Marco Iacona –

 

Alle 18.17 la bara esce dalla Cattedrale. La commozione è autentica, Crocetta fuma nervosamente, Bianco attende nei pressi dell’auto che accoglierà la bara di Lino Leanza. La gente non ha smesso di commentare, gli “onorevoli” accorsi numerosi si scambiano saluti e qualche cenno d’intesa. La Sicilia che vive di politica è più o meno tutta lì.

Leanza era stimato. Vicino agli ultimi per vocazione, altro che vip. Chi lo conosceva amava quel suo modo tutto siciliano di fare politica. Quatto legislature alla regione. Sempre in pista. Politica? Sì anche, più che altro la sua era “sana” e apprezzata partitica. E qui le cose cambiano e di molto. Intendiamoci: la “politica” in Sicilia o la fai così o è meglio lasciar perdere. O cambi partito o cambi hobby. Se il modello-Sicilia è anche questo, se ha questo saporaccio il collutorio con cui dovremo fare i gargarismi, allora mettiamoci a parlare del giro d’Italia.

Proviamo. Duomo di Catania. Crocetta commissario tecnico in campo. I convocati per l’1 pomeriggio: Giovanni Pistorio, Pino Firrarello (un po’ defilato, riserva diciamo), Domenico Sudano, Basilio Catanoso, Giuseppe Castiglione, Nello Musumeci, Salvo Pogliese, Giuseppe Berretta. Sono quelli che ho intravisto. È una questione di casacche: prima a darsele di santa ragione – ma non dimenticate le alleanze in corsa – poi tutti sotto lo stesso gonfalone, quello giallorosso della Trinacria. Come una nazionale (perdonate). C’è il leader, ci sono i gregari, i neo professionisti, c’è il grimpeur, c’è il passista. Valutateli uno ad uno. Ma non tirategli le secchiate come fecero con Totò.

Manca Gino Bartali né si vede Fausto Coppi. Mi auguro non si scopra un altro Lance Armstrong. Lombardo è una vecchia “gloria”. Aveva promesso l’accoppiata giro-tour, ma il nuovo “governatore” è in crisi ai piedi del Mortirolo: arranca. Salvini, l’uomo di San Giovanni la Punta, adesso sembra Merkx: altro pianeta. Gli uomini se ne vanno le opere restano. Bianco dice quello che tutti pensano: Leanza si è conquistato «il rispetto degli avversari», cioè del gruppo.

Fabio Granata lo ricorda come uomo «attento, rispettoso, intelligente». Aveva «capacità di ascolto delle ragioni degli altri e riusciva a trovare sintesi politiche condivise anche sulle questioni complesse». Grande sensibilità sui temi del lavoro. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco: «lo conoscevo da più di vent’anni. Era sempre pronto a dare una mano sui temi del lavoro». Crocetta si lascia andare: Lino era un «uomo leale», poi accende una sigaretta dietro l’altra e si attacca al cellulare blu. «La politica è la più alta forma di carità»: a poche ore da un evento luttuoso, mi limito a riportare le parole del “governatore” che cita Paolo VI. Ha ragione chi dice che Leanza fosse uomo dell’«equilibrio» e «intollerante agli scontri». Così lo ricordano gli amici.

Ancora a caldo i quotidiani ripercorrono la carriera politica dell’ex “lombardiano”. Il mio rispetto va all’uomo, il politico, l’uomo dei partiti, avrebbe ispirato Rino Gaetano genio irriverente. Ricordate “Nuntereggae più”, capolavoro del 1978 e tutte quelle sigle messe in fila? Dc, Pci, Psi, Pli, Pri. Ci sarebbe solo da sostituire le lettere. La Dc resta ovviamente, è eterna. Patto Segni, Ccd, Cdu, Mpa, solo andata, un paio di volte è ammesso il viaggio di ritorno.

Leanza fondatore di “Articolo 4” e “Sicilia democratica”. Fu assessore ai beni culturali e al lavoro. Espertissimo di formazione, si è occupato di teatri e immigrazione (e questo «gli fa onore» assicura Crocetta, «gli immigrati non votano»). Subentra a Totò (Cuffaro) alla guida della giunta regionale. Poi di corsa viene Lombardo. Sicilia bedda.

Parole che risuonano alla fine della funzione: «liberazione» e «cambiamento». Leanza voleva cambiare la Sicilia dice Crocetta. «ci sentivamo quasi ogni giorno per parlare della liberazione della nostra Isola». Una liberazione che ha tentato visitando chiese e conventi. Troppi, vogliamo dirlo? Cattolico e democratico, il suo impegno si è via via trasformato in fedeltà alla presenza. «Quando una persona se ne va – ha aggiunto Bianco – si vede quello che ha seminato». La cattedrale è stracolma di cittadini, di ogni colore e «sentimento». Nel giorno del dolore per la scomparsa dell’uomo, pensiamo – sollecitati dal “governatore” – alla sua eredità politica. Al suo modo di fare.

Quante gomme forate. Quante biciclette e quante squadre ha cambiato Lino Leanza? Basta una due-ruote per farne un campione? Ho trascorso giorni e giorni con la radio all’orecchio in attesa della “divina” liberazione, mai avvenuta. Avrei voluto ascoltare tutt’altra musica dalla sicula “radio corsa”. Ma la gente lo amava lo stesso e lui lo sapeva.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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