Il titolo su lasicilia.it del 13 marzo mi colpisce:

 

“Ragusa, rapina una farmacia brandendo una lattina di Coca Cola”.

 

La curiosità di saperne di più c’è, ma il sonno è troppo forte. Leggerò domani. Spengo il computer, mi produco in uno sbadiglio propiziatorio e mi giro sul lato preferito.

Mi passano davanti le cose che devo fare domani, poi i pensieri cominciano a farsi disordinati. Il cervello va in ricreazione….

…Il fatto è che sono piuttosto seccato, questa storia va avanti da un bel pezzo, mi pare di avere passato gli ultimi tre mesi con un maledetto numeretto in mano.

– “Ottantanove”

– Eccomi.

– Desidera?

– Dottoressa come che desidero? Ormai vedo più spesso lei che mio figlio, sempre la stessa cosa desidero.

– Non è arrivata, mi dispiace. Provi la prossima settimana.

– Mi scusi, ma che è uno scherzo? Sono tre mesi che mi rimanda di settimana in settimana. Ma questa Aureomicina la fanno ancora, sì o no?

– È nel prontuario, non abbiamo nessuna informativa contraria e perciò le devo dire che la producono. Però non arriva.

– Ma come può essere, la fanno e non arriva?

– Non so che dirle. Prenda un’altra cosa. Ma poi scusi, se viene da tre mesi vuol dire che non è urgente, no?

Ora mi tocca pure giustificarmi.

– Dottoressa, a casa mia l’Aureomicina non deve mancare mai. Per una una feritina o un foruncolo è la cosa migliore. Lei dimentica che tre mesi fa, qundo lei mi convinse a usare un’altra cosa, l’infezioncina al dito mi è durata due settimane.

Lei sbarra gli occhi e impallidisce. L’ho impressionata.

– Glielo giuro, non scherzo, due sett…

Un violento spintone alle spalle.

Mi giro. Una faccia da galera su un corpo da sollevatore di pesi, e in mano brandisce una lattina rossa. Mi si ferma il respiro, è una pericolosissima lattina di Coca Cola.

Il delinquente apre la bocca e urla.

’O denare d’a cassa!

La voce mi prende di sorpresa, è identica a quella di Pino Daniele. Mi metto a ridere e lui s’incazza.

’O denare o faccie una traggedia, hai capite! Chist’è Coca Cola, v’ammazz’attutte!

Ho voglia di fare bella figura con la farmacista, magari dopo ci si mette d’impegno e mi trova l’Aureomicina. Ed eccomi nella veste di attempato Cavaliere Bianco.

– Non vede che sto parlando con la signora?

Chist’è una rapine!

Io ho l’ottantanove, e lei?

– E io ho il novanta, dopo il signore ci sono io – si inserisce una agguerrita minimottantenne appoggiata a un bastone che non ha l’aria di servirle solo da sostegno.

Il rapinatore ha un attimo di esitazione, poi afferra la linguetta della lattina e fa l’atto di strapparla:

I’ leve ‘a linguetta!

– E forse noi moriamo nell’esplosione, ma lei fa una fine peggiore. Squagliato nell’acido fosforico.

Ma che cazze dici?

– Ho detto “squagliato nell’acido fosforico”. Acido fosforico, H3PO4. Sono un chimico, so quello che dico. Attacca pure la ruggine, pensi che può fare a uno come lei.

– E qui c’è l’acite solforiche?

– Fosforico. L’acido solforico è un’altra cosa. Legga l’etichetta.

Azz…

La faccia dell’energumeno si riempie di sudore intanto che diventa più basso, come se si fosse improvvisamente sgonfiato, mente la lattina di Coca Cola sembra lievitare. Adesso ha le dimensioni di un bidoncino.

E ticchetta.

Maronna d’o Carmene.

Mi guarda disperato.

E mo’ che faccie?

– La porti subito fuori e la spalmi con l’antidoto.

L’antitoche?

Una cosa che eviterà l’esplosione.

– E che cos’è?

Si chiama Aureomicina. La farmacista ce l’ha.

Il rapinatore alza con fatica sulla sua testa la Coca Cola che frattempo è diventata ancora più grossa e minaccia la farmacista:

– Dottorè, l’antitoche! Jamm’ampresse!

La farmacista mi guarda con odio, poi si china sotto il banco e ne riemerge con un tubetto della mia gialla, adorata Aureomicina.

L’afferro velocissimo.

– Questa è mia!

’A vogl’ìje – piagnucola il rapinatore.

– Io aspetto da tre mesi e ho il numero ottantanove.

E ’i comme faccie?

Come antidoto va bene anche il Gentalyn.

La farmacista si allontana per prendere il Gentalyn e ne approfitto per correre dietro il banco.

Come sospettavo: lì sotto c’è un giacimento di Aureomicina, decine e decine di tubetti.

Mi rialzo in tempo per incrociare lo sguardo della farmacista che torna con il Gentalyn.

Diventa rossa, un contrasto bellissimo con il camice bianco.

Non mi ero mai reso conto di quanto fosse carina.

Mi avvicino e immergo i miei occhi nei suoi.

– Perché?

Lei non risponde.

La prendo fra le braccia.

– Lo facevi per rivedermi, vero?

Le labbra le tremano in un “sì” appena sussurrato.

La bacio.

I presenti scoppiano in un applauso e il rapinatore agita festosamente la lattina di Coca Cola che adesso mi sembra sia diventato un mazzo di fiori, dalla strada arriva altra gente, e ognuno che entra fa suonare una musichetta collegata alla porta, ma che bella musichetta dlin drrin dlon, dlin drrin dlon…

– Dlin drrin dlon, dlin driin dlon…

La sveglia.

– Dormito bene?

Mia moglie.

– Sì.

– Caffé?

– Senti, Aureomicina ne abbiamo?

Anche se ho ancora gli occhi chiusi, so che mi sta guardando preoccupata.

Carlo Barbieri

 

 

A proposito dell'autore

Carlo Barbieri è nato nel 1946 a Palermo. Si autodefinisce un chimico arrugginito e un marketer pentito prestato alla letteratura. Nella sua “prima vita” è stato manager in una multinazionale chimica americana ed è visssuto a Palermo, Catania, Teheran, Il Cairo. Adesso scrive racconti e gialli e risiede a Roma; Carlo Barbieri è titolare di rubriche su “Sicilia Journal” e “Malgradotutto”, e collabora con Ultima Voce e Fatti Italiani

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