Dopo le sconcertanti intercettazioni in cui la Saguto ingiuria i figli di Paolo Borsellino, eccone altre sulla sua scorta trattata peggio della servitù. Emerge un quadro di un personaggio dalla condotta censurabile che non dovrebbe più indossare la toga

PALERMO – Le intercettazioni che stanno emergendo dall’inchiesta sul giudice Silvana Saguto non finiscono mai di sorprendere, forse è più esatto dire sconcertare.

L’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo è stata indagata, nello scorso settembre, dalla procura di Caltanissetta, per corruzione, induzione alla concussione e abuso d’ufficio, per una gestione dei beni confiscati alla mafia, che possiamo definire, con un eufemismo, casereccia. Il magistrato utilizzava le assegnazioni delle amministrazioni giudiziarie di beni confiscati come merce di scambio per un proprio tornaconto (leggi qui).

Le intercettazione pubblicate in questi giorni da “La Repubblica” e da “La Stampa”, tratteggiano una persona dalla condotta censurabile, pronta a sputare gratuitamente  “sentenze” sui figli di Paolo Borsellino.

Nel giorno dell’anniversario dell’uccisione del padre, mentre Manfredi Borsellino abbraccia in lacrime il capo dello stato, Sergio Mattarella, la Saguto – si legge su La Repubblica – con impudica irriverenza lo schernisce: “Poi, Manfredi Borsellino, che si commuove, ma perché minchia ti commuovi a 43 anni per un padre che ti è morto 23 anni fa? Che figura fai”. E insiste: “Ma che… dov’è uno… le palle ci vogliono. Parlava di sua sorella e si commuoveva, ma vaffanculo”.

E poi ancora su Manfredi: “È uno squilibrato, lo è stato sempre, lo era pure quando era piccolo”. E alla sorella di Manfredi, Lucia Borsellino, la Saguto non riservava un trattamento migliore: “È cretina precisa”.

“La Stampa” ha pubblicato alcuni sms  in cui emerge il trattamento mortificante che riservava agli uomini delle forze dell’ordine che le facevano da scorta.

“Comprami lo spazzolino Elmex verde, il filo interdentale non cerato Oral-B e un dentifricio Mentadent non granulare per Francesco”, così ordinava la spesa agli agenti, trattandoli peggio che fossero la sua servitù.

E al telefono si lamentava degli agenti: “Quelli non fanno mai un cazzo”. E li faceva correre in farmacia o li spediva a prendere una ricetta in ambulatorio medico per poi fargliela portarla alla madre. E quando si trovava dall’estetista, usava gli agenti per andare a recuperare lo smalto. “Viene Carmine (agente, ndr) a prenderlo”, diceva al marito.

In una conversazione con i figli viene fuori il crac economico della famiglia della Saguto: “Siamo indebitati persi. Non è possibile, non si può fare, non esiste stipendio che possa garantire queste cose. La nostra situazione economica è arrivata al limite totale, non è possibile più, completamente! Ci sono sempre nuove cose! Voi non potete farmi spendere 12, 13, 14 mila euro al mese, noi non li abbiamo questi introiti”

La Saguto dopo l’avviso di garanzia ha lasciato l’incarico di presidente della sezione misure di prevenzione, ed era il minimo che potesse fare, ma ha solo anticipato i tempi di un provvedimento del Csm che sarebbe arrivato certamente. Poi ha chiesto il trasferimento ad altro tribunale.

Ma quanto è già emerso ci pare più che sufficiente perché la Saguto si dimetta dalla magistratura, a cui ha già arrecato fin troppo disdoro. Non serve di certo una sentenza di condanna.

Ma che sta aspettando, che cosa si sta aspettando? Alzi la mano chi vorrebbe essere giudicato dalla Saguto in nome del popolo italiano…

Vincenzo Adalberto

 

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