di Anna Rita Fontana

Un incipit di altissima qualità, per la XII edizione edizione Classica Internazionale di Gravina, sotto la direzione artistica di Giulia Gangi, nel primo dei sedici appuntamenti previsti dall’ampio cartellone. Alla presenza del sindaco Domenico Rapisarda, ha inaugurato la stagione concertistica 2015-2016 accolto dal vivissimo entusiasmo del Teatro Musco, gremito per l’occasione, il talentuoso pianista russo Andrei Gavrilov. Anzi, il personaggio Gavrilov, innanzitutto, che ha tenuto in pugno un uditorio eterogeneo con la sua tecnica formidabile e col suo protendersi anima e corpo su una tastiera pulsante, che non ha smesso un attimo di vibrare.GAVRILOV 2

Dita di una stupefacente agilità e braccia poderose ci hanno condotto lungo un asse ottocentesco, sino a dirompenti approdi moderni, dopo un avvio di composto classicismo con la mozartiana Fantasia in re minore K 397.Così, lasciandoci avvincere da un tocco ora sommessamente innovativo, ora pregno di sonorità roboanti, abbiamo colto nel repertorio di Gavrilov una rilettura personale di superbo livello, senza esimerci tuttavia da qualche perplessità di fronte a certe licenze agogiche in Chopin, o di fronte a un pianoforte che ci ha richiamato a tratti la percussione aggressiva di certa scuola tedesca del Novecento.

A fronte di ciò, l’interprete Gavrilov, sempre all’insegna di un’assoluta limpidezza, non ha mancato di deliziarci tra i rivoli e le aperture sognanti dei Notturni chopiniani op. 15 n. 1 in fa maggiore, op, 27 n. 2 in re bemolle maggiore e op. postuma in do diesis minore, o di farci sussultare insieme a lui, offrendo poi il meglio di sé, perché consono alla sua natura grintosa, nello sfavillìo  degli autori russi, da definirsi senza dubbio il cavallo di battaglia del pianista moscovita: Rachmaninov ( Preludio op.32 n. 12 in sol diesis minore,  Momento musicale op. 16 n. 3 in si minore,Preludio op.23 n. 5 in sol minore) Scryabin( Studio op. 42 n. 5 in do diesis minore e Sonata n. 4 in fa diesis maggiore, op. 30) e Prokofiev hanno fruito infatti di un pianismo corposissimo e capillare a un tempo, che si è fatto ricerca e protesta nel rincorrersi in fibrillazione di due mani coordinatissime, trascolorando, anche nell’espressione del viso, da atmosfere ansiose e di suspance a serenità visionarie e movenze jazzistiche, sino a farci apprezzare lo sfaccettare timbrico di Prokofiev nella Sonata n. 8 in si bemolle maggiore, op. 84, cosiddetta di guerra.GAVRILOV 1

E un artista profondo come Gavrilov, che ha suscitato lunghi e scroscianti applausi a fine serata, ha tenuto a sottolineare il clima da regime totalitario della Sonata suddetta, fra un intrecciarsi cacofonico degli strumenti di regime sulla tastiera, in particolare nell’ultimo tempo. Che sia stata una scelta voluta o casuale non lo sappiamo, forse un’allusione alla difficile e angosciosa contingenza storica del momento. In ogni caso siamo certi che, a riprova dell’assoluto silenzio creatosi in sala, un pubblico sensibile ha ben recepito il messaggio aggregante della musica, e quanto esso continui ad essere-come ci insegna la storia- un prezioso antidoto culturale per fronteggiare la guerra e la violenza che imperversano attorno a noi.

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