di Anna Rita Fontana

Catania.  Lo incontriamo nei locali dell’Archivio storico di via S. Agata, dove lavora da circa tre anni. Funzionario del Comune dal ’91, coordinatore, direttore e programmatore dei servizi, in merito all’ideazione e all’organizzazione di eventi culturali e didattici, Franco La Magna, critico cinematografico e storico del cinema, si dichiara soddisfatto della sua professione. Ci preannuncia quindi la prima edizione del Festival “Sicily Est Cinema” ( Festival cinematografico dell’Identità Siciliana) che si terrà alle Ciminiere dall’11 al 16 maggio 2015 organizzato da “Entr’Acte” di Messina nell’ambito del progetto “I-Art” ( vedi www.i-art.it) di cui cura la programmazione ( insieme al general Anna Maria Mazzaglia Miceli) e gli eventi speciali.

In una società mediatica per eccellenza, accostarsi a un film è un’operazione intellettiva e culturale non indifferente. Qual’ è il suo ruolo?
La mia è innanzitutto una passione, perché al giorno d’oggi sono pochi i critici quotidianisti che vivono di ciò, con uno spazio alquanto ridotto sul cartaceo, a fronte di un aumento spropositato su Internet. Nello specifico di un film ci sono più livelli, a partire da quello più semplice fino ai livelli simbolici e alle metafore. Lo spettatore va aiutato con una critica che possa aprire un’interpretazione del film meno immediata e più ragionata, che possa decodificare un linguaggio cinematografico oggi appiattito dalla televisione, dove prevale il parlato sull’immagine.

Quale criterio reputa preminente nella valutazione di un film?
Senza dubbio l’immagine, che è l’aspetto prioritario di un film, il dato a cui un autentico regista cinematografico dovrebbe affidarsi; il vero compito del cinema è quello di raccontare solo per immagini. In proposito vorrei citare i grandi capolavori del muto con poche didascalie, come ad esempio Giovanna D’Arco del danese Dreyer e Il grande dittatore di Charlie Chaplin (film semimuto del ’40), dove la perfezione tecnico-linguistica nei primi anni ha ampiamente superato le prime prove del sonoro, considerato all’inizio una regressione.

Tra le figure di maggiore rilievo del cinema muto, come definisce Giovanni Grasso?
Un attore straordinario dalla mimica inimitabile, di cui il cinema si accorse nel 1910, mentre si trovava in Argentina con la sua compagnia teatrale. Io ho favorito il restauro del film di Mario Gallo La morte civile ( di cui si sono salvati purtroppo otto minuti) da parte del Museo Nazionale del Cinema di Torino, facendo da mediatore con gli eredi dell’attore, che conservavano alcuni rulli. Inoltre, in un contesto di opere ritenute smarrite ma poi ritrovate, ho fatto pervenire dall’Olanda in DVD Un amore selvaggio di Raffaele Viviani, dove Giovanni Grasso è l’antagonista del protagonista.

Parliamo di ambientazione. Cosa è rimasto della Catania dei primi del Novecento nel genere del muto?
Sebbene Catania sia stata una piccola capitale del cinema muto, fra il 1913 e 1916, con quattro case cinematografiche ( di cui la più importante fu l’Etna film fondata da Alfredo Alonzo, il “re dello zolfo”), la maggior parte dei film girati in città e dintorni non sono stati ritrovati. Il rammarico è quello di non avere una testimonianza storica preziosa, restano solo “foto di scena”di Acicastello e Acitrezza su riviste d’epoca sbiadite. Io ho individuato una location girata in territorio di via Leucatìa ( su indicazione di Vittorio Martinelli), quando sono andato ad abitare a Canalicchio negli anni ’50, a proposito del film Il latitante della Katana Film diretto da Raffaele Cosentino . Adesso non esiste più nulla, perché è tutto cementificato.
SPERDUTI NEL BUIOC’è stata una causa preponderante sulla mancata conservazione di questo patrimonio?
Sicuramente l’avvento del sonoro, che con una furia iconoclasta ha distrutto ogni cosa. Dopo decenni di ricerche e di fortuiti ritrovamenti si è recuperata una percentuale al di sotto del 20% del patrimonio muto. Si tratta di vere e proprie reliquie. Allora il policentrismo produttivo delle grosse città fu distrutto dalla prima guerra mondiale che mandò il cinema italiano in crisi. In seguito il fascismo lo rilanciò creando la Mostra Internazionale del cinema di Venezia, Cinecittà e l’Istituto Luce, che oggi rappresenta un patrimonio iconico di smisurato valore.
L’aspetto storico rimane fondamentale nella stesura di un film, in quanto interagisce con altre componenti essenziali della sceneggiatura. Analizziamo questo rapporto, con riferimento alla Sicilia.
Sì, ad esempio col paesaggio, del quale la storia diviene parte integrante come in Pasolini, che cerca sullo sfondo dell’Etna un paesaggio primitivo, lunare, rapportandosi con l’arcaico; oppure nel film  I paladini-Storia d’armi  e d’amori di Giacomo Battiato , che sceglie le gole dell’Alcantara e le latomie a Siracusa, per un rapporto con i luoghi incontaminati del Medioevo.

