Già un anno e mezzo fa annunciava trionfalmente la rivoluzione. Ma a ben guardare la sua corte dei miracoli era composta da vecchi e giovani burocrati che erano la prova tangibile della continuità con il passato. Burocrati, esterni, ad esempio, che benché condannati dalla Corte dei Conti (giustizia amministrativa è, ma non di serie B, sia chiaro) sono difesi e restano saldamente in cabina di regia. E la sua squadra di governo era, ed è, composta da persone, giovani e meno giovani, che rispondono a logiche vecchissime. Quelle del sovrano assoluto. Niente di nuovo sotto il sole siciliano, quindi: da Raffaele I a Rosario I. ma, a differenza di Lombardo, l’imperatore di Gela ha buttato subito via la maschera, riuscendo a spaccare tutto e, superata la prova della sfiducia (non per merito suo, ma per mero interesse economico dei parlamentari dell’Ars) ha rincarato la dose.

Tra un pellegrinaggio in Procura e una comparsata in televisione (in fascia protetta, protetta per lui), il governatore trova il tempo, con un anno di ritardo, di nominare anche i nuovi vicerè della sanità siciliana, una grande mamma per tutti. I nuovi manager sono, poi, in gran parte i vecchi. Quelli che ieri erano bravi perché fedelissimi di Lombardo, adesso sono semplicemente i migliori, forse perché sono andati nella Canossa del potere assoluto. Addirittura, coincidenza, i manager catanesi sono stati confermati in blocco, uno è stato avvicinato a casa, mentre un altro si è dovuto allontanare per fargli posto. Come il gioco delle sedie che facevamo da ragazzini, tanti anni fa.

Questa è la rivoluzione secondo Rosario Crocetta. Paradossale, poi, che questa infornata di plenipotenziari sia fatta alla vigilia del rimpasto di Giunta, come se l’organo decisionale della Regione Siciliana fosse ridotto a una misera camera di compensazione dove tutti entreranno inferociti e affamati con la speranza di ottenere un tozzo di pane duro. E, alla fine, a rimetterci, in questa rivoluzione degli annunci, potrebbe essere il solo Giovanni Pistorio, anch’egli condannato dalla Corte dei Conti per atti relativi alla sua gestione assessoriale, che l’adamantino governatore non potrebbe tollerare al suo fianco. Paradossale, ma anche inevitabile.

di Daniele Lo Porto

A proposito dell'autore

La porta sempre aperta Una costante di Daniele Lo Porto. la sua porta è sempre aperta, in tutti i sensi. Ha tempo e voglia per ascoltare chiunque abbia qualcosa da raccontare, anche se è sommerso di lavoro. Ha iniziato il 26 novembre del 1978, giorno del suo diciannovesimo compleanno, ma era anche la sua prima domenica, indimenticabile, da "giornalista" e del suo primo articolo, anzi dei suoi primi articoli. Una domenica iniziata all'alba e finita di sera, dopo aver corso da un campo all'altro, essere sceso da un autobus per poi risalire su un altro, per scrivere tre partite di calcio giovanile. Il più bel compleanno di sempre, quello: concretizzava una passione scaturita fin da bambino che, col tempo, sarebbe diventata professione. Il Diario, Il Giornale del Sud, Il Giornale di Sicilia, Sicilia imprenditoriale, Telecolor, l'Ufficio stampa della Provincia regionale di Catania, Il Corriere della sera, Sicilia&Donna, oggi Siciliajournal.it. Ricomincia, con l'entusiasmo di allora.

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