromatica di Tarquinio Merula e le Consonanze Stravaganti di Giovanni Maria Trabaci; e proseguendo con lo Chopin dello Scherzo n. 1 in si bemolle minore, op. 20, e in chiusura della Ballade n. 4 in fa minore, op. 52.ANDALORO 4

Il tocco del pianista si connotava  di una grinta che non demorde,  fra cure delicate alla sostanza dell’effusione melodica, come si è potuto evincere anche dalla partitura di Johannes Brahms, dello Scherzo op.4, che ha messo in luce le poderose qualità tecniche del pianista, sempre incline a ben soppesare il suo tocco, differenziandone lo stile. Avvolgente e meditata infatti è stata la sua esecuzione, da interprete maturo, e naturalmente in crescita, che nella seconda parte della serata si accostava al modernismo di Aleksandr Scrjabin, bissandolo alla fine con un preludio, senza lasciarsi sopraffare dal virtuosismo di Vers la Flamme op. 72: qui le accensioni mistiche fra luci sinestetiche di passaggi febbrili con impulsi agilissimi, trovavano una consona espressione fra tremoli intensi e armonie inedite, simboli di un calore crescente verso la distruzione del globo terrestre. Spazio infine al secondo bis, dove convergeva tutto l’eclettismo compositivo di Andaloro, con una sua rielaborazione, parecchio apprezzata, di Bohemian Rhapsody dei Queen, dall’album A night at the opera, sulla calorosissima risposta della platea.

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