di Katya Maugeri

La guerra nell’aria, fu scritto dal Generale dell’Aeronautica Felice Porro e pubblicato dal Corbaccio Milano nel dicembre 1937, volle apportare il suo contributo – con passione e con religioso sensi di rispetto della verità – per precisare il concorso che l’Arma aerea ebbe durante le operazioni di guerra. Questo lavoro storico rievoca fatti storici ed episodi importanti, dei viventi si sono ricordate solo le medaglie d’oro. Chi conosce la storia dell’Aeronautica, sa che vi furono voli silenziosi ed episodi ignorati che furono prove di eroismo, ricche di risultati di alto valore.

Lo storico proclama che S.M. il Re rivolgeva, il 24 maggio 1915, ai soldati di terra e di mare, indicava, alle due forze Armate, la meta sacra da raggiungere: “la gloria di piantare il Tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra”. In quattro anni di guerra, l’Aeronautica Italiana percorse ovunque il cammino dei fanti, portando la bandiera delle sue ali nei cieli dell’avversario, oltre le Alpi ed oltre il mare, fu auspicio e presagio di vittoria, fu fiamma di fede e vessillo di gloria perché volle essere, anzitutto, fiamma di sacrificio. Quando l’Esercito varcò i vecchi confini ed iniziò le operazioni di guerra, l’Aeronautica nostra potè dare l’ausilio della sua opera, volonterosa ed appassionata, in modo assolutamente insufficiente ed inadeguato, sia per il modesto numero e per le deficienze costruttive dei velivoli, sia per la incredulità e sfiducia dei Comandanti. Il conflitto Italo-Turco aveva dato all’Italia, nel 1912, un glorioso primato mondiale: quello dell’impiego dell’Aeronautica quale mezzo bellico. Aviatori militari italiani, sopra la solitudine del deserto, avevano compiute le prime esplorazioni aeree, eseguite le prime fotografie planimetriche, lanciati i primi proietti dell’alto. La penna profetica di Douhet scriveva, dopo i brillanti successi dei nostri aviatori in Libia: “Una nuova arma è sorta: l’arma dell’aria; un nuovo campo di battaglia si è chiuso: il cielo, un nuovo fatto si è compiuto nella storia della guerra, il principio di guerra nell’aria”.La guerra nell'aria_Felice Porro
L’aereo si presentava come un mezzo nuovo, inatteso, sconosciuto, i successi libici, ad un anno di distanza, erano posti fra i cimeli, come gloria da ricordare, invece di essere considerati il principio di un nuovo orientamento e di nuove possibilità di cooperazione sul campo di battaglia. I voli libici non erano stati una manifestazione sportiva, ma la prima traccia per la risoluzione di problemi vitali per un Esercito moderno. Negli ambienti militari più elevati, si ammirava il coraggio degli aviatori, che osavano innalzarsi a tante centinaia di metri dal suolo e librarsi nel  cielo, sfidando gli elementi con le nuove macchine di legno e tela, ma si giudicava, specie da coloro che erano in alto nei gradi ed avanti nell’età, che i piloti fossero degli scavezzacolli e che l’aeroplano fosse essenzialmente destinato alle attività sportive. Lo scetticismo, la incredulità, il dubbio accompagnavano, nei Comandanti, la mancanza di conoscenza delle possibilità del nuovo mezzo.

Nel decennale dell’Arma (1923-1933) sfilarono per la via dell’Impero, davanti al Duce, al Comando del Maresciallo dell’Aria, i quadri dell’armata Aerea: 2700 aviatori e con essi i mille caduti per la conquista dell’aria, mille eroi non meno gloriosi dei 1620  morti della guerra.
Questa continuazione ideale della guerra nella diuturna lotta dell’aviazione verso la conquista del progresso, questa prerogativa del rischio e del sacrificio, danno all’Aeronautica, un vanto e un primato di gloria. La Vittoria è alata!

Tratto da “La guerra nell’aria” di Felice Porro, Corbaccio Milano

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

Post correlati

Scrivi