Il settimanale “Panorama” in un lungo servizio della sua versione online del 7 luglio, si sofferma sul business dell’accoglienza, segnalando i tanti hotel che sono stati recentemente riconvertiti in centri di accoglienza.

A parte il fatto che chi possiede strutture alberghiere non redditizie ha tutto il diritto di cambiarne la destinazione d’uso (e non credo che “Panorama” pretenda che si mettano a disposizione gratis le strutture, forse che loro regalano riviste?) il problema riguarda i servizi offerti più che l’eventuale guadagno.

Di nessun panificatore si dice che lucra sul bisogno di pane della popolazione, di nessun medico che lucra sul bisogno di salute, per non parlare dei notai, degli idraulici, dei giornalisti, dei docenti universitari: tutta gente che (chi più chi meno) si guadagna il pane (è il caso di dirlo) col sudore della fronte, o almeno con la professionalità e le competenze acquisite nel corso di lunghi studi.

Quindi perché i centri di accoglienza verrebbero additati come lucratori o profittatori? Forse che gli alberghi lucrano sulla necessità dei turisti di avere un posto comodo dove andare a dormire? Il problema reale, dicevo, è invece quello dei servizi. “Panorama” dovrebbe andare a guardare alla qualità piuttosto che alla quantità: ci sono i mediatori culturali, gli psicologi, gli assistenti sociali, gli insegnanti in queste strutture rapidamente riconvertite? È garantita l’assistenza sanitaria? C’è una consulenza legale per i richiedenti asilo?

Ma ancora: c’è un piano programmatico per far sì che queste persone, una volta ottenuto lo status di rifugiati, trovino la giusta strada per il lavoro e la stabilità economica? Certo, questo riguarda il governo più che gli albergatori: loro rispondono soltanto ad una domanda del mercato. E “Panorama”, che è un paladino del liberismo economico, dovrebbe essere contento che la domanda si adegui all’offerta.

A proposito dell'autore

Autore e produttore cinematografico

Rosario Lizzio, classe 1958, folgorato ancora adolescente dal cinema, ha fatto l'esercente, il distributore e il critico cinematografico vivacizzando per oltre un ventennio la vita culturale dei cinefili catanesi prima di esiliarsi in provincia a scrivere due o tre film dopo aver insegnato Storia e Critica del Cinema all'Università di Catania. Attende con ansia l'uscita del film "The Wait (L'attesa)" per potersi dedicare ad un'altra produzione. Vede tutto attraverso la lente distorta della settima arte.

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