imgseltUn’amica mette una barzelletta su Facebook. Era da un pezzo che non se ne vedevano, e mi si accende una speranza. 

Perché io di barzellette ne so moltissime e me le ripasso ogni tanto in attesa di un revival. Come una mia zia che aveva gli armadi pieni di vestiti anni ’20, ’30 e ’40.  “Sono sicura”, diceva, “che basta aspettare un po’, vedrete che le cose prima o poi tornano di moda e io farò un figurone”. La moda invece ogni anno cambiava, ma senza fare passi indietro, e lei morì senza potere sfoggiare nessuno dei bellissimi vestiti conservati in armadi-camere a gas saturati di canfora e naftalina con retrogusto di lavanda. 

Quando se ne andò però si prese la rivincita postuma. Me ne resi conto nel momento stesso in cui varcai la soglia della sua casa, piena di parenti in missione estremo saluto. Avvertii subito quel misto naftocanfolavandico che da bambino mi era piaciuto tanto e che ero andato a odorare di nascosto fino al giorno in cui, rifugiato nell’armadio durante una battuta di nascondino, avevo rischiato di lasciarci la pelle. Ed eccola là la zia, stesa sul letto, elegantissima nell’abito lungo di chiffon nero e cappello con veletta sormontato da un intero uccello del paradiso con le ali spiegate. 

Forse metafora del suo viaggio verso un paradiso in cui niente passa di moda.

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