Daniele Lo Porto

Di tutto di più: dal Giufà al Forrest Gump della politica, senza voler offendere due personaggi cari ai bambini di una volta e ai cinefili di ieri, accomunati dalla capacità di suscitare affetto e simpatia. Lui, Rosario Crocetta, non suscita né simpatia, né affetto. Tanto meno umana comprensione, piuttosto un moto interiore di fastidio. Un conato di vomito, insomma.

L’ultima farsa è il battesimo di un governicchio quater, corretto e ricorretto in corsa, nato non solo cieco (non c’è stata nessuna gatta frettolosa, anzi una gestazione fin troppo lunga), ma anche sordo e zoppo. Un mostriciattolo politico subito rinnegato dai troppi padri, legittimi, naturali, adottivi, allettati dall’opportunità di “una botta e via” di potere e clientelismo di cui poter approfittare, ma anche impauriti dagli effetti a media e lunga scadenza. Cioè che gli elettori si ricordino, al momento del voto, chi ha sostenuto per tanti anni l’insostenibile pesantezza del nulla che rappresenta l’uomo di Gela.

Dopo il mantenimento di una “zarina” per tutte le stagioni (Patrizia Monterosso, già in auge ai tempi del condannato Totò Cuffaro), alla resurrezione politica di Giovanni Pistorio e Antonello Cracolici (le rotelle della traballante sedia dell’allora governatore Raffaele Lombardo), fino alla riproposizione dell’ex segretario del già citato Cuffaro vasa vasa, che tra poco lascerà le sbarre alle sue spalle. Insomma, la rivoluzione annunciata, proclamata, sbandierata da Saretto (che potrebbe essere il perfetto protagonista del testo teatrale “U sapiti com’è”, rivisto in chiave politica) è un triste, anzi, indecente, ritorno alla preistoria della politica, anzi alla peggiore politica. Il Pd, che non azzecca da tempo un nome (a Roma hanno mostrato coraggio, o interessi superiori), gioca a centrocampo, fa melina, prende tempo, calcia in tribuna il pallone del buonsenso, il tutto forse nell’attesa di trovare una soluzione gradita a Crocetta per il “dopo”. Già, perché bisognerà garantirgli anche una pensione dorata.

Per sintetizzare questo momento, abbiamo preso a prestito la copertina del bel libro di Elvira Seminara, che nulla ha a che fare con vicende così squallide, “L’indecenza”, appunto. Una Sicilia in deshabillé, abbandonata su una sedia, e sullo sfondo un uomo, distratto e lontano.crocetta_assurdoR439_thumb400x275

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