Il dipendente il cui rapporto di lavoro si sia interrotto per effetto di dimissioni può richiedere, entro 5 anni dalla data delle dimissioni stesse, la ricostituzione del rapporto di lavoro. In caso di accoglimento della richiesta, il dipendente è ricollocato nella medesima posizione rivestita, secondo il sistema di classificazione applicato nell’ente, al momento delle dimissioni.

In tal senso, va richiamato l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass n. 14716 del 14 luglio 2015, con riguardo a disposizione del CCNL Sanità, di contenuto analogo a quello in esame) che ha ritenuto che l’art. 21 del CCNL in questione attribuisce al lavoratore un diritto soggettivo alla ricostituzione del rapporto (in presenza dei presupposti indicati dallo stesso articolo), e non il mero diritto all’esame dell’istanza ed ad una adeguata motivazione del provvedimento, in modo da poter verificare il rispetto dei principi di correttezza e buona fede che devono ispirare l’attività della pubblica amministrazione.La Suprema Corte ha dettato dettava il seguente principio di diritto “l’art. 21 CCNL per la dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale permette al dirigente cessato dal servizio per recesso o per motivi di salute di essere riammesso in servizio purché sia ancora disponibile il posto in organico e persistano i requisiti in generale per l’assunzione nonchél’idoneità fisica. La posizione del richiedente è di diritto soggettivo onde il diniego dev’essere fondato sull’assenza di almeno uno dei requisiti o per altri motivi di superiore interesse pubblico che, in caso di insufficiente motivazione dell’atto negativo, il Giudice di merito deve accertare sulla base dell’ordinario criterio dell’onere della prova“.

Soccorre quanto di recente statuito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nella sentenza n. 15053 del 19.6.2017, sia pure pronunciando sull’eccepito difetto di giurisdizione del giudice ordinario a conoscere di una controversia avente ad oggetto il citato diritto di riassunzione, che ha precisato quanto segue: “La domanda di riammissione in servizio non importa l’adozione di atti organizzativi di cui all’art. 2, comma 1, di tale decreto legislativo, né procedure concorsuali di cui all’art. 63, comma 4, del medesimo decreto, di guisa che non introduce un procedimento amministrativo, ma una mera proposta contrattuale (cfr. Cass. n. 21660 del 2008; Cass.n. 3360 del 2005, cit.; Cass. S.U. n. 9100 del 2005). A sua volta tale proposta contrattuale, come questa Corte ha già avuto modo di statuire, si fonda sull’esistenza d’un precedente rapporto di lavoro ed è estranea, pertanto, alle vicende proprie della costituzione ex novo del rapporto lavorativo, quali i procedimenti di selezione per l’accesso al lavoro (cfr. Cass. S.U. n. 26827/09; Cass. n. 3360 del 2005)”.

La giurisprudenza sul punto mina alle fondamenta la grnitica posizione sul punto dell’Aran, la quale ha sempre ritenuto che sulla questione l’Amministrazione avesse una discrezionalità a decidere sulla ricostituzione o meno. La tutela del lavoratore è stata pertanto riconosciuta in maniera piena.

Pierpaolo Lucifora

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