L’ordinamento positivo italiano è costituito da alcune centinaia di migliaia di leggi che si prefiggono di definire il modello dei diritti e dei doveri che i cittadini e gli altri soggetti giuridici (pubblici e privati) sono tenuti a rispettare per non incorrere nelle sanzioni, di vario tipo, poste a presidio dello stesso.

Il legislatore, molto spesso sollecitato da reazioni scomposte dei cittadini, al verificarsi di fatti rilevanti, sovente enfatizzate dagli organi di stampa, tende costantemente ad aggiornare il modello correndo, alternativamente, i seguenti due rischi:
quando provvede con estrema urgenza, finisce con l’alterare il sistema in particolare delle pene per i modelli di tipo penalistico;
quando non provvede con urgenza, finisce col promulgare modelli che sono già superati nei fatti per l’evoluzione della società e/o per le condotte criminali.

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Tale meccanismo perverso continua e non è destinato a cessare; anzi, viene accentuato nell’attuale fase di società liquida (per utilizzare la definizione del sociologo Bauman) in cui pezzi dello Stato e della società civile propongono nuovi modelli risolutivi di patologie sociali che vengono recepiti dalla politica, presente nel governo e nel parlamento, che gareggia con i primi per dimostrare che la manutenzione dei modelli è incessante e viene finalizzata a sanare le devianze e tendere ad una società ideale. Tale manutenzione, definibile ordinaria, dell’ordinamento positivo è, specie nel periodo citato, arricchita da nuovi organismi, più o meno autonomi, definiti autorità, superprocura, ecc, ecc.

Malgrado che risultati concreti non se ne vedano in quanto, sul piano dell’etica sociale, le cose vanno sempre peggio, tale meccanismo è possibile che convenga a molti che così possono continuare a fare proclami anche in assenza di risultati.

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Il prossimo 14 giugno 2015 entrerà in vigore (Legge 27/05/2015 GUR 124 del 30/05/2015) il nuovo modello di false comunicazioni sociali (falso in bilancio) sancito dall’articolo 2621 del CC. Tale articolo è di grande rilievo per i dottori commercialisti e gli esponenti delle società commerciali e degli enti.

Infatti, dalla promulgazione del codice civile (1942) fino agli anni ’90 il modello delle false comunicazioni sociali era stato applicato con notevoli difficoltà specie per la necessità di dimostrare, da parte della pubblica accusa, l’interesse personale degli autori del delitto di false comunicazioni sociali. Negli anni ’90 si è iniziato ad applicare tale modello anche per la banalizzazione dell’elemento psicologico a carico degli autori e in qualche sentenza a carico di esponenti bancari di banche popolari è stato scritto che l’interesse degli imputati (componenti del C.d.A., ecc) a consentire il reato era rappresentato dall’incremento del dividendo da percepire in quanto soci. In tale epoca c’era la lira e, quindi, la prova, a giudizio dell’accusa, era costituita da millesimi di lira di incremento del dividendo connesso alla falsità riscontrata.

Nell’era di Berlusconi il modello del falso in bilancio è stato modificato prevedendo soglie, che nei fatti, hanno ridotto notevolmente l’applicabilità del modello riformato.

Con la legge sopra citata, e cioè nell’era di Renzi, il modello è stato ulteriormente modificato escludendo la configurazione del reato per le valutazioni, confermandolo per i fatti materiali non rispondenti al vero. In tale nuovo modello di falso in bilancio le pene sono state aumentate. Ma tale modifica comporta le consuete problematiche relative all’applicabilità della norma anche per il consolidato principio del “favor rei” per i casi di modifiche delle condotte più favorevoli rispetto a quelli vigenti.

Malgrado l’aumento delle pene è possibile fin d’adesso sostenere che tale riforma dia maggiore garanzia agli amministratori, direttori generali, sindaci, ecc., in quanto non sono più soggetti al rischio delle valutazioni in sede giudiziaria delle loro precedenti valutazioni in sede di elaborazione dei bilanci delle società.

La riflessione, tuttavia, non va fatta sulle modifiche del falso in bilancio, riservata agli specialisti, quanto sul vigente ordinamento per modelli del nostro paese e sui criteri di costante manutenzione dello stesso.

È possibile che non vi siano, sul piano concreto, alternative alla legislazione per modelli (non sarebbe facile passare alla legislazione per principi); purtuttavia va messo in evidenza che nel nostro paese in cui tutti discutono di tutto, sugli aspetti sopra appena delineati, non vi sia un dibattito che non investa solo i giuristi ma principalmente i cittadini.

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