Pina Mazzaglia

CATANIA – L’ici et maintenant?  Ai nostri giorni, è davvero possibile, vivere l’attimo o si tratta solo di una fantastica utopia?  Attraverso la teoria dell’hic et nunc sembrerebbe di sì! Nella visione di un gruppo di artisti legati al pensiero di “tel quel”, che fa capo al Verticalismo, si concretizza e si manifesta come via del possibile. L’uno e l’altro lo sono per la semplice ragione che questi due movimenti coinvolgono la situazione intera della società contemporanea e rappresentano l’unica via ermeneutica che ci permette di capire anche le forme tradizionali. Tel Quel, infatti, per dirla con Sollers, “muove nella sua duplice produzione di testi di finzione e di teoria, da quella sostanziale messa in discussione del sapere che ha i suoi fautori in Nietzsche, Marx, Freud, a nominare solo questi, in quanto riaprono nel discorso filosofico ciò che vi resta preso e rimosso a partire dai Presocratici, in un radicale rovesciamento dell’idealismo metafisico, assoluto capovolgimento della – coscienza di sé e della conoscenza – che eccede, lo stesso discorso filosofico a partire dalla critica dell’ideologia e dalla scoperta dell’inconscio”.

L’avere cominciato a smontare i testi e a valutarne il linguaggio dice già come non si possa stabilire alcuna comunicazione autentica né pensare a un nuovo modo di far pratica nel tempo in cui si opera se non si conoscono rettamente i termini del mondo parlato. Inoltre il posto che occupa il corpo in questo mondo parlato doveva necessariamente portare alla lacerazione metafisica, alla violenza del sensibile, alla jouissance erotica, contro il “doppio” della natura mascherato di menzogna. “Verticalismo e Tel Quel a confronto” vuole anche essere un omaggio a don Antonio Corsaro scomparso nel ’95, autore del saggio Tel Quel/La poesia, edito nel 1976. Del saggio e del confronto con il movimento artistico Verticalismo si parla per la prima volta nel 1977 a Milano, al Museo Leonardo da Vinci, in occasione della presentazione (e rappresentazione) del Verticalismo che vede in Salvatore Commercio il teorico e il fondatore del movimento artistico-culturale e sociale. Il Corriere della Sera ne dà ampia risonanza a firma del critico Sebastiano Grasso. D’altra parte il Verticalismo, con il suo progetto di proiezione mentale e di valutazione del campo del possibile e del necessario, allarga il dominio “telquelista” e investe oltreché la scrittura, i quadri del pittore, i volumi plastici, il pentagramma musicale, la biologia e la genetica, tutti ambiti delle attività umane, dall’arte alla scienza, dalla musica all’ambiente. Il fine è la pianificazione di una società di possibilità come “la Via del Possibile” e il suo divenire di possibilità. Tel Quel è Verticalista per un parametro del sapere e per il discorso logocentrico, ma si lascia dietro la vera “scienza” e il vero rapporto tra l’arte e la scienza. È importante identificare nella logica della parola la pratica letteraria, ma tutto il mondo che esiste al di fuori della logica della parola può solo il Verticalismo comprenderlo e enunciarlo.

Oggi a distanza di quasi 40 anni da quell’evento ne riparlano alcuni degli autori attraverso una serie di workshop programmati. È possibile vedere alla Galleria Verticalista di Catania in Via S. M. Mazzarello – 12, la mostra d’arte “Verticalismo e Tel Quel a confronto”, aperta fino al 15 marzo. Espongono: Rosario Calì, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Salvatore Spatola, Salvatore Commercio. Il Verticalismo (la Via del Possibile), è conosciuto e praticato in tutto il mondo e conta centinaia di artisti.

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