Ci sono altre prospettive di utilizzo del paesaggio?
Alcuni registi giapponesi hanno sviluppato una teoria sull’influenza che il paesaggio architettonico, naturale e culturale può esercitare sugli esseri umani. In alcuni film il paesaggio è stato usato in modo espressionistico, cioè deformandolo o stilizzandolo come negli anni del muto; altre volte in modo impressionistico (nella stessa ottica dei colori e dei costumi), come proiezione della psiche dei protagonisti. Oppure interagendo attraverso i suoni naturali come lo sciabordìo del mare, il cane che abbaia e il vento che soffia, in La terra trema di Luchino Visconti, per introdurre l’atmosfera dell’opera cinematografica, come avviene anche in L’ultimo spettacolo di Bogdanovich.
Passando ai rapporti tra cinema e musica, quanto la figura del nostro Vincenzo Bellini viene restituita nella statura di intellettuale e di musicista?
Le due versioni di Casta Diva di Carmine Gallone, decano dei registi italiani, non sono attendibili in quanto si basano su un’immagine leggendaria del musicista. Si è creata una vera mitologia sull’amore infelice di e per la napoletana Maddalena Fumaroli, il cui padre non l’avrebbe mai data in sposa a un povero suonatore di cembalo. La musica belliniana vi è maltrattata,  al verso dell’aria Casta Diva  subentra Occhi puri, sostenuta da un coretto ridicolo, ma anche questo rientra nella piena facoltà di un regista, che non è uno storico della musica.
La musica di Bellini è stata utilizzata anche in altri contesti da vari registi..
Sì, io ne parlo nella pubblicazione  Vi ravviso o luoghi ameni. Vincenzo Bellini nel cinema e nella televisione del 2007. Ad esempio può essere usata in funzione di prolessi per anticipare le conclusioni di una storia come In nome della legge di Pietro Germi, e addirittura in senso ironico nel genere horror di Dario Argento.
Passiamo adesso ai rapporti con la letteratura. Quale corrente secondo Lei ha trovato migliore risposta nel film siciliano?
Il rapporto è quasi consustanziale, in quanto il cinema scopre Sicilia e letteratura, entrambe nello stesso momento; una delle prime trasposizioni è La baronessa di Carini del 1910, nel genere muto che poi scopre Verga , Capuana e Martoglio, il quale diventa regista insieme a Roberto Danesi di Sperduti nel buio, un capolavoro del muto tratto da Bracco. Giovanni Verga, dapprima ritroso verso il cinema diviene anch’egli produttore cinematografico con la Silentium film nel 1917. Ma l’autore più influente sul cinema in Europa è Luigi Pirandello, col primo film sonoro italiano ( ufficialmente ma erroneamente ritenuto tale) La canzone dell’amore di Gennaro Righelli, tratto dalla novella Il silenzio. C’è anche il filone mafiologico di Sciascia,  con A ciascuno il suo, Il giorno della civetta e Cadaveri eccellenti.
Cosa vuol dire “film da salvare”, come Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, annoverato tra i 100 film eletti?
Un film salva una preziosa testimonianza storica, come in questo caso, in cui il bandito protagonista si cancella da ogni alone mitico ed eroico, perché in realtà è stato solo un pupazzo strumentalizzato dalla mafia e dai servizi segreti. In altri casi un film viene salvato dal suo linguaggio innovativo, nel passaggio tra il passato e il moderno, o perché scandaglia l’animo umano, di cui diviene l’emblema come l’Iliade e l’Odissea, opere d’arte immortali  che rappresentano il mondo.
A. R. F.

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