CATANIA – Dipartimento di economia e impresa. Per gli studenti del corso di Economia e gestione delle imprese tenuto dal prof. Rosario Faraci è la settimana dell’Università capovolta, un’idea innovativa che punta a rendere protagonisti gli studenti. Tra i ragazzi vi è molta curiosità, data anche dal tema: innovazione.

Tutti i dubbi vengono fugati dall’arrivo del professore e di quattro giornalisti, Carlo Lo Re di “Milano Finanza”, la Nunzia Scalzo direttore de “I Vespri”, Daniele Lo Porto, segretario provinciale di Assostampa, il sindacato unitario dei giornalisti, e direttore di “Sicilia Journal” e Assia La Rosa, che si occupa di uffici stampa.

L’incontro verte sul tema delle start up e della crisi, mettendo al centro la parola “speranza”. Dopo una breve introduzione da parte dei quattro professionisti che hanno illustrato la loro occupazione, tocca a studenti e professore porre delle domande. Nonostante sia il prof. Faraci a rompere il ghiaccio, ponendo una domanda sulla differenza di metodo nel riportare una notizia di cronaca o una notizia economica (secondo i quattro ospiti vanno trattate allo stesso modo, in quanto l’obiettivo deve essere porre sempre la verità in primo piano), la classe si dimostra da subito incuriosita e partecipe, dando libero sfogo alle curiosità di ragazzi di vent’anni o giù di lì. Si spazia dal finanziamento pubblico all’editoria alla regolamentazione del web, dal peso della speranza per una start up a quello per un’impresa in difficoltà. Due domande in particolare riscuotono molto successo: il peso della mafia nell’economia catanese e la fuga di cervelli.
La prima colpisce in maniera particolare i quattro intervistati che, probabilmente, non si aspettavano una domanda così accattivante da parte di ragazzi di vent’anni. Come purtroppo era facile immaginare, la mafia gioca un ruolo pesante nell’economia del catanese, anche tramite la gestione di vari negozi che fungono esclusivamente da lavatrici di denaro. A ciò si aggiunge che il recente accentuarsi della microcriminalità gioca un ruolo negativo nell’economia catanese, poiché perfino il centro della città inizia a essere visto come un luogo pericoloso ed è sempre meno frequentato, sia dai catanesi che, soprattutto, dai turisti.
La seconda domanda, riguardante i giovani che, sempre più frequentemente, lasciano Catania in cerca di fortuna al nord Italia e all’estero, da vita a un dibattito molto interessante tra due degli ospiti che sostengono due tesi completamente opposte: è giusto andare via per migliorare se stessi ma si dovrebbe cercare di ritornare e far crescere la propria comunità oppure restare troppo attaccati emotivamente al luogo di nascita presenta un limite?
Un incontro molto costruttivo, dunque, che ha tenuto alta l’attenzione degli studenti per tutto il tempo, li ha visti partecipi e soprattutto protagonisti dell’incontro. L’università capovolta è non solo fattibile, è soprattutto un’opportunità. Interessare i ragazzi, renderli partecipi, farli sentire protagonisti ed educarli al confronto con l’altro è un ottimo modo per formare delle persone che, un giorno, saranno il fulcro e la parte attiva della società con il loro lavoro e le loro attività. Presentare il giornalismo come ricerca costante della verità, senza paura delle conseguenze del dire il vero, è senza dubbio una base di partenza per formare dei cittadini seri, capaci e che vivranno la loro vita con il pensiero fisso della legalità e della giustizia.

Peppe Marano

 

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