di Elisa Guccione

CATANIA –  Stasera, alle 19.00, sul palco dello storico Teatro Sangiorgi, andrà in scena “L’Oro dei Napoli”  per la regia di Elio Gimbo, con le scene di Alessandro e Fiorenzo Napoli e il testo di Salvatore Zinna. 12496241_10208443174547062_6267563719504175704_o

Non è solo la storia della famiglia Napoli, ma anche della nostra città raccontata, attraverso le vicissitudini dei Maestri pupari catanesi nati e cresciuti in simbiosi con l’Opera dei Pupi capaci di dare vita alla scuola di tradizione catanese.

Uno spettacolo “anomalo” interpretato dalla stessa famiglia, che non si limita a raccontare le tecniche del mestiere ma narra un’odissea di uomini e pupi che costruiscono e danno vita ad un sogno.12183852_1108231632522134_8516954952274951432_o

Le lancette dell’orologio si sposteranno indietro fino ad arrivare all’alba del secolo scorso quando il “mastru siddunaru” Don Gaetano Napoli, appassionato frequentatore di teatro dell’Opra dei Pupi, acquista il suo primo mestiere di un centinaio di pupi completo in tutti i ruoli e mette su compagnia insieme al fratello ed ai figli.

Un’arte ricca di passione, sentimento ed innovazione da tramandare e custodire, nonostante le avversità della vita, dai figli ai nipoti fino ad arrivare alla quinta generazione.

Prossimi a tagliare il traguardo dei cento anni Fiorenzo, Saretto, Giuseppe, Salvatore ed Alessandro insieme a Davide, Marco, Dario e Agnese e la matriarca Italia Chiesa non si sono limitati solo ad imparare le tecniche di rappresentazione strettamente inerenti allo spettacolo, ma hanno progettato anche la costruzione degli elementi necessari come pupi, fondali e cartelloni.12189612_10207939565517151_1788845843217572698_n

Fin dall’inizio la Famiglia Napoli si contraddistingue quindi come una variante straordinaria e rivoluzionaria rispetto alla tradizionale divisione delle competenze tra costruttori ed artisti, creando così la propria forza e il proprio destino.

Un destino che è già chiaro con la seconda generazione, quella di Natale, Rosario e Pippo Napoli, i figli di Gaetano, è anche la generazione di Italia Chiesa, l’attrice giovane, figlia di attori che per amore di Natale, come Agnese per Fiorenzo la generazione dopo, diventò “pupara”, moglie di puparo, madre di pupari.

Quella di Natale e Pippo è anche la generazione che dovette affrontare la crisi del teatro dei Pupi, conseguenza diretta ed inevitabile del boom economico, dello stravolgimento di quelle tradizioni popolari come l’Opira che vengono obbligatoriamente identificate con la miseria che andava rimossa a tutti i costi, sostituendo l’arte popolare con i nuovi consumi culturali. Negli anni ’60 la generazione di Natale e Pippo invece di cessare l’attività aumentano il raggio d’azione delle rappresentazioni rendendo gli spettacoli itineranti.12194739_10207939565917161_5817144755021745505_o

Nell’era della globalizzazione i Napoli come cavalieri erranti senza macchia e antichi custodi fedeli di un grande tesoro affrontano con coraggio e dignità la nuova epoca ricca di incertezze e di mancate promesse come una sede sicura, ritrovata non nelle istituzioni ma nella volontà e nel desiderio di un privato, Simone Rao direttore del centro commerciale Le Porte di Catania, in modo da non far disperdere un patrimonio e una storia lunga cento anni.

Raccontare la famiglia Napoli significa narrare l’ultimo secolo di storia della città che con la forza e la fragilità di un sogno è riuscita ad affrontare e superare migliaia di ostacoli senza mai tradire la loro essenza di uomini e di paladini nati col destino di trasmettere la nostra cultura nel mondo.

Elisa Guccione

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