C’è come una gara, mai ufficialmente aperta né tanto meno dichiarata, ad attaccare, se non a prevenire, le avvisaglie di un ritorno alla “prima repubblica”.

Nel linguaggio concitato delle trasmissioni televisive, dove spesso si parla sopra, addosso, sotto, mai con, porre le cose come se rispondessero ad una logica assiomatica è robetta facile facile: basta invitare uno come Massimo Cacciari, che negli anni ’70 scriveva Krisis, e farlo testimoniare accoratamente sulla necessità di evitare la jattura di un ritorno a quella dimensione politica che tanto male ha fatto, giustamente superata da una “seconda repubblica”, che tanto bene ha fatto. Come chiunque abbia un po’ di sale in zucca capisce.

Nel teatrino dell’informazione giornalistica, dove approfondire le cose è perfino più sconsigliato del silenzio assoluto, le dichiarazioni assiomatiche prendono spesso le sembianze dell’ovvietà, quella categoria dell’intelletto che nessuno mai si sognerebbe di discutere. Come ieri sera hanno fatto Cacciari, la politologa Gualmini (che certo non maneggia gli strumenti di una scienza esatta) e il neo governatore dell’Emilia Bonaccini. Apparenti schermaglie che distolgono la sguardo dalla pastosa, filacciosa, impenetrabile coerenza di pensiero che dilaga dagli schermi televisivi: guai a non accorgersi dei pericoli di un ritorno della politica radicale!

Il ragionamento ha l’apparenza di uno strano modus tollens (miscelato a dosi di giustezza del modus ponens): la prima repubblica era un mondo in cui si confrontavano (e scontravano) una sinistra, un centro e una destra. Una sinistra sinistra e una destra destra (raddoppiare il termine centro è pressoché inutile, data la consistenza vischiosa dell’oggetto). I segnali sempre più forti dicono che centro-sinistra e centro-destra si stanno sfaldando (cito Cacciari), con la iperprobabile ri-formazione di una sinistra-sinistra e di una destra-destra. Ciò ci riporterebbe alla prima repubblica. Questa sarebbe una jattura. Dunque vigilare, vigilare, vigilare. E, soprattutto, tenersi stretti Renzi, “unica possibilità” (cito sempre Cacciari), e ciò che rende Renzi (o Monti, o Letta, de gustibus) necessario, vale a dire l’informe, gelatinoso, pachidermico, venefico grumo di vacuità cresciuto in seno alla meravigliosa seconda repubblica!

Un mondo in cui la chiarezza, l’onestà intellettuale, l’appropriatezza ideologica (vale a dire: se sono un lavoratore precario non voto per chi fa della precarietà uno strumento di captazione costante del plus-valore politico che viene dalla sua ricattabilità!), la riperimetrazione dei confini di classe, fanno tanto vintage, si esprime adeguatamente nel pensiero di chi – per tenersi al passo coi tempi – agisce quotidianamente questa strategia di rimbambimento collettivo, ai cui rituali salvifici partecipano, come sacerdoti di un arcano culto, operatori dell’informazione, filosofi, attori e perfino qualche politico.

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