La mafia è uno di quei fenomeni sociali che si possono comprendere bene, a mio avviso, solo facendone esperienza, ad esempio abitando in una regione come la Sicilia, in cui essa ha purtroppo da tempo permeato larga parte del territorio. Uno storico della filosofia antica, per di più lombardo come me, può limitarsi, se vi riesce, a comprendere l’essenziale del fenomeno. Dirò allora che l’essenziale del fenomeno mafioso, ovvero il suo fine, mi sembra essere la ricerca, con qualunque mezzo, di denaro e potere. Tale ricerca, come noto, è praticata non nella cornice della legalità, come solitamente accade alle imprese del modo di produzione capitalistico – che ha comunque il medesimo fine: non a caso Fabrizio De André, molti anni fa, mise in evidenza come la mafia si trovi a proprio agio nell’attuale contesto storico-sociale –, bensì soprattutto nella illegalità. Il mezzo principale utilizzato dalla mafia è quello della prevaricazione, della tracotanza, della violenza: ciò che gli antichi Greci chiamavano hybris. La hybris, nel pensiero greco, era l’opposto di dike, ossia della giustizia (intesa in senso ampio), e costituiva il massimo male.

Può allora essere interessante chiedersi: esiste qualche relazione fra la mafia e la filosofia greca classica? Come appena evidenziato, essa esiste, e si tratta chiaramente di una relazione di opposizione, che si sviluppa sia sul piano individuale, sia sul piano collettivo. Sul piano individuale, infatti, la filosofia greca classica, ritenendo necessaria (a causa della natura razionale e morale dell’uomo) la ricerca della verità e del bene, costituisce la migliore opposizione teoretica ed etica contro la mafia. La filosofia di Platone e di Aristotele aiuta in effetti proprio a formare quella umana compiutezza che consente non solo di resistere alla prepotenza, ma anche di combatterla: si tratta di una condizione necessaria per vivere realmente da uomini, condizione a sua volta necessaria per condurre una esistenza felice.

Se sul piano individuale la filosofia classica è importante, essa lo è ancor più sul piano collettivo. Mostrando infatti che, per essere felice, l’uomo deve fare il bene, ossia deve avere rispetto e cura per il cosmo naturale e sociale (in cui è inevitabilmente immerso), la filosofia classica indica un modello di vita comune opposto a quello mafioso. Così come quest’ultimo – ma anche, come accennato, quello capitalistico – è tutto incentrato sulla ricerca del denaro, del successo, del potere, il modo di produzione sociale ideale (ossia quello “naturale”, conforme alla natura umana), per gli antichi Greci, è invece incentrato sulla comunità, sulla amicizia, sulla collaborazione progettuale finalizzata alla buona vita di tutti.

Non stupisce, riflettendo su queste parole, che la filosofia antica sia oggi così accantonata dalla politica, che la considera astratta ed inutile. Vi è tuttavia sempre più consapevolezza, fra le persone, che ciò che gli attuali politici considerano inutile o dannoso, è al contrario molto importante. Vorrei allora chiudere con alcune parole di Platone, il quale, nella Repubblica, rammentava che «quanto più in uno Stato sono tenute in pregio le ricchezze e chi le detiene, tanto più saranno disprezzate le virtù e gli uomini virtuosi». E’ questo che accade da tempo nel nostro paese, ed è questo che fanno maggiormente i mafiosi. In tal modo, però, «si diffondono l’assenza di senso e di valori, e si propagano miseria e criminalità», come appunto quotidianamente si constata.

Non dobbiamo aspettarci – scriveva già allora Platone – che la politica legata al denaro faccia qualcosa per migliorare la situazione, in quanto «non è di giovamento per quelli che comandano (…) che nei sudditi sorgano grandi pensieri, né forti amicizie, né vite in comune». Tuttavia, come scrive sempre Platone, «solo dalla buona filosofia (…) viene il criterio per discernere il giusto nel suo complesso, sia a livello privato, sia a livello pubblico». Questo uno degli importanti messaggi che gli antichi Greci ci hanno lasciato, e che chi ha a cuore la giustizia – la propria umanità – non può trascurare.

